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Pensieri lunghi

Bruno Amoroso: un outsider contro la Globalizzazione

Un saggio di Francesco Caudullo sulla figura e l'opera dell'economista Bruno Amoroso.

Redazione
venerdì 3 febbraio 2017 22:20

di Francesco Caudullo*

Francesco Caudullo ripercorre in un saggio magistrale le tappe dell'esperienza e dell'opera di Bruno Amoroso, l'economista italiano recentemente scomparso a Copenhagen, in Danimarca, dove insegnò e visse per molti anni. Una disamina circostanziata delle vicende economiche e politiche del passato ma anche una chiave d'interpretazione del presente e un orientamento per agire nel futuro prossimo, in un mondo sempre più interconnesso e al tempo stesso diviso, alle prese con la crisi della Globalizzazione. Buona lettura. (pfdi)


***


«Rifiutare le vittorie effimere, riconoscere la sconfitta significa

togliere ogni alibi ai vincitori e ai portaborse. Significa

conservare il ricordo che qualcosa di diverso si poteva fare».

[Bruno Amoroso]



Un italiano in Danimarca


Da oltre quarant'anni è in atto una fase di transizione, o più propriamente stiamo assistendo ad una radicale mutazione del sistema-mondo del capitalismo occidentale. Tale mutazione è finalizzata alla definizione di un nuovo e più forte sistema di potere che possa durare nei secoli futuri, e ha avuto origine all'inizio degli anni Settanta dello scorso secolo. Si tratta di una scelta obbligata da parte del sistema capitalista che, per la prima volta, si è ritrovato a dovere affrontare la concretezza della sua più grande e più grave crisi. Il trentennio della grande ricostruzione postbellica, gli anni del Boom economico all'insegna del compromesso tra politica keynesiana e grande dimensione industriale fordista, era di fatto finito e, dinnanzi all'evidente impossibilità di trarre massimo profitto da un'attività di produzione e sfruttamento che aveva raggiunto il suo picco e volgeva al declino, appariva al Capitale estremamente arduo trovare una soluzione. E così, sul finire del XX secolo, la soluzione a tale crisi di sistema apparve, come ha di recente sottolineato Wolfgang Streeck, "guadagnare tempo", imporre la supremazia assoluta della finanza nell'attesa che negli anni a seguire il capitalismo potesse dotarsi di un suo nuovo e più efficiente assetto.

La vita di Bruno Amoroso, quella dell'economista ribelle e militante, copre i quaranta anni che ho sommariamente descritto. Ebbene più di quaranta anni fa un giovane allievo di Federico Caffè, tra tutti il più vicino al maestro, lasciava l'Italia per trasferirsi a Copenaghen. La Danimarca appariva agli occhi di quel giovane, che vi approdò come lavapiatti assistente, il contesto più idoneo per dare continuità ai suoi studi di economia keynesiana e a quanto aveva appreso a Roma da Caffè. Maturare esperienze in un Paese scandinavo, per chi come lui era rimasto affascinato dagli scritti di Gunnar Myrdal, primo tra tutti Beyond the Welfare State del 1960, significava entrare dentro logiche efficienti di Welfare, confrontarsi con una realtà socialdemocratica che basava l'offerta completa di protezione sociale sui requisiti della cittadinanza e della residenza e che aveva ispirato significative modifiche al Welfare corporativo della Germania, della Francia e del Belgio.

Quel contesto stimolante non lo deluse affatto. Bruno Amoroso divenne in tempi rapidi, ma non senza sacrifici, professore di economia all'Università di Roskilde, un'università sperimentale che, nata nel 1972 a seguito di una "secessione accademica" sessantottina, si caratterizzava per la sua offerta formativa interdisciplinare. Ebbene, senza alcuna enfasi, un giovane economista italiano in una giovane università si rivelò una combinazione perfetta tanto è che la sua vita divenne coincidente con la storia della RUC.

A Roskilde maturò le sue prime significative esperienze d'insegnamento e di ricerca, testimoniate dalla pubblicazione de Lo Stato imprenditore (con Ole Jess Olsen) e del Rapporto dalla Scandinavia, e a Roskilde, nel tempo, Amoroso fece confluire il suo mondo, dal suo maestro Federico Caffè ai suoi colleghi e amici più cari, Pietro Barcellona, Riccardo Petrella, Nico Perrone e tanti altri. La Danimarca di quel giovane economista italiano divenne la base vitale per una apertura al mondo inimmaginabile da sperimentare e realizzare a quel tempo in Italia, un'apertura che non si limitava al solo Mediterraneo, ma che riguardava anche l'Asia e che per oltre trenta anni ha dato impulso ad uno scambio continuo e fecondo di pensiero che si è concretizzato in attività di ricerca innovative e in un offerta didattica vivace e sperimentale capace di attrarre studenti da tutto il mondo.


Per leggere o scaricare la versione integrale del saggio:

clicca qui



*Francesco Caudullo, ricercatore, autore di numerosi saggi e articoli sui temi della globalizzazione, dell'immigrazione, sull'Unione Europea e sul Mediterraneo. Ha di recente curato il libro dell'economista Bruno Amoroso "Ritorno al futuro. Il destino dell'Europa" (Il carrubo editore, Catania, 2015).



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