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Democrazia nella comunicazione

Le bufale dei presunti sbufalatori

Affidare le chiavi dell'informazione web a gente priva di discernimento ma piena di sussiego che compila pericolose liste nere? No grazie! Ecco perché...

Redazione
lunedì 9 gennaio 2017 10:41

di Daniele Scalea.


A proposito di "fake news".
Osserviamo tramite un esempio come operano i sedicenti "fact-checker", descritti dal mainstream come degni giudici del Vero e del Falso (e Zuckerberg ha annunciato che lo diventeranno davvero, su Facebook). Qui vediamo due recenti "sentenze" di Butac, uno dei siti di "fact-checking" o "debunking" o "sbufalamento" più celebri in Italia.


Sopra, si parla di un post di Beppe Grillo. Il capo del M5S cita una classifica di "Politico" che lo inserisce tra "Le 12 persone che probabilmente rovineranno il 2017"
Butac rimprovera a Grillo di aver omesso il titolo e presentato la cosa come un attestato di influenza. Il che in realtà è comunque vero, perché Politico gli ha riconosciuto un'influenza - negativa ma influenza. 
Inoltre, è falso come afferma Butac che Grillo nasconderebbe il tono negativo di Politico nei suoi confronti. Gran parte del post di Grillo è citazione diretta dall'articolo di Politico, e include il passaggio in cui si dice che fa "venire voglia di stare a letto con le coperte tirate saldamente sopra la testa tremante". Eppure, Butac sentenzia che si tratta di "Manipolazione", assegnandogli il massimo della gravità nella sua scala (che non segue una metodologia scientifica ma è del tutto arbitraria).

Esempio sotto. "Repubblica" ripesca una statistica vecchia di almeno un anno sul fatto che le tariffe dei treni in Gran Bretagna sono sei volte più care che nel resto della UE. Il dato è molto precedente alla Brexit, ma il quotidiano italiano titola: "Effetto Brexit sui treni in UK". Presentando le tariffe più alte come conseguenza diretta di un fatto che sarebbe avvenuto diversi mesi dopo, e che all'epoca era difficilmente prevedibile. 
Butac riconosce tutto quanto di cui sopra, ma assegna a "Repubblica" un indice "giallo", meno grave del "rosso" appioppato a Grillo, parlando di semplice "sensazionalismo". Eppure sembra più sensato dire che qui, ci si trova di fronte a una clamorosa manipolazione dei fatti.

***

Come vedete, i fact-checker non sono senza macchia. Del resto, solo dei semi-colti potrebbero pensare di affidare a simili personaggi un ruolo tanto delicato come quello di censurare Internet

Una persona razionale e con una cultura sufficiente si chiederebbe subito: ma chi sono queste persone? Chi sono questi "maicolangel" o "neil" che firmano gli articoli di Butac? 

Orbene, il creatore di Butac, nonché firmatario di molti dei suoi articoli, non è né un accademico con all'attivo prestigiose fellowship, né un giornalista da Pulitzer. 
Cercando in Internet si scopre che di mestiere fa l'orefice. 
Sia chiaro: professione onorevole, soprattutto per me che vengo da una famiglia di artigiani e negozianti. Non dubito che sia persona intelligente, dotta e alacre nelle sue indagini. Ma non ha esattamente il curriculum che ti aspetteresti da persone cui qualcuno vorrebbe affidare le chiavi dell'informazione su Internet. E quel qualcuno, anziché stare a sbattere la testa sui muri di gomma di un ospedale psichiatrico, crede pure d'essere un illuminato il cui voto dovrebbe valere più di quello della persona comune.





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