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Politica e Beni Comuni

Donald Trump è di destra; anzi, di sinistra

'The Donald' è il primo vero presidente 'liquido' (per riprendere la citatissima definizione di Bauman): ovvero uno che esce dagli schemi tradizionali [Marcello Foa]

Redazione
giovedì 26 gennaio 2017 11:25

di Marcello Foa.

Ricevo diversi messaggi di amici e lettori intelligenti e aperti di spirito che, talvolta da destra e talaltra di sinistra, sono interdetti di fronte a Trump: non riescono a collocarlo. I liberisti non apprezzano le possibili barriere tariffarie, quelli di sinistra temono che possa diventare un dittatore. La mia impressione è che, per una volta, sbaglino tutti, per una ragione in fondo semplice: Trump è il primo vero presidente «liquido» per riprendere la citatissima definizione di Bauman ovvero un presidente che esce dagli schemi politici tradizionali
Vediamo. È il primo inquilino della Casa Bianca che ammette l'esistenza di importanti sacche di povertà nella società americana e si propone di risolverle. Nel suo orizzonte economico la creazione di posti di lavoro negli Stati Uniti è una priorità che antepone agli interessi, finora prevalenti, dei gruppi multinazionali. È il primo presidente ad accogliere i sindacati e a promettere migliori condizioni in America. Questi sono discorsi di sinistra, che però la sinistra sia europea sia americana nemmeno considera.
Trump al contempo non vuole creare un nuovo Stato assistenzialista ma vuole indurre l'America a riscoprire le proprie virtù ovvero a generare una crescita economica e sociale basata sullo sviluppo e la prosperità dell'economia nazionale. Vuole che siano i privati a creare nuovi posti di lavoro, proponendo un baratto: basta delocalizzazioni in cambio di sgravi fiscali e deregulation. Questo è un discorso di destra che però la destra mainstream non contempla considerandoli eretici.
Trump dice basta all'esportazione di democrazia e agli interventi militari all'estero, che hanno accomunato Bush e Obama. Vuole un esercito forte ma da usare a fini difensivi. Il suo è un discorso pacifista che però la sinistra non riconosce.
Trump al contempo vuole la linea dura contro l'estremismo islamico e l'immigrazione clandestina, non sostiene le campagne con fondi pubblici a favore dell'aborto e quelle di sostengo alla LGBT. In questo caso è ovviamente di destra e per una volta sono tutti d'accordo.
Poi ci sono posizioni estreme sull'ecologia, che piacciono a pochi (incluso il sottoscritto). Ci sono le contraddizioni aperte, come la presenza di uomini della Goldman Sachs nel suo Governo, che stride con le promesse formulate in campagna elettorale di introdurre una nuova versione del Glass Steagall Act. O come lo strabismo nella lotta al fondamentalismo islamico, che trasuda diffidenza nei confronti dell'Iran ma ignora finora il ruolo di Paesi sponsor dell'ISIS come Arabia Saudita e Qatar.
Mettete tutto assieme e ne viene fuori un quadro contrastato, che impedisce una sua caratterizzazione precisa. Sì, certo è di destra ma il Partito repubblicano non lo ama. Per certi versi è di sinistra, ma nemmeno il Partito democratico lo sopporta. E questo per la ragione che lo contraddistingue più di ogni altra: non appartiene all'establishment che ha governato l'America e il mondo negli ultimi trent'anni.
Non ne condivide gli obiettivi di politica estera, non ammette che i diritti e le sovranità nazionali siano schiacciati e svuotati da organismi internazionali onnipotenti ma nella loro essenza non democratici. Non ama la globalizzazione senza freni. Aborrisce l'idea di un Governo mondiale. Di conseguenza non approva le aziende che non esitano a depauperare il tessuto economico nazionale per conseguire esclusivamente il profitto. Difende una società radicata nei valori (famiglia, aborto, identità) e la preferisce a quella multietnica e omologata che è stata incoraggiata e diffusa dalle precedenti amministrazioni democratiche e repubblicane, le cui divergenze erano più di facciata che sostanziali.
Trump, invece, è un liberale e al contempo si dimostra sensibile agli interessi della classe lavoratrice a cui vuole ridare prospettiva e benessere; è un fan dell'economia di mercato che, però, da patriota qual è, vuole compatibile con gli interessi strategici ed economici del proprio Paese; difende una società stabile, sovrana ma in cui l'ascensore sociale sia assicurato.
Non è detto, sia chiaro, che riesca nei suoi intenti. Oggi nessuno può dire se sarà un grande o un pessimo presidente. Ma rappresenta la prima risposta originale alla grande crisi della società moderna occidentale, una crisi a cui fino ad oggi i partiti tradizionali di destra o di sinistra non hanno saputo dar soluzione.






