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Democrazia nella comunicazione

Il caso Grillo-Farage, ovvero: bastona il cane finché non affoga

Anche ai più smaliziati arriva solo la notizia che Farage sarebbe sessista, omofobo e razzista, un vero fascista albionico. Tutto falso, ecco perché [Pino Cabras]

Redazione
sabato 31 maggio 2014 14:00

di Pino Cabras.

La Repubblica e il resto del coro del giornalismo in mano agli oligarchi italiani - ringalluzziti dalla recente vittoria elettorale del loro cavallo di razza, Matteo Renzi - continuano la loro campagna contro Beppe Grillo su un nuovo fronte, nato dai recenti colloqui del leader dei cinquestelle con Nigel Farage, capo del partito britannico UKIP. La campagna si concentra ora su questo partito, del quale i giornali non raccontano l'evoluzione né la storia, bensì riportano le frasi orribili pronunciate da suoi ex membri che sono stati espulsi proprio per quelle frasi.
Altre frasi inserite nella galleria degli orrori da esecrare sono invece ascrivibili direttamente a Farage. Il problema è che le sue dichiarazioni sono state tolte brutalmente dal loro contesto (di cui i media non forniscono alcuna chiave) e reinserite in un contesto nuovo che le contamina, una volta che sono associate alle frasi di coloro che Farage aveva espulso. L'effetto è distruttivo e non risparmia nemmeno i più smaliziati lettori, ai quali arriva solo la notizia che Farage sarebbe sessista, omofobo e razzista, mentre l'UKIP sarebbe una specie di partito fascista albionico. Gli stessi giornali, in questi stessi giorni, continuano a ignorare che il governo ucraino e i suoi nuovi apparati di sicurezza hanno forti componenti di partiti fascisti, gente che fa il passo dell'oca. Questi media: dove c'è fascismo, non lo vedono, e dove non c'è, lo vedono.
Sessismo nell'UKIP? Eppure, su 24 europarlamentari UKIP eletti nel 2014, si contano 7 donne, il 30 per cento, in parte candidate come capolista nelle circoscrizioni britanniche, e tutte con funzioni dirigenti di primo piano. È una media superiore a quella di molti partiti italiani di sinistra nella loro storia. La leader del movimento giovanile, Alexandra Swann, è un'oratrice efficace portata in palmo di mano nel partito. Qualcuno comincia a fare le pulci su come sono state tradotte le frasi di Farage, e scopre gravi manipolazioni, persino nella presunta frase più famosa: «Le donne valgono meno, è giusto guadagnino meno, vanno in maternità». Non era una sua dichiarazione, bensì il titolo di un articolo che riferiva un discorso molto più articolato di Farage in merito alle attitudini che hanno avuto nel corso del tempo i datori di lavoro nel settore della finanza, dove lui stesso ha a lungo lavorato prima della carriera politica. I giornali italiani questo non lo hanno voluto sapere, e così non lo sanno nemmeno i loro lettori.
Andando a fondo della questione, se ne scoprono delle belle, ad esempio alla voce omofobia: mentre i militanti omofobi elencati nelle litanie di Repubblica e del Fatto sono stati espulsi, il primo europarlamentare UKIP eletto in Scozia nella storia, David Coburn, è un gay dichiarato che si accompagna in pubblico con l'uomo della sua vita, e che non si è certo sognato di promettere castità come fece Rosario Crocetta quando si candidò alla presidenza della Regione Sicilia. L'UKIP ha un suo coordinamento LBGT che prende posizione regolarmente in materia di omofobia. I giornali italiani questo non lo hanno voluto sapere, e così non lo sanno nemmeno i loro lettori.
Quanto al razzismo e alla xenofobia, uno degli eurodeputati eletti è il responsabile della politica economica dell'UKIP, Steven Woolfe, un brillante avvocato che è stato capolista alle elezioni dell'Autorità della Grande Londra, ed è un autentico arcobaleno di etnie di origine afroamericana, ebraica e irlandese. Un altro neoeletto è il responsabile delle politiche sulla piccola e media impresa del partito, Amjad Bashir, un signore musulmano nato in Pakistan. Eppure, un disinformatissimo Marco Travaglio scrive nel suo editoriale sul Fatto Quotidiano che l'UKIP «vuole cacciare dal Regno Unito tutti i cittadini nati altrove (Italia compresa)». Semplicemente falso.
Certo, uno dei punti su cui l'UKIP fa più battaglia è una campagna anti-immigrazione. Chi scrive ha una sensibilità radicalmente opposta, in materia. Nondimeno, per amore della verità, bisogna smontare e respingere le bugie raccontate in proposito. Se posso fare un paragone, la politica proposta dall'UKIP è in tutto simile alle politiche sull'immigrazione praticate dall'Australia, mai scardinate dalla sinistra australiana, che pure ha a lungo governato, e che le ha a lungo persino rivendicate. Non è una politica su base etnica o razziale: nasce da una visione protezionistica del mercato del lavoro nazionale, del suo welfare, e dei modi di gestione della sicurezza nei quartieri rispetto alla pressione migratoria. Ho udito propositi più drastici in materia pronunciati dal primo ministro francese, il socialista Manuel Valls. Nessuno si è stracciato le vesti, fra gli improvvisati scopritori di un "caso Farage".
Invece degli articoli studiati per atterrire anziché informare, molte redazioni avrebbero fatto meglio a offrire un lavoro critico e giornalisticamente corretto che spiegasse perché l'UKIP non sia un fungo che inspiegabilmente cresce in una notte, bensì un partito che negli ultimi cinque anni nel Parlamento europeo ha pronunciato i discorsi più efficaci contro l'austerity europea e contro le guerre, gli stessi anni in cui quasi tutti i partiti si mettevano l'elmetto in appoggio alla troika e ai conflitti sanguinosi accesi dalla NATO.
Eppure Travaglio e altri insistono con Grillo: non allearti con Farage, perché ha punti programmatici incompatibili con il tuo programma, perciò unisciti ai Verdi. Tuttavia il presidente dei Verdi europei, l'eurodeputato franco-tedesco Daniel Cohn-Bendit, ha appoggiato tutte le guerre NATO, mentre Farage è stato un fermissimo oppositore di questi interventi militari.
Poi Travaglio e altri sottolineano: occhio, questi sono nuclearisti, non potete accordarvi con loro. Allora dovrebbe essere impossibile fare accordi con quei nuclearisti impenitenti dei comunisti francesi.
Basterebbero questi semplici fatti a obbligare tutti a fermare la macchina della "hitlerizzazione" di Farage (in realtà di Grillo), per capire meglio che la politica continentale europea è un groviglio di contraddizioni che non si presta minimamente alle verticali semplificazioni di oggi.
Possiamo discutere e perfino combattere la posizione politica assunta da Beppe Grillo. Possiamo mettere in secondo piano il fatto che voglia evitare che il M5S rimanga paralizzato dalla "non appartenenza" tecnica a un gruppo parlamentare. Possiamo anche volergli far pagare il prezzo di qualsiasi decisione politica, fa parte del gioco. Quel che non dobbiamo assecondare è il disegno di chi manipola le informazioni per buttare tutto nel calderone del "sono fascisti".
Il problema del funzionamento dei gruppi parlamentari europei è semplice e micidiale: se gli eurodeputati non hanno i numeri per far parte di un gruppo, scatta una tagliola che porta via gli strumenti per intervenire in aula, riduce immensamente i tempi assegnati, priva i rappresentanti di risorse. Funziona in maniera assai più drastica che per i parlamenti nazionali. Per una volta, Grillo è stato molto pacato e lo ha spiegato molto bene in un articolo sul suo sito. L'eventuale accordo del M5S con UKIP sarebbe in parte politico (aumentare la massa d'urto contro la Commissione europea), in parte meramente tecnico (avere le indispensabili risorse giuridiche per intervenire). Sul resto non vigerebbe una disciplina di gruppo: i signori e le signore di UKIP, che hanno un'ideologia anarco-capitalista e anti-ecologista agli antipodi da Grillo, continuerebbero le loro battaglie pro-nucleare, mentre i cinquestelle proporrebbero piani europei per le energie rinnovabili, e così via. Mentre quando ci sarà da votare contro il TTIP o contro l'appoggio a qualche guerra, i parlamentari potrebbero votare insieme con grande efficacia. Contro quelle mostruosità non saranno certo le "larghe intese europee" a far battaglia.
Avrei preferito che il M5S puntasse a un accordo politico con Tsipras, ma nondimeno riconosco che sarebbe stato più complicato inserirsi in un gruppo molto strutturato dove funziona di più la disciplina di voto, mentre questo aspetto non interessa Farage e i suoi. Certo, con più lungimiranza di tutti, sarebbe un'altra storia. Ma intanto è così.
Il problema è che è scattata la vecchia regola del "bastona il cane finché non affoga": dopo la sconfitta elettorale del 25 maggio, la campagna contro Grillo è più intensa, e penetra a fondo su ogni spiraglio. Di questo parliamo, quando vediamo come vengono manipolate le notizie, e nulla è davvero come lo raccontano i grandi organi di informazione.




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Commenti
  • Laertino 31/05/2014 alle 18:21:58 rispondi
    Sui programmi politici
    Non sarebbe stato meglio illustrare qual'è il programma politico del partito di Farage. Ragionare per linee interne serve solo a confondere ancora di più quelle poche idee reali che filtrano dal sistema informativo.
    Inoltre, vorrei finalmente conoscere qual'è, al di là delle facili battute di un esperto comunicatore, il programma politico dei pentastellati.
    Piccola noticella: l'ossimoro anarco-capitalista è grandioso. A un popolo a cui si è dato, e si dà a bere, che una donna può diventare madre rimando vergine, si può proprio dire di tutto. Stupefacente mondo in cui ogni cosa che si può pensare e/o dire è perciò stessa vera e reale.
  • lucadonini23 31/05/2014 alle 18:50:07 rispondi
    Stimo moltissimo Pino Cabras, che ritengo uno dei migliori (e veri) giornalisti italiani, ma in relazione a questo tema purtroppo devo dissentire. Io penso che Beppe Grillo con questa uscita abbia definitivamente tradito quanti ancora si illudevano che il Movimento 5 Stelle avrebbe potuto rappresentare davvero un cambiamento radicale e non un semplice "raccoglitore di protesta" da buttare in soffitta subito dopo (e tra l'altro questo è il motivo per cui ho convintamente votato per L'Altra Europa con Tsipras, nonostante l'esito elettorale della lista e soprattutto coloro che sono stati eletti al parlamento europeo non mi soddisfino per nulla - e infatti avevo espresso preferenze ben diverse, ma tant'è..). Mi spiace, ma proprio dal sito web dell'UKIP si possono comprendere molto bene tanto la vera natura di questo partito quanto le sue priorità:

