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Pensieri lunghi

Uomo forte o leader empatico? Meglio la democrazia

In nome della libertà individuale in realtà il tecno-capitalismo chiude la libertà dentro una nuova gabbia d'acciaio weberiana, anche se virtuale. [L. Demichelis]

Redazione
domenica 5 febbraio 2017 07:40

di Lelio Demichelis

Ilvo Diamanti ha cercato - con una sorta di 'interpretazione autentica' - di attenuare l'impatto mediatico prodotto dall'indagine Demos di fine gennaio, che dimostra quanto sia diffusa, tra gli italiani la domanda di uomo forte. Un risultato, quello del sondaggio, decisamente inquietante e preoccupante per chi ha a cuore la democrazia, la libertà e sogna (magari laicamente e kantianamente) persone/individui capaci di autonomia, ma ben sapendo che l'autonomia assoluta non può esistere, che è sempre relativa, perché si costruisce solamente nella relazione e nel dialogo con gli altri oltre che con l'Altro che è il mondo; e che quindi e conseguentemente sogna di una capacità di partecipazione attiva e responsabile alla polis, rifuggendo dall'eteronomia/eterodirezione, dal conformismo, dalla servitù volontaria.

Invece, ricordava Diamanti, dal 2004 a oggi i sondaggi del suo Osservatorio Demos ribadiscono questa tendenza crescente, che raggiunge il suo piccoa novembre 2016 (epoca dell'ultimo sondaggio), con 8 italiani su 10 favorevoli all'uomo forte. «Otto su dieci significa» - commenta Diamanti - «praticamente, (quasi) tutti i cittadini».

Ma la chiosa di Diamanti - che qui proveremo a chiosare a nostra volta - non modifica la realtà dei fatti. E la sua distinzione tra autorità e autoritarismo si scontra con i modelli culturali dominanti; con cento anni di teoria delle organizzazioni e di psicologia del lavoro; e soprattutto con tre decenni di neoliberismo più ordoliberalismo (che vogliono l'autorità del mercato e l'autoritarismo della politica per il buon funzionamento del mercato). Usando ora anche il populismo alla Trump (l'uomo forte/imprenditore globale che dice di voler proteggere i deboli e gli impoveriti dalla crisi, ma che ha un'Amministrazione quasi tutta complesso militare e industriale globale). Trump con il quale la globalizzazione certo non muore, ma si ristruttura in nazionalismi e in nuove forme di competizione (divide et impera, per fare grande l'America), con una nuova divisione internazionale del lavoro e del profitto tecno-capitalista.

D'altra parte, la maggioranza del No al referendum costituzionale del 4 dicembre è stato soprattutto contro Renzi, più che a favore di questa Costituzione, altrimenti non si spiegherebbe la contraddizione evidente tra il votare No per difendere questa Costituzione partecipativa, solidale, democratica, contraria a ogni potere autocratico, e poi invocare l'uomo forte, già ben rappresentato da Matteo Renzi.


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Commenti
  • borand 05/02/2017 alle 11:07:24 rispondi
    forza
    Se non si è forti nell'arena politica (arena nel vero senso della parola, perché popolata de bestie feroci, nazionali e internazionali) non si ottiene nulla.
    La forza è necessaria, ma non sufficiente. Occorre saggezza, lungimiranza, e soprattutto spirito di servizio e l'avere come obiettivo finale il bene degli individui, e non il tornaconto personale.
 
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