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Commenti
  • penzones 26/01/2017 alle 17:55:36 , modificato il 2017-01-26, alle 17:59:34 rispondi
    Con Trump le élite puntano alla ricostruzione della potenza militare.
    Purtroppo le cose, come si incominciava già a intravvedere, non stanno proprio così, e ancora una volta l'opinione pubblica è stata presa di contropiede.
    Un ottimo articolo di Pepe Escobar mette in chiaro l'intero scenario che sta dietro alla logica del cambio di passo statunitense. Da fonti per lui affidabili, perché vicini ai "padroni dell'Universo occulti", viene fuori che sono stati questi ultimi a sostenere l'elezione di Trump, con lo scopo di rompere l'asse russo-cinese-iraniano; che il cambio di paradigma, con la reindustrializzazione interna, ha lo scopo di ricostruire la potenza militare statunitense messa in secondo piano dalla potenza russa che l'ha sopravanzata con la costruzione e la diffusione dei nuovi sistemi missilistici; che queste élite fanno un passo indietro rispetto alla globalizzazione perché, quest'ultima, è ostacolata dagli accordi tra le economie in ascesa le quali decidendo di regolare i loro scambi mettendo da parte il dollaro, aprono nuovi scenari come quello di un sistema internazionale multipolare difficile da contrastare perché sostenuto dalla potenza militare russa. La rinuncia ai trattati di libero scambio, vanno in questa direzione e contraddicono gli interessi di quelli, multinazionali e finanza speculativa, compresi gli istituti internazionali creati ad hoc, che vi avevano puntato tutto. Da qui la lotta accanita di questi ultimi al Trump presidente. E' chiaro che tutto l'armamentario socio culturale usato per accompagnare la globalizzazione liberista, in questo quadro non serve più, anzi, per ricostruire il senso della nazione e l'amor patrio, necessari alla rifondazione della "grande America", la politica di distruzione dell'identità storica, culturale, biologica utile a far si che fosse abbandonata la sovranità in tutti i campi, ora diventa, per quest'ultima, controproducente, da qui il recupero dell'orientamento di destra nelle politiche sociali. Quello di Trump, quindi, non è un discorso pacifista, il cambio di passo è stato dettato dal nuovo quadro dovuto alla discesa in campo della Russia e all'alleanza con la Cina. Tutto questo comporta un drastico ripiegamento che comprende l'abbandono dell'alleato europeo poco funzionale a sostenere militarmente gli States in un conflitto diretto con la Russia. Per indebolire Putin tenteranno di rompere il fronte dei BRICS, magari usando l'India come detonatore delle possibili contraddizioni interne e ingigantendone l'antagonismo con la Cina. Per quanto riguarda i legami strategici in Medioriente tra l'Iran e la Russia, la volontà di isolare la nazione sciita per poi attaccarla non troverà facile attuazione perché sembra proprio che la vittoria al terrorismo porterà verso la costituzione della tanto auspicata unità araba.
    La rinascita del panarabismo e una ritrovata egemonia del partito Baath, insieme alla centralità geopolitica siriana possono fare di Damasco, oggi la sacca di resistenza cruciale al nuovo ordine mondiale, il fulcro per la costruzione di un fronte mediorientale all'imperialismo e alla finanza internazionale che va a rafforzare quello del BRICS. Non sono chiare, invece, le intenzioni verso l'Europa e verso la NATO perché abbandonare la UE al suo destino significherà spingere la Germania nelle braccia di Putin il quale non ha mai abbandonato l'idea di creare un un'unica zona di libero scambio, e sanno bene che a quel punto la partita per loro sarebbe definitivamente persa. Forse ritengono di poter, comunque, tenere la Germania al guinzaglio.

    http://sakeritalia.it/america-del-nord/lera-trump-inizia-adesso-nei-campi-geopolitico-e-geoeconomico-una-serie-di-colpi-di-scena-imminenti-e-imprevedibili/

  • Georgejefferson 27/01/2017 alle 10:58:34 rispondi
    Le mistificazioni di Foa
    I media generalisti ci hanno abituato alla visione macchiettistica e caricaturale dei concetti e filosofie di vita inerenti la destra, e la sinistra, non stupisce che tanti soggetti, su quelle basi semplicistiche basino le loro piccole considerazioni.

    Non e' assolutamente vero che Trump non sia collocabile a destra, anche quando esalta il popolo a sua presunta difesa, fermo restando, come ovvio, che dei filoni di pensiero di destra, e di sinistra, ne esistono tantissimi e differenti. Vediamo di districare meglio la questione.

    Le "barriere" tariffarie possono riflettere finalità di destra, o di sinistra.

    Di destra quando fingono che il mondo oggi sia fatto di isole autonome, e non tengono conto delle diversità, venutesi a determinare nel corso storico, tra le dimensioni economiche dei paesi e conseguenti rapporti di forza.
    La narrazione della destra sulle "difese", da per naturale e senza importanza il fatto che tanti paesi non hanno la forza di "difendersi" in pari modo, e non e' per nulla una innoqua gara concorrenziale che parte da situazioni di pari opportunità. Ma la negazione intrinseca di qualsivoglia sussulto umano alla collaborazione, per lo meno parziale.
    Allora abbiamo le "barriere" tariffarie che non tengono conto delle dimensioni disumane di sfruttamento del lavoro nei paesi più poveri, non le denuncia per sensibilizzare l'opinione pubblica in quel senso, ma solo per l' eventuale svantaggio economico derivante da questa concorrenza.
    Inutile la retorica del "sono fatti loro", perchè i rapporti commerciali con i loro rapporti di forza, hanno concorso molto a determinare e mantenere queste barbarie, e le classi dominanti dei paesi più forti e ricchi, hanno partecipato attivamente al clima di corruzione negli altri, a loro vantaggio (delle classi dominanti), nonostante sia ovvio che anche "il corrotto" che schivizza le persone del suo paese abbia palesi responsabilità.

    Diversamente a sinistra si dovrebbe porre in luce queste questioni, e applicare le barriere tariffarie in ragione etica, con la prospettiva di un divenire storico che cambi e migliori certe situazioni di barbarie con più collaborazione. Certo da solo un paese puo poco, ma quel poco, insieme ad altri, puo contribuire a portarne l'esempio virtuoso, specie se il paese in questione fa parte della cerchia dei paesi più forti.

    Andiamo avanti.

    Trump non esce per nulla dagli schemi politici tradizionali della destra, al più denuncia tante situazioni più morbide appunto perchè :"non abbastanza di destra". Paragonare questo fatto alla liquidità metaforica di Bauman, che riflette un discorso sociologico molto diverso, non ha senso.

    Le conseguenze catastrofiche di questa malata globalizzazione che tanto devasta...non devasta solo le classi meno abbienti in occidente, devasta anche molto le classi medio alte, in favore di quelle altissime, ed e' in favore di quelle, le medio alte, che molta retorica si ammanta del pietismo con parole altisonanti quali "sacche di povertà", perchè le "sacche di povertà" ci sono sempre state, le stesse mantenute tali come grimaldello per tenere sotto ricatto il mondo del lavoro, e a quello servono le riforme antisociali che tolgono fondi alle cure sanitarie, ai salari minimi decenti, alle tutele in stile articolo 18 ecc.. che necessariamente, quelle risorse, andrebbero presi appunto dalle classi medio alte ed altissime. Cosa che il retore di destra non si sogna minimamente di prendere in considerazione, se non a parole. Si chiama progressività fiscale, in funzione difensiva delle classi meno abbienti. Principio messo in fortissima discussione dalla recente visione mondo alla thatcher e reagan.

    "Creare" posti di lavoro non significa nulla senza distinguere. Agevolare gli imprenditori locali con forti detassazioni senza distinguerne il merito storico conta poco ai fini della giustizia, non ha senso il "creare lavoro" purchessia, appunto se insieme poni la libertà assoluta di licenziare con annesse forme di ricatto. Senza contare l' impegno sui vincoli ambientali che ogni stato dovrebbe farsi carico con severe sanzioni e sensibilizzazioni dell' opinione pubblica in quel senso.
    In un regime di altissima competizione lo scontro e' inevitabile, o a perire sono le aziende più deboli (i lavoratori licenziati) o le aziende di altri paesi con cui si continua allegramente a commerciare, ponendo a priori un protezionismo che un paese forte si puo permettere, ma non altrettanto il paese terzo.
    Il sindacato che fa finta di nulla su queste questioni e si limita a boccheggiare sperando di salvare il suo orticello, e' la degenazione del movimento storico sindacale, non "un discorso di sinistra", fermo restando le lodevoli, piccole conquiste, che un sindacato odierno, obbligato a racimolare le briciole, può ottenere in funzione di difesa dei lavoratori e classi interne meno abbienti.

    Inutile ricordare che la denigrazione di tutto ciò, spesso viene ammantata dall' aggettivo "stato assistenzialista".
    La "prosperità dell'economia nazionale" non garantisce per nulla la crescita "sociale", almeno bisognerebbe definire meglio cosa si intenda per "crescita sociale".
    I posti di lavoro li possono creare sia i privati che l'autorità pubblica, ma se proponi "posti di lavoro" purchessia, con il ricatto istituzionalizzato verso le classi meno abbienti (per esempio la libertà assoluta di licenziare), deturpando l'ambiente e costruendo una rete di piccoli capetti locali, che rivolgono i disagi sui più deboli non e' "creare lavoro" in senso nobile.

    Gli sgravi fiscali e deregulation purchessia e' il discorso di destra. La destra che non critica le multinazionali in favore di sgravi fiscali e deregulation anche locali, non lo fa "perchè di sinistra"...ma perchè e' cooptata da quei grandi gruppi, che, in ugual modo, non tiene conto della giustizia e difesa dei ceti meno abbienti.
    Sono conflitti tra destre, che divergono nelle azioni, ma con la stessa stella polare che non distingue i rapporti di forza e disagio dei più deboli.
  • Georgejefferson 27/01/2017 alle 10:59:58 rispondi
    Le mistificazioni di Foa.2
    Per quello Destra.
    Lo sbraitare contro le "esportazioni di democrazia", non e' finalizzato al porre in luce le barbarie commesse dagli americani verso mezzo mondo, ai fini di controllo e profitto, ma a quel conflitto interno tra destre di cui sopra.
    Inutile dire che le miriadi di rapporti commerciali americani nel mondo, non si annullano dall'oggi al domani, e che Trump non lo farà, per scupoli etici, come sembrerebbe dalle sue sparate contro i guerrafondai "internazionali". Non fosse altro perche con i guerrafondai ci sguazza in affari.

    Ma vediamo un sussulto di dignità apparire all' orizzonte:

    Cit.

    "Ci sono le contraddizioni aperte, come la presenza di uomini della Goldman Sachs nel suo Governo, che stride con le promesse formulate in campagna elettorale di introdurre una nuova versione del Glass Steagall Act. O come lo strabismo nella lotta al fondamentalismo islamico, che trasuda diffidenza nei confronti dell'Iran ma ignora finora il ruolo di Paesi sponsor dell'ISIS come Arabia Saudita e Qatar"

    Pero si dice che "non e' collocabile", e' fuori dagli schemi. Insomma un "heroes".
    Sarebbe da capire "per quali versi" sarebbe di sinistra, a meno che scambiamo per sinistra, le macchiette contemporanee in politica, oggi, dimenticando tutta la tradizione di pensiero di cosa significhi "sinistra" nei suoi valori e principi.

    Sono le sovranità del popolo, con le sue differenze culturali tra un paese e l' altro... nel difendere le classi meno abbienti e culturalmente mantenute nell' ignoranza, da proteggere dagli organismi internazionali che assomigliano sempre più alla costruzione di imperi guerrafondai e gerarchici, piuttosto che repubbliche democratiche...non il "nazionale" purchessia dimenticando dei conflitti interni ai paesi, e riducendo il tutto alla buona "sacra" famiglia, solo quando serve per difendere interessi particolari.

    Trump "Aborrisce l'idea di un Governo mondiale"...ma davvero? Trump aborrisce l' idea di una repubblica mondiale da costruire nel lungo termine, che garantisce per tutti il diritto di base, senza necessariamente intromettersi nelle differenze culturali innocue... non aborra invece l' impero, perchè il paese più forte che impone un protezionismo egoista coopterà altri paesi meno forti, e ne farà dei vasalli costruendo sfere di influenza.
    Ed e' il modello di impero pluri millenario che non viene mai messo in discussione dalle destre.(per quello conservatrici)

    Se Trump (il giusto, di sinistra) non approva le :

    "aziende che non esitano a depauperare il tessuto economico nazionale per conseguire esclusivamente il profitto"

    Bisognerebbe valutarlo dalla sua storia personale, consiglio un documentario uscito per Report tempo fa, che ognuno valuti da sè, quale concezione si abbia della parola "depauperare" magari chiedendo ai lavavetri "latinos" dei suoi palazzi, anche.

    "famiglia, divieto di aborto, identità" non sono valori in sè, se non si distingue si fa demagogia. Quale famiglia? Autoritaria e violenta, o affettiva e civile? Famiglia purchessia? Quale identità? Nella libertà di giudizio e di coscenza, che distingue liberamente tra le tradizioni bellissime e innoque da quelle barbare e violente? Identità purchessia?

    Quale sarebbe il Trump

    Cit."sensibile agli interessi della classe lavoratrice a cui vuole ridare prospettiva e benessere" ?

    Classi meno abbienti o "classe lavoratrice" purchessia? Patriotà per chi?
    interessi strategici ed economici del proprio Paese significa sposare in toto la logica del profitto e competizione selvaggia, senza alcun orizzonte storico di ricerca, nel tempo, di sana cooperazione internazionale il più possibile paritaria, a meno che per "interessi strategici" ci si riferisca a quello.

    Ma non e' Trump.
    Che non e' una "risposta originale", tranne nelle demagogie interessate di un certo giornalismo contemporaneo.

  • penzones 27/01/2017 alle 12:13:24 rispondi
    Ma mi chiedo: se Trump vuole cambiare l'approccio con la Russia, che al momento non può essere scalzata, cercando di trattare con Putin una spartizione delle aree d'influenza, quale potrebbe essere l'area sotto influenza americana che Trump può lasciare alla Russia, un'area che la stessa Russia potrebbe anelare di avere? La risposta è una sola: l'Europa. La Russia si considera parte dell'Europa, e, nel cuore di Putin, la creazione di un'unica area di libero scambio da Lisbona a Vladivostok è più di un obiettivo strategico. L'Occidente anglo sionista e americano ha sempre temuto un intesa tra Russia e Germania, l'ha temuta e combattuta fino a spingere i due paesi a farsi la guerra perché una tale alleanza era ritenuta invincibile. Potrebbe Putin difronte a una prospettiva così allettante essere tentato di abbandonare il grande drago? Questa è l'unica carta che i "padroni dell'universo" possono giocare che possa avere qualche chance. L'attacco plateale di Trump alla Germania ne ha dato già un primo sentore. Spingere la grande locomotiva europea nelle braccia della Russia potrebbe risultare per loro il male minore a fronte della possibilità di fare della Cina il veicolo per attuare in una nuova forma il progetto di mondializzazione. La stessa intenzione di fare della City di Londra un hub per la finanza cinese potrebbe costituire il primo segnale in questo senso. Non a caso la May appoggia il programma di Trump mentre Trump fin dall'inizio ha appoggiato la Brexit. Se così fosse il mondo sarebbe di nuovo diviso in due con una Cina sottomessa, mentre il Medioriente diventerebbe preda di Israele. Una trappola ben congegnata.