    http://www.ukip.org/issues

    Non c'è una parola, tra i punti principali espressi dalle "issues", su architettura finanziaria e politica estera. E poi, tra le altre, una vera e propria "chicca":

    "Develop shale gas to reduce energy bills and free us from dependence on foreign oil and gas - place the tax revenues into a British Sovereign Wealth Fund."

    Vale a dire, nel concreto, il più grande regalo che si possa fare agli Stati Uniti d'America. I quali, attualmente, stanno aggredendo i russi in Ucraina con crescente protervia e arroganza anche per sostituire il gas russo con il loro "shale" (oltre a tutti gli altri motivi che sappiamo, allargamento della NATO, eccetera...).

    Il mio modesto parere è che se Beppe Grillo avesse detto prima delle elezioni che avrebbe puntato a un'alleanza con Farage, avrebbe preso ancora meno voti. Sicuramente ne avrebbe presi ben pochi tra i delusi (e sono tantissimi) della disastrata sinistra italiana.

    Questa uscita di Grillo rappresenta, per quanto mi riguarda, la pietra tombale di un movimento che era nato con ottime intenzioni e che ha finito per autodistruggersi con le proprie mani, grazie alla cecità dei due "dioscuri" (Casaleggio lo ritengo un personaggio semplicemente inquietante) e anche, ovviamente, alla becera propaganda delle televisioni italiane totalmente appiattite sul nuovo "salvatore della patria" a stelle e strisce chiamato Renzi.

    Pertanto, come ho già detto, nonostante gli eletti al parlamento europeo non mi soddisfino affatto, sono contento di aver votato per L'Altra Europa con Tsipras e ritengo, in conclusione, che la "voragine" dei non rappresentati, scegliendo in gran parte di astenersi o di dirottare il proprio voto verso il Movimento 5 Stelle rifiutando a priori l'alternativa rappresentata della Lista Tsipras, abbia purtroppo perso un'occasione unica e probabilmente irripetibile per tentare di cambiare veramente le cose a livello europeo. Tempi duri ci aspettano all'orizzonte.
  • Franco 296 01/06/2014 alle 14:26:47 rispondi
    Ho votato per la prima volta il M5S, dopo anni di PCI, PDUP, RC, PCI e per finire Ingroia. L'ho fatto perchè unico del panoramo Italiano, ha mostrato di capire quanto stia accadendo in Ucraina. In politica estera il M5S non è per nulla schierato con il mainstream imperiale. E l'UKIP di certo sta pure esso su questa lunghezza d'onda. Servi di nessuno!!
    Cabras bene ha fatto a richiamare l'editoriale di Travaglio. Il losco figuro storce il naso per l'alleanza funzionale dell'M5S con l'UKIP! Ma, non ha invece nulla da dire sui nazi-fascisti ucraini tanto cari a Renzino il valvassino di Obongo e alla sputtanata sinistra atlantista?
    Qui sta il discrimine.
    Il problema odierno è dato dal potere imperiale che sta sollevando polveroni in ogni dove per poter sopravvivere. A ben guardare le crisi partono tutte da washington, un paese pattumiera riassumibile dalla dichiarazione di onnipotenza fatta dal negro a westpoint:"America must always lead on the world stage. If we don't, no one Else will. The military that you have joined is, and always will be, the backbone of that leadership (L'America deve sempre condurre sulla scena mondiale. Se non lo facciamo noi, nessun altro lo farà. L'esercito cui avete aderito è, e sempre sarà, la spina dorsale della nostra guida mondiale). Da accaponare la pelle.
    Poi con l'aiuto della propaganda loro e dei loro servi fanno passare l'impressione di essere loro le pecorelle!! Svegliatevi!!
    Sono arrivato alla conclusione che meglio accordarsi con chi libero è e non con chi è colluso. Fuori dalla NATO subito!!
    Da qualche parte ho letto che l'UKIP non è ecologista, ma lo sono i verdi nostrani della domenica? Un solo esempio: sanno che in Russia gli OGM sono stati banditi? Non ho trovato un rigo della notizia sui loro bio-giornali (bio perché di "merda"), come il Fatto.