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Democrazia nella comunicazione

Face off

L'impatto delle prime azioni di Trump sta distruggendo la narrazione falsa e paternalista che è sempre stata uno dei pilastri principali del colonialismo USA.

Redazione
lunedì 6 febbraio 2017 23:12

di Alessandra Daniele

Fin dal secondo dopoguerra, il default mode dei media mainstream occidentali verso il presidente degli Stati Uniti era sempre stato il classico servo encomio. In diverse gradazioni, con qualche notabile eccezione per i più sputtanati e punte d'idolatria per i più fotogenici.
L'attuale unanime costernato disprezzo verso Trump è quindi particolarmente inedito e interessante.
Il coro mediatico inoltre amplifica ogni manifestazione di dissenso come mai prima d'ora, dando l'immagine fittizia di un'America sull'orlo della rivolta popolare contro un odiato dittatore, che ricorda tanto quelle della cosiddetta Rivoluzione Ucraina.
In questi giorni, mentre i social si riempivano di meme, abbiamo visto persino alcuni dei Tg tradizionalmente più securitari simpatizzare coi casseur e coi black bloc, purché anti-Trump.

L'impressione è che chi controlla i media sia molto preoccupato che Trump possa diventare per gli USA una sorta di equivalente speculare di Gorbaciov per l'URSS: il liquidatore dell'Impero.
A cominciare dall'immagine.
Il bando all'immigrazione infatti non è servito soltanto a sabotare gli accordi con l'Iran sgraditi a Putin.
L'orrido, arcigno, becero Donald Trump sta defacciando l'America.
L'impatto simbolico delle sue prime azioni di governo come delle sue dichiarazioni fuori dai denti sta definitivamente strappando agli USA la maschera di benevolo e accogliente protettore del mondo, sta distruggendo la narrazione falsa e paternalista che è sempre stata uno dei pilastri principali del colonialismo USA.

L'impresentabile Donald Trump sta ritirando gli USA dai territori dell'immaginario collettivo. 
È logico quindi che i media embedded che quei territori sono deputati a presidiare siano nel panico.
In questo Face Off, questo scontro epocale fra Imperialismo morente e Nazionalismo rianimato non ci sono Good Guys.
Gli stessi democratici che stanno dando a Trump del nazista per aver respinto i rifugiati da Libia, Siria e Iraq, sono responsabili della distruzione completa di Libia, Siria e Iraq. Trump non avrebbe rifugiati da respingere se Obama non li avesse bombardati.
L'ostilità di Trump verso Cina e Germania non promette però niente di meglio.
Il braciere nel quale arde la fiamma dell'unica vera religione di Stato USA, cioè la guerra, non si spegne mai.


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Commenti
  • borand 12/02/2017 alle 15:32:41 rispondi
    1984
    Il quadro geo-politico che si delinea sembra quello descritto da George Orwell nel libro 1984, circa 70anni fa. Tre blocchi enormi perennemente in guerra (pardòn: in pace) tra loro: l'Oceania (ossia l'intero continente americano, più l'Australia e la Nuova Zelanda da una parte e la Gran Bretagna e il Sud Africa dall'altra); l'Eurasia (ossia Russia e Europa insieme) e l'EstAsia (Cina).
    La prima ha il vantaggio di essere circondata da oceani, di cui ha il dