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Lettere

Risposta ad Andrea, che non è più antifascista ma non è un fascista

Una lettera disincantata di un lettore un tempo militante di sinistra e oggi frequentatore di idee e libri da lì lontani. La risposta di Giulietto Chiesa sul filo dell'esperienza

Redazione
domenica 3 gennaio 2016 23:59


Egregio Giulietto Chiesa

Ci siamo conosciuti ad una riunione di Alternativa a Firenze poco più di un anno fa, ma difficilmente si potrà ricordare di me.
Ciò che le scriverò non sarà né breve né facile (e probabilmente di nessuna importanza pratica), e non so neppure se alla fine invierò questo messaggio oppure no. Se non ha tempo da perdere può benissimo non leggere, capisco che sia molto impegnato e non la biasimerei se non ricevessi risposta, magari mettere le cose nero su bianco mi aiuterà a schiarirmi le idee e tanto basta.
Come le raccontai a suo tempo sono un ex militante di Rifondazione (peggio ancora: area trotskista, ha presente quei geniacci che si sono schierati dalla parte dei ribelli moderati contro Assad? Quando l'ho scoperto ho pensato di scrivere una lettera a Cristian De Sica per esprimere il mio sostegno alla maestria dello zio con il piccone; ho desistito solo perché quei mattacchioni stalinisti del Pmli sono riusciti a fare peggio schierandosi direttamente con l' Isis contro l'imperialismo russo... chapeau) e da qualche anno simpatizzante 5stelle, non perché condivida tutto ciò che dicono o fanno quanto perché ritengo siano il miglior bastone da lanciare nella ruota del potere italiano disponibile al momento.
Come le dissi a suo tempo lo stesso metro di giudizio mi avrebbe fatto sostenere il signor Tsipras in Grecia (oggi probabilmente opterei per qualcosa di più a sinistra) oppure per la signora Le Pen in Francia, sosterrei Orban in Ungheria con la stessa facilità di Maduro in Venezuela. Perché? Perché se non rompiamo il fronte atlantico qua rischiamo l'estinzione, ma questo non devo certo spiegarlo a lei...
Comunque, come sono arrivato a queste posizioni (rossobrune direbbero alcuni)? Per un fatto personale: pur non professando una specifica fede religiosa un giorno ho scoperto di non essere ateo e di non avere una mente affine al materialismo dei marxista. Pur essendo economicamente socialista e politicamente di sinistra per tutto ciò che riguarda ciò che Marx definirebbe "sovrastruttura", ho pensato che magari sulla natura umana (e sul suo bisogno di irrazionale) Jung potesse saperne più di Marx, sul perché della vita e del dolore un Buddha potesse dire più di quanto non potrà mai fare un Mao, sulle virtù che rendono un uomo perfetto un Cristo possa essere di ispirazione più di un Castro (che pur stimo molto, ma stilisticamente torna bene).
Apriti cielo, i miei ex compagni mi hanno bollato come reazionario e fascista, perché a loro dire socialismo senza materialismo è fascismo. Credevo che l'amicizia potesse sopravvivere a questo ma i miei ex compagni sono diventati ex amici perché evidentemente una creatura spuria come me è pericolosa, si rischia di venire infettati.
Il loro rifiuto però mi ha spinto ad andare oltre, perché senza più la paura del giudizio esterno ho potuto aprire i miei orizzonti ed ho letto Dugin (molto interessante il suo saggio sull' origine metafisica delle ideologie politiche), e poi Evola, di cui condivido le basi filosofiche (ad esempio il fatto che fine ultimo di uno Stato dovrebbe essere il facilitare lo sviluppo spirituale dei cittadini) ma non le conclusioni politiche, essendo la mia spiritualità di tipo più evolutiva e progressista di quella evoliana (se ha letto il saggio di Dugin di cui sopra saprà cosa intendo); eppure condivido la sua critica al mondo moderno per molti versi: se la modernità è questo forse un passettino indietro non è poi una cattivissima idea (se non è troppo tardi). Apriti cielo, quando ho confessato di avere tra le mani un libro dell'odiato Evola sono stato riempito di insulti da chi un tempo di definiva compagno ed amico; non dico che avrebbero dovuto concordare con Evola su un qualsiasi punto ma almeno ammettere che si possa leggere un libro prima di esprimere un giudizio e soprattutto prima di riempire una persona di insulti!
Al che ho capito l'affermazione di Amedeo Bordiga secondo cui l'antifascismo sia il prodotto peggiore del fascismo, e mi sono spaventato... già che sulla democrazia la penso come Giorgio Gaber e pacifista non sono mai stato, vuoi vedere che sono fascista davvero? Eppure no, non posso esserlo, il bomber nero non mi dona e le bandiere nazionali non mi fanno grande simpatia a priori se non condivido lo spirito che incarnano.
Di qui le mie due riflessioni e domande che da qualche tempo mi frullano nella mia testa pensierosa:
- possibile che la rovina del movimento comunista mondiale sia dovuta al suo legame con il materialismo, il quale non ha saputo e potuto legarsi con il bisogno di irrazionale proprio della psiche umana? Possibile che la schizofrenia derivata da questo parziale disconoscimento della parte inconscia di noi stessi abbia fatto in modo che l'uomo nuovo creato dai comunisti si sia trovato ad essere il maggior sostenitore del liberismo consumista (di merci e di diritti) non appena si sia trovato senza punti di riferimento ad est (vedi PD, partito economicamente più a destra di qualunque partito di destra in Italia e, me lo lasci dire, ciò da ben prima di Renzi)? Possibile che il marxismo ed il capitalismo non siano opposti, poiché entrambi partono dalle stesse premesse filosofiche materialiste, e quindi siano in qualche modo complementari e interscambiabili?
- possibile che in Europa la fine del movimento comunista sia dovuta ad un troppo stretto e quasi religioso abbraccio con un antifascismo che ha prevalso sull' anticapitalismo? Mi spiego: molti compagni hanno fondato la loro identità talmente tanto sull'antifascismo che abbandonare l'anticapitalismo gli è sembrata una cosa di secondaria importanza, che non avrebbe mutato la loro identità, e così sono diventati gradualmente liberali e sostenitori del libero mercato, senza capire di aver mutato la natura. Eppure spesso nemmeno sanno cosa sia il fascismo, identificandolo ad esempio con le infami leggi razziali, ma dimenticando che quelle stesse leggi che proibivano il matrimonio misto presso i liberali Usa sono durate altri 20 anni. Il fatto è che mi sale la tristezza ogni volta che vedo una persona di sinistra incapace di leggere il presente perché convinta che il vero nemico non stia a Wall Street ma nella sede di Forza Nuova o della Lega (ha presente la canzone "per i morti di Reggio Emilia" in cui si canta "...ed il nemico attuale, è sempre ancora uguale, a quel che combattemmo, sui nostri monti in Spagna..." che a 15 anni cantavo alle manifestazioni studentesche?). Non ce la faccio più a definirmi antifascista perché non posso più soffrire persone che si rifiutano di partecipare ad una raccolta firme se non è interdetta ai fascisti o ai leghisti, anche se ne andasse dell'intera vita umana. E se ovviamente ogni violenza politica va condannata con forza, le minacce fisiche a Fusaro per aver provato ad accettare un invito al dialogo da parte di Casapound mi sembrano più fasciste di quanto lo siano quelle teste rasate che lo hanno invitato. Questo scontro non è il più grande regalo che si possa fare al vero nemico?
Mi creda, mi sento come un peccatore intimamente in attesa del giudizio divino per quanto sto per dire ma lo devo dire: il 25 aprile per me non significa più niente, anzi significa il passaggio da una dittatura riconoscibile ad una mascherata, con la differenza che quel poco di buono che era stato fatto in economia è stato smantellato, non appena liberi dal pericolo della rivoluzione ispirata dal pungolo sovietico, e proprio dalla sinistra fino al giorno prima comunista che si è scoperta in pochi mesi liberale. Mi dispiace molto pensarla così, abituato all'antifascismo come valore fin dalla più piccola età oggi vivo con il rimorso di pensarla ormai così, ma non riesco a farne a meno, mi dispiace.
Mi dica, sono fascista se sono stufo di sentirmi dire che "chi dice di non essere né di sinistra né di destra è di destra" e a costoro vorrei rispondere "e chi dice di non essere né gay né omofobo è omofobo?". Sono io di destra se quando sento parlare di "costituente di un nuovo progetto di sinistra" mi immagino i milioni di Soros che cadono a pioggia e mi viene l'orticaria a pensare a quanti pseudo-intellettuali si riempiranno la bocca di parole come "proletariato" senza mai aver visto una fabbrica dall'interno; se quando sento parlare di democrazia mi vedo le bombe che cadono sulla Libia; se quando sento parlare di diritti dei gay, pur essendone favorevole, mi vedo Vladimir Luxuria che cerca di farsi arrestare in Russia per cercare di conquistare una pagina di giornale, ma non si azzarda a fare la stessa cosa in Arabia Saudita; se quando vedo un pugno chiuso ormai mi salta in mente la maglia che indossava una delle Pussy Riot al processo che non avrebbero subito se non se lo fossero cercato con la loro stupidità e con i soldi di Soros; se quando sento parlare di femminismo mi vengono in mente le Femen con le loro pisciate in pubblica piazza; se quando mi sventolano di fronte il pericolo di un ritorno di Berlusconi penso al fatto che l'articolo 18 io non lo avrò mai più per colpa del PD; se ogni volta che sento litigi tra "comunisti" e "fascisti" a me salta in testa l'immagine di un tizio in giacca e cravatta in un ufficio di Langley che si congratula con se stesso... è colpa mia se gli articoli di Blondet sono più profondi di quelli di Travaglio? Se Il Manifesto mi sembra più antirusso del Giornale? Se quella ridicola ameba di Trump mi mette meno paura di quella liberal della Clinton? E' colpa mia se gli antifascisti sono fascisti e la sinistra è destra, e tanto più che uno va a sinistra e tanto più che si comporta come uno di destra?
Si faccia, se ne ha voglia, un giro nei vari gruppi di sostegno a Putin che circolano nei social network, gruppi che vorrebbero essere giustamente apolitici e trasversali, e guardi se sono i fascisti o gli antifascisti a ricorrere all'insulto ed al turpiloquio... magari la vedo così perché ho la "fortuna" di essere nato bianco, che ci posso fare, ma nessun fascista mi ha mai detto di tornarmene nelle fogne quando ho osato dire che un burattino è sempre uguale ad un burattino sia che porti una bandiera nera che rossa quando fa una rivoluzione con delle banconote verdi in tasca.
Sono irrimediabilmente un fascista secondo lei, oppure sono solo confuso? Sono delirante? Mi aiuti a capire se può...
E' forse finita la storia, caro Giulietto? Dopo Marxismo, Liberalismo e Fascismo non potrà più nascere qualcosa di nuovo? O si entra in una delle prime due categorie oppure si è destinati a ricadere sempre e solo nella terza (come mi sembrano sostenere i miei ex compagni)? Che ne è del libero pensiero? Rimpiango l'età classica fatta di scuole di pensiero che si contrapponevano e si mischiavano...
Ieri sera, durante il turno di notte in fabbrica, avevo molte idee su cosa scriverle, chiedo scusa se posso averne perse alcune per strada e nel sonno. Avrei potuto annoiarla ancora a lungo se mi fossi ricordato tutto ciò che mi è passato per la testa in quelle 8 ore. Se avrà avuto la pazienza di leggermi fin qua, spero di non averle fatto perdere tempo e spero di non essere solo l'ennesimo pazzoide che la importuna con i suoi deliri.

Cordialmente,
Andrea



Caro Andrea,

che sorpresa trovare una sintesi così potente e veritiera di  una situazione esistenziale e politica assai diffusa. Dalle lettere che ricevo  si vede una immensa richiesta di aiuto,  di informazione, di indicazioni per l'azione. Il tuo è un appello  già politicamente motivato. Per molti altri non c'è nemmeno una esperienza operativa di impegno, di agire collettivo. Sono migliaia di monadi che cercano di aprirsi, un contatto.  
Via via che leggevo il tuo discorso mi rendevo conto che tu ti trovi esattamente nello stesso luogo mentale in cui mi trovo io. La differenza è che per me questo "passaggio" è durato molto più a lungo. Ma tutti i suoi momenti sono stati molto simili a quelli che tu descrivi. Ricordo che lessi solo dopo esser arrivato a Mosca, come corrispondente dell'Unità, "Buio a mezzogiorno" di Arthur Koestler. Non lo avevo letto prima perché la mia esperienza comunista mi aveva fatto, quasi automaticamente, scartare le letture "non utili", problematiche. Così mi accorsi in ritardo di avere mancato molte letture che mi sarebbero state utilissime. E, dopo, lo furono.
Era una specie di stolido, irriflesso conformismo, con molte variazioni sul tema.
Un altro esempio, davvero clamoroso, di segno inverso o comunque diverso, fu il mio incontro con Sciolokhov, l'autore del "Placido Don". Incontro casuale. Per decenni l'avevo scartato, stando a metà strada tra lo stalinismo, il togliattismo e l'anticomunismo in chiave antisovietica. I comunisti italiani non lo consigliavano più. Gl'intellettuali italiani di sinistra lo aborrivano perché aveva preso il premio Lenin, o Stalin (non ricordo più) per la letteratura. I borghesi italiani facevano altrettanto. Per gli stessi motivi e per altri, tutti poco confessabili. Quasi nessuno lo aveva letto, naturalmente. Ma non era "politically correct" leggerlo, tanto meno apprezzarlo. Insomma era uno stalinista, uno scrittore di regime.
Poi lo lessi.
E feci una serie di scoperte straordinarie. "il Placido Don" è un capolavoro letterario. Ma in Italia - in ambienti di sinistra -  non è più stato ripubblicato dopo l'unica edizione fatta dagli Editori Riuniti quando ancora il PCI era sostanzialmente un partito stalinista. Con qualche acrobazia lo ritrovai. Ma la cosa che più mi sbalordì, felicemente, fu di scoprire che lo scrittore, amato da Stalin, aveva scritto l'epopea dei cosacchi bianchi contro i rossi. Esattamente il contrario di quello che mi ero prefigurato. Esattamente il contrario di tutti coloro che avevo visto fare una smorfia di disprezzo intellettual-borghese all'indirizzo di uno scrittore "al servizio della censura bolscevica". Esattamente il contrario di quello che pensavo a proposito di Stalin. Che quel libro lo lesse con la massima attenzione, sicuramente. E che altrettanto sicuramente vide, comprese, apprezzò e approvò la scelta di Sciolokhov: di raccontare l'umanità degli sconfitti, dei controrivoluzionari, dei nemici. Vedi un po' le sorprese che capitano.
Va bene, questo è un ricordo personale. Ma serve per dirti che ti capisco. Non sei un fascista, come non lo sono io. Che però non credo che il socialismo senza materialismo sia fascismo. Sono due cose diverse, ecco tutto. Io penso che il socialismo senza scienza, senza metodo, sia stupidità e ignoranza. Marx fu un genio metodologico. Chi lo studia ancora oggi come un catechismo non ha capito nulla del suo metodo e lo scambia per merito. La rovina del movimento comunista non deriva dal materialismo; deriva da un intreccio di fattori molto variegato. Uno di questi è appunto un errore di scienza. Marx disse che l'individuo altro non è che il punto di convergenza dei suoi rapporti sociali. E non è vero, perché l'individuo è cosa assai più complessa dei suoi rapporti sociali. Marx non conosceva Freud. Se lo avesse conosciuto avrebbe capito quello che sto scrivendo adesso. Ma non fu colpa sua. Il tempo era diverso. Marx non conosceva - non poteva - il principio d'indeterminazione di Heisenberg, la fisica dei quanti. Marx fece, benissimo, da genio quale era, la critica dell'economia politica classica. Ma non vide la Natura, non la inserì nel suo ragionamento. Prescindette dalla Natura, come l'economia ne prescindeva. Anche qui non era colpa sua. Non affrontò il problema dei limiti, quello della conservazione dell'energia, quello che si esprime con la formula elementare secondo cui uno sviluppo infinito è impossibile all'interno di un sistema finito di risorse. 
Il suo modello critico del capitalismo non prevedeva la Natura. Era anch'esso, come il capitalismo, un modello di crescita infinita. E adesso la sua analisi non è più in grado di gestire, né teoricamente, né politicamente lo scontro tra l'Uomo e la Natura, che è in atto, e che pone il tema della sopravvivenza umana al centro dello scontro. Invece per Marx lo scontro era tra le classi, prevedeva una classe vincitrice. Non esaminava la possibilità che non ci fosse nessun vincitore. Non prese in esame la possibilità che il capitalismo fosse capace di annichilire la coscienza di classe nelle masse operaie, conquistandole ai suoi valori, di superare la contraddizione fondamentale e, infine, che diventasse suicida dopo essere divenuto dominatore delle menti. 
Dunque quando io e te diciamo che non siamo più di sinistra o di destra, non diciamo che la lotta di classe è finita, ma diciamo che si è trasformata come si sono trasformate le classi sociali, anche, in primo luogo,  psicologicamente; diciamo che i riferimenti storici non possono più essere gli stessi perché il partito comunista non può più essere ricostituito, in quanto non avrebbe alcun senso, non avendo più una classe di riferimento esso stesso. Ma anche le forme dell'agire  politico  sono state trasformate radicalmente e non potranno più essere quelle del secolo XIX e XX. E l'organizzazione delle masse, che pure ci vuole, non potrà più essere quella dei partiti di massa del XX secolo. Senza trascurare il dato che i partiti, tutti i partiti, hanno cambiato natura, sono irriconoscibili. E infatti nessuno li riconosce. E se li riconosce, allora è inevitabile che li respinga per quello che sono, corrotti e ignoranti. E cercare disperatamente di riproporli, con nomi che ormai nessuno sa cosa significhino, significa condannarsi a essere estranei alle masse popolari, alle nuove generazioni, che pensano con nuovi linguaggi e nuovi nomi. 
Hai ragione anche quando dici che un certo antifascismo (non tutto ancora) è diventato il prodotto peggiore del fascismo.  Come minimo è divenuto inservibile dal momento che pensa che il nemico sia nelle sedi di Casa Pound e non nelle cattedrali di Wall Street, o a Palazzo Chigi. Ecco, la sinistra è sparita ed è diventata inservibile prima di tutto perché non ha saputo studiare i cambiamenti. E in questo rabbioso riproporre le categorie del passato non riesce neppure a interrogarsi sulle ragioni della sua sconfitta.
L'episodio della raccolta di firme per l'uscita dalla NATO si è verificato esattamente come tu lo descrivi, nella pratica. Le firme, per certuni,  si dovrebbero raccogliere solo "a sinistra". E quando cerchi di far loro notare che sono ormai marginali, e che là fuori c'è un popolo diverso da quello che loro si figurano, e che non si potrà più cambiare il paese partendo da quello striminzito 3% che, tutti insieme, loro malamente rappresentano, allora sei il nemico. E preferiscono delimitare con paletti sempre più rigidi il cortile della loro autoreferenzialità.  Così, nel momento in cui ci si dovrebbe aprire per andare incontro a una nuova esperienza collettiva (certo organizzata, perché senza organizzazione non avrà futuro nessuna esperienza collettiva) eccoli scegliere una forma di "individualismo collettivo" (espressione di Alexis de Tocqueville per definire i gruppi chiusi che non sanno e non vogliono vedere che se stessi).
No, la storia non è finita. Come non è finita la democrazia. Ma bisogna ricostruirle. Innanzitutto dotandosi degli strumenti concettuali e pratici per farlo. Il nemico ha vinto perché si è impadronito della comunicazione e dell'informazione. Ed è su quel campo che dobbiamo andare a combattere. Fino ad ora ha stravinto anche perché noi eravamo assenti e lo abbiamo lasciato fare. Il nemico è ora mille volte più potente di quanto non fosse anche solo 70 anni orsono. Bisogna studiarne la forza per poterlo battere. Il che significa costruire una leadership dotata degli strumenti della conoscenza per comprendere la complessità del momento presente.
E c'è il fattore tempo. La follia del nemico procede con i ritmi della sua demenza. Bisogna fermarlo prima che scateni la guerra. Per fermarlo bisogna «rompere il fronte atlantico», come dici esattamente.  Ricordo Enrico Berlinguer quando disse al più forte Partito Comunista dell'Occidente - dopo la morte di Salvador Allende - che la vittoria non sarebbe stata possibile nemmeno con il 51% dei voti. Aveva ragione lui. E adesso dovremo spiegarlo anche al Movimento 5 Stelle. Ci vorrà una grande alleanza democratica e popolare, dotata di chiari obiettivi di lotta. Il primo dei quali, prima che sia troppo tardi, dev'essere l'uscita dell'Italia dalla NATO e la riconquista della nostra sovranità. Può darsi che non sia più possibile, ma non è certo un delirio. E' un progetto di liberazione e anche di salvezza che, a ben vedere, non ha alternativa. O tentarlo, o finire schiavi. O  morti. 

Questo è un invito all'azione. 

Con amicizia,

Giulietto 




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Commenti
  • lucadonini23 04/01/2016 alle 16:32:06 rispondi
    discussione straordinaria e importantissima
    Quanto qui affermato è di importanza capitale. Personalmente mi considero comunista e ho intenzione di continuare a considerarmi tale ancora per un bel po', al di là tutto ciò che possano dire i presunti "comunisti" d'occidente post-muro, a cominciare da quelli che se ne stanno in Italia nelle loro nicchie conviviali, e a maggior ragione da coloro che delirano prigionieri del dogmatismo trotskiysta o affine. Concordo totalmente con Giulietto - e non è una novità - ma in grandissima parte anche con Andrea. Non posso fare altro che consigliargli, come ulteriore lettura fondamentale, lo straordinario saggio che Aleksandr Zinoviev scrisse nella lontana primavera del 1994, "La caduta dell'<>", nonchè ricordargli che, come nel caso del sottoscritto, è possibile continuare a considerarsi coerentemente comunisti anche quando si ha stima per personaggi che in apparenza - ma solo in apparenza - possono essere in contraddizione, nel mio caso, appunto, oltre al già citato Zinoviev, ci sono sicuramente anche Zjuganov, Gorbaciov e Putin, tanto per fare qualche esempio. Ma d'altra parte lo stesso termine "comunismo" può essere riferito a cose diverse, si è trattato di un'esperienza storica estremamente complessa, tanto è vero che un conto è il comunismo teorico e ideale dei grandi classici, che comunque contengono ancora grandi spunti di utile attualità, e un altro è il "comunismo reale" - come lo chiamava appunto Zinoviev - quello che è stato materialmente e concretamente realizzato in Unione Sovietica. Sinceramente penso che in quell'esperienza ci fossero certamente cose che non funzionavano e che andavano riviste, ma non credo proprio che uno possa continuare a definire se stesso "comunista" se rinnega IN TOTO l'esperienza concreta e materiale che è stata fatta in Russia nel periodo sovietico, come fanno ad esempio i trotskiysti. Tanto è vero che, al giorno d'oggi, se si va a parlare con alcuni di questi personaggi, che ne so, di Gennadij Zjuganov ad esempio, ci si sentirà rispondere che si tratterebbe di un "revisionista" e di un "para-fascista" perchè ha osato scendere a patti con Putin, bollato stupidamente come "infame traditore", e perchè si sarebbe convertito al "nazionalismo". Ma cari signori, voi che alzate il ditino e date lezioni di "comunismo" a destra e a manca, dovreste essere i primi a sapere che: 1) Non contate nulla e non siete in grado di esercitare la benchè minima egemonia neppure su coloro che potrebbero esservi vicini, figurarsi sulla maggioranza della società! 2) Fino a prova contraria, la più lunga e articolata esperienza comunista che sia stata realizzata nella storia è quella sovietica, in territorio russo, e fino a prova contraria Gennadij Zjuganov è il leader indiscusso del Partito Comunista Russo, quindi, forse, ha più titoli di voi per definire quale sia una linea "comunista" coerente con i tempi moderni; 3) Il vostro tanto vituperato Vladimir Putin è allo stato attuale L'UNICO BALUARDO esistente contro la prepotenza imperiale dell'Occidente! Tratte le somme, quindi, chi è più "comunista"? Forse loro che si spacciano per tali e che si sono bevuti il cervello? Non credo proprio. Pertanto non mi pare il caso di preoccuparsi e perdere tempo con questi personaggi che contano come il due di picche e che non si rendono conto neppure di essere diventati utili marionette nelle mani delle élite occidentali. Un caro saluto a tutti, e a Giulietto in particolare.
  • lucadonini23 04/01/2016 alle 16:48:25 rispondi
    Scusate, il saggio di Zinoviev è questo:

    http://www.ibs.it/code/9788833908748/zinov-ev-aleksandr/caduta-dell-laquo;impero.html

    Da non perdere!
  • albadii 04/01/2016 alle 22:29:59 rispondi
    Ripartire dalla Costituzione
    Penso che possiamo solo annullare tutte le nostre convinzioni passate degli ultimi 40 anni e ripartire dalla Costituzione. Ripristinare la Costituzione annullando i trattati di Maastricht e Lisbona e quindi uscire dalla UE (e probabilmente anche dalla NATO) sia l'unica risposta che possa darci un futuro.
    Per questo ho iniziato a far parte di una associazione 'sovranista' che persegue questi obiettivi e lo fa in modo serio e senza 'facilonerie'. Se vi interessa cercate l'ARS (Associazione per la Riconquista della Sovranità) ma potete anche sviluppare altre forme di lotta e di movimento, sapendo che l'unica uscita è il ritorno alla sovranità e l'abbandono del 'delirio' unionista e falsamente europeo.
  • AlexC 05/01/2016 alle 13:24:38 , modificato il 2016-01-05, alle 13:25:10 rispondi
    Lettera di Andrea
    Vorrei ringraziare Andrea per la sua coraggiosa presa di posizione, che apprezzo e condivido. Sarebbe per me un piacere e un onore conoscerlo.
    Giulietto Chiesa lo apprezzo e lo condivido da sempre, quindi non mi ripeterò :-) ma lo ringrazio ancora una volta per la sua lucidità e la sua chiarezza. L'immobilismo non ha mai pagato.
    Buona continuazione!

    Alessandra Colla
  • penzones 05/01/2016 alle 15:34:42 , modificato il 2016-01-05, alle 16:05:21 rispondi
    propongo anche qui un commento che avevo già postato su sakeritalia perchè mi sembra particolarmente pertinente.

    Weber si chiedeva: " quali esseri cresceranno sotto la ferrea calotta della razionalizzazione? Quali saranno le fattezze di questi ultimi uomini? Risponde che saranno "specialisti senza spirito ed edonisti senza cuore", ovvero un "nulla che si immagina di essere salito ad un grado mai prima raggiunto di umanità"
    Fa bene Fusaro a mettere in evidenza il filo che lega Marx a hegel, perché solo una lettura del marxismo che ritrovi il suo fondamento nell'idealismo può sfuggire alla manipolazione e all'asservimento di cui è stato oggetto. Quello che è venuto a mancare nell'elaborazione del pensiero della sinistra è stata proprio la dimensione "spirituale", la sola che offre la possibilità di identificare i valori di fondo che permettono ad una comunità di esistere e sopravvivere. Nell'orizzonte speculativo marxista l'essere umano è stato ridotto ai propri interessi materiali, infatti è la struttura economica che determina la sovrastruttura delle idee, mentre nella filosofia della prassi è l'essere sociale che determina la coscienza individuale, e l'operare umano non ha fondamenti trascendenti. Quindi la storia non è altro che il risultato della lotta tra le classi, e anche le guerre tra i popoli e le nazioni finiscono per esserne il motore. Ridotto, così, ai minimi termini, salta agli occhi come questo punto di vista finisca per combaciare con i principi di fondo che hanno dato vita alla rivoluzione liberista e allo spirito feroce del capitalismo predatorio internazionale, scalzando e mettendo nell'ombra la critica al capitalismo. Il fatto che, nell'orizzonte filosofico "materialista", non sia stato preso in considerazione il ruolo di ancoraggio della Coscienza individuale, proprio perché con-fusa con l'essere sociale (pensiamo a cosa succede alla coscienza quando l'essere sociale si configura nella forma del consumatore coatto) ha fatto sì che la sinistra subisse una trasformazione mostruosa, un processo di ingegneria genetica che ha sostituito il gene del diritto di cittadinanza, dei diritti civili, politici e sociali come quello al lavoro, all'istruzione, alla salute ecc. con il diritto ad un libertarismo generico e una democrazia formale; che ha sostituito l'internazionalismo dei popoli con quello del mercato e del capitale; l'impegno alla pace con un pacifismo di facciata che mimetizza un imperialismo tout court e nasconde il sostegno a regimi neonazisti.
    La sinistra ha abbracciato la globalizzazione liberista, aderendo alla causa della guerra infinita e sostenendo politicamente e militarmente tutti gli interventi armati in Libia e in Medioriente. Va, quindi, recuperato il ruolo della nazione perché sfugge a Marx che, come dice Friedrich List, essa è intermediaria fra individuo e umanità.
    Nell'ordine multipolare che si va configurando la nazione si può strutturare in una forma, come dice Galloni, aperta ma auto-centrata, dove, fermo restando il principio della sovranità monetaria, si punta allo sviluppo di una domanda interna che faccia viaggiare verso la piena occupazione e con l'esportazione delle eccedenze, il cui prezzo verrebbe stabilito dal mercato internazionale, acquistare dall'estero, con quegli introiti fatti di valuta internazionale, ciò che manca alla produzione interna. Questo consentirebbe l'equilibrio nella bilancia dei pagamenti di ogni paese, i quali proprio grazie a questo pareggio nei conti con l'estero non sarebbero più concorrenti ma potrebbero, anzi, partecipare a valorizzare le risorse ed ottimizzare le produzioni degli altri per renderle disponibili sul mercato. Si dovrà, comunque, parlare di nazione nei termini di un organismo inserito in un quadro di relazioni sane, tese al rispetto reciproco e allo sviluppo equilibrato. Inoltre va recuperata la famiglia il cui ruolo è fondamentale nel trasmettere valori, educazione e nel creare coesione in quanto cellula costitutiva di una rete solidale. Mentre la religione non dovrebbe più essere considerata nemica perché la ricerca spirituale racchiude in sé la necessità di portare la coscienza oltre l'orizzonte degli interessi egoistici. La stessa chiesa diventa alleata quando rivendica per l'umanità la centralità della famiglia, il riconoscimento nella propria identità biologica come base dell'equilibrio psicologico individuale preso di mira dalla morale transgender, e quando mette in guardia dal potere venefico del denaro.
    Salvatore Penzone aprile 12, 2015
  • annosi 05/01/2016 alle 19:33:29 rispondi
    Sinistra destra e altrove
    Grazie Andrea e grazie Giulietto, trovo questo colloquio un meraviglioso esempio di ricchezza umana.Innanzitutto vorrei esprimere la mia vicinanza ad Andrea. Mi avvicina a lui la comune provenienza politica e un percorso molto simile. In più, anch'io avrei voluto scrivere qualche anno fa una lettera a Giulietto Chiesa, poi non l'ho fatto. Se l'avessi fatto avrei usato gli stessi argomenti e la stessa sostanza. Perché poi, noi, quelli fatti così, scriviamo a Giulietto Chiesa? Perché ci riconosciamo in lui, almeno fino a un certo punto, perché Giulietto ci dà voce, almeno fino a un certo punto, perché gli riconosciamo competenza, libertà di pensiero e coraggio e questo non è poco. Diciamo pure che gli vogliamo bene, come si vuole bene a un essere umano col quale si partecipa di un medesimo sentire. Sentiamo che anche lui ha a cuore gli esseri umani, se ne preoccupa e lo fa gratuitamente, in più è per noi una delle principali fonti di informazione libera in questo panorama desolato fatto di servi e pennivendoli.
    Dunque ci sono numerosi punti in comune fra noi ma anche qualche distinguo. I percorsi di Andrea e mio non sono esattamente sovrapponibili a quello di Giulietto. La differenza è che noi mettiamo a fuoco maggiormente il livello interiore del discorso. La nostra ricerca, mentre ci mostra i trucchi e gli inganni presenti nell'agire politico, economico e sociale al di là della nostra stessa capacità di immaginazione, mentre butta all'aria tutte le certezze storiche acquisite a livello generale, ci disvela anche un altro piano di realtà. A me interessa capire come sono/siamo fatti. Al di là della nostra personalità. Ed ecco un primo punto: noi non siamo la nostra personalità. Essa è solo il rivestimento dell'essenza fondamentale che costituisce la nostra natura profonda. Qui c'è quel ".a un certo punto ho capito che non sono ateo." di Andrea. Qui cambia la prospettiva. Deve essere chiaro che questa prospettiva spirituale non necessariamente deve coincidere con una religione per come la conosciamo, né tantomeno deve intendersi come una limitazione al libero dipanarsi dell'indagine e del ragionamento. Tutt'altro, al contrario. Una volta che abbiamo deciso di non basarci più su quello che "sappiamo" o che pensiamo di sapere, l'indagine si fa più libera e il suo orizzonte più ampio. Pare che tutte le nostre convinzioni, frutto appunto della personalità, vengono travolte e noi rinasciamo a una nuova realtà. Usciamo dall'uovo. Quello che rimane è il substrato profondo di noi stessi ora libero di ricostruirsi su basi nuove. Non è che i vecchi attrezzi del mestiere siano tutti da buttare (molti sì) ma ne acquisiamo di nuovi. In genere un simile percorso è all'inizio scioccante ma inarrestabile e si fanno molte scoperte. Non è un percorso per tutti.
    Dunque la divergenza sta proprio nel diverso atteggiamento verso il materialismo, frutto marcio dell'illuminismo. Quello che ci lega (me, Andrea, Giulietto) è l'interesse e l'amore verso l'umanità e il mondo in generale. Quello che, solo virtualmente, ci divide, è la concezione che abbiamo della natura intrinseca di ogni cosa. E della Natura stessa. E per quanto mi riguarda dell'atteggiamento che ne risulta. Per esempio il concetto di nemico che Giulietto cita e quello di lotta per me sono concetti che vanno visti sotto un'altra chiave. Chiarisco che ho firmato la petizione per l'uscita dell'Italia dalla NATO, dunque in un certo senso lotto "contro" la NATO (nel mio piccolo). Ugualmente ritengo i grandi organismi sovranazionali massimamente pericolosi e contrari quindi agli interessi dei popoli e dell'umanità intera, dunque lotto "contro" il loro affermarsi (sempre nel mio piccolo), ma cerco di condurre questa lotta in termini positivi, ossia cercando, col pensiero e con l'azione di condurre uno sforzo "per" affermare il contrario di ciò che reputo sbagliato. Nello stesso tempo considero l'umanità tutta, con diversi gradi, corresponsabile della stessa intollerabile situazione di degrado in cui lamenta di trovarsi. Il motivo fondamentale di ciò è che la maggioranza degli uomini non si conosce, non sa niente di sé e solo aspira a "stare meglio", che cosa sia poi questo stare meglio non si sa. Richiede un certo impegno cercarsi e cercare i nemici che sono, questa volta, non fuori ma dentro di noi e che noi riproduciamo inconsapevolmente all'esterno. Il coacervo di nemici, di paure, di rancori, di odio, di prevaricazione in cui viviamo immersi sono l'ostacolo principale a ogni soluzione. Per me che "nasco antifascista" che cos'è oggi il fascismo? Un condensato di tutto ciò! Questo condensato è stato ed è ancora riconoscibile nel pensiero e nell'atteggiamento di molti che si richiamano alla destra: il mito della forza, il machismo, l'uso della violenza, ma non è esclusivo di quella parte. C'è anche lì, e sarebbe stupido non riconoscerlo, qualche mente ricca e ardita. In genere sono personalità che non si sono coinvolte più di tanto nella sfera politica attiva. Pensatori. Dall'altra parte ci sono stati molti fascisti mascherati sotto altre bandiere, anche a sinistra. Oggi il neoliberismo mi spaventa molto di più. Non è uno stato che può costituirsi, c'è già e ne vediamo gli effetti. E' per sua natura aberrante perché non pone limiti alla forza dei forti né freni ai loro folli desideri. E' antiumano. Rispetto a ciò vale il detto "ubi maior minor cessat". Se l'obiettivo, nelle intenzioni delle élite, è di snaturare perfino l'essere umano nella sua natura intima tutti coloro che sono consapevoli di questo devono contemporaneamente operare sia all'interno che all'esterno di essi. Quello che io considero imprescindibile per giudicare una persona, al di là delle categorie storiche, è la sua capacità di amare, di riconoscersi parte di una umanità dolente ma in cammino, di saper trascendere dalla sua spicciola realtà per farsi parte attiva di una soluzione che solo in un secondo momento può divenire collettiva: prima viene la ricerca di soluzione ai demoni interiori, senza questa non c'è soluzione alcuna.
  • leonnam 06/01/2016 alle 11:39:45 rispondi
    Caro Andrea,
    mi ritrovo in tanto di quello che dici, anche per il percorso politico simile a parte centri sociali invece di trotskisti.
    Però sono contento del mio percorso, sono più vicino a me oggi di ieri, anche se mi trovo senza riferimenti, raramente esprimo le mie opinioni, in quest'italietta di meschinetti;mi manca assolutamente una sfera collettiva.
    Mi trovo però in disaccordo sul 25 aprile che per me oggi più di ieri è una festa perché ho compreso meglio la resistenza, resistenza che interpreto più come fenomeno morale che armato, come rivolta a quell'italietta di meschinetti con selezione di una classe dirigente sul campo, Mattei e Olivetti erano capi della resistenza. Resistenza che sono riuscito in parte a comprendere grazie ai Giellisti a Fenoglio più che al PCI. Probabilmente non si era riusciti ad andare oltre la retorica, invece incontrando Lussu e GL o Fenoglio le parole sono ancora vive.
    Resistenza che, ripeto, per un unico breve attimo nella storia di questo paese- e non solo- ha permesso di selezionare una classe dirigente in base alle capacità, invece che alle giuste amicizie, bisognava metterci la propria persona, rischiare la vita, e ciò ha dato frutti per decenni, è stata sconfitta con i risultati che vediamo.
        con affetto
  • penzones 06/01/2016 alle 14:45:47 rispondi
    Si, ormai è evidente a tutti come ogni aspetto della nostra personalità, ogni categoria su cui abbiamo fondato l'immagine che abbiamo del mondo e di noi stessi diventa lo strumento della manipolazione di un potere pervasivo che vuole intervenire sulla struttura propria del nostro essere. Tutto viene utilizzato a favore di questo obbiettivo: libertà, democrazia, diritti umani, o al contrario la paura per sé e la conseguente chiusura all'altro e l'attenzione ai soli propri interessi; il nazionalismo viene usato ed esasperato là dove serve, così come il radicalismo religioso, mentre l'internazionalismo diventa il veicolo per l'affermazione degli interessi di quell'uno o due per cento che gestisce la diffusione di un capitalismo finanziario senza scrupoli. Noi, purtroppo, siamo un prodotto preconfezionato. La nostra personalità è solo un costume che ci siamo cuciti addosso utilizzando il materiale che ci veniva fornito dalle ideologie, dalle mode, dalla formazione che abbiamo "subito" nelle scuole e nelle università. Questa è un'epoca difficile, forse la più pericolosa per la nostra Umanità perché quello che ci viene surrettiziamente proposto è di aderire a una visione antiumana come tu l'hai classificata.
    Però è anche un'epoca che può offrirci la possibilità di essere fino in fondo padroni di noi stessi, ma è un lavoro che va fatto individualmente, sono d'accordo con te. Noi siamo il Mondo, tutti insieme, e per cambiarlo dobbiamo prima cambiare noi stessi. A niente vale aspettare che siano gli altri a farlo per prima perché, così facendo, possiamo solo ritardare il cambiamento. Avere come solo riferimento il buonsenso e la propria coscienza richiede il coraggio di navigare a vista senza nessuna bussola. Il coraggio di disfarsi dei luoghi comuni del pensiero preconfezionato; il coraggio di camminare sulle proprie gambe senza reggersi sui bastoni che ci vengono offerti ad ogni piè sospinto dalla cultura di massa; il coraggio di liberarsi da ogni forma di appartenenza e aderire solo alla propria coscienza. E' un lavoro che ognuno, prima o poi, deve fare per conquistarsi uno sguardo libero, finalmente adulto. Non avere punti di riferimento non rende incerti come si potrebbe supporre perché permette alla coscienza di essere attenta alla sostanza e guardare di là dalle apparenze è questa la vera libertà ed 'è una condizione che dà piacere perché fa sentire, finalmente, padrone di se stessi.
    Iskander Valitov, Zinoviev Club prova a tratteggiare i contorni di questo nuovo mondo: "Ritengo che la cosa importante sia che alla guerra globale opponiamo una pace globale, che sia effettivamente un ordine mondiale, a differenza del loro ordine basato sulle guerre. Noi aspiriamo al ruolo di forza in un mondo privato della violenza. E in Medio Oriente abbiamo appunto bisogno di ottenere la pace[..] Ma sul piano concettuale dobbiamo rispondere alla questione su come sia possibile un ordine mondiale, come possa essere messo in atto questo sogno dei popoli: la vita senza la guerra. [,,,] Sul piano sociale il futuro ordine mondiale deve essere edificato sul rifiuto dell'idea di rendere felice l'umanità. Nessuno deve avere il diritto alla "posizione di ingegnere sociale" verso il mondo degli uomini. Il desiderio di portare il genere umano a una qualche condizione ideale deve essere considerato criminoso. La strada per l'inferno sociale è lastricata di tali buone intenzioni. [..] La conquista e il saccheggio nel mondo moderno sono sempre presentate con l'immagine di una qualche missione umanitaria. Ricostruisci, riforma, organizza solamente te stesso. Dopo potrai condividere l'esperienza con chi lo vuole. Bisogna combattere apertamente chiunque cerchi di cambiare l'organizzazione degli altri. [.] Marx aveva questa fantasia antropologica: prefigurò in modo chiaro un mondo senza predatori, sfruttatori, guerre etc. Ogni persona partecipa consapevolmente alla vita del genere umano e tutto ciò che fa è indirizzato alla riproduzione e allo sviluppo di tutti.
    http://it.sputniknews.com/zinoviev_club/20160103/1829496/operazione-russia-sirria.html


    http://it.sputniknews.com/zinoviev_club/20160103/1829496/operazione-russia-sirria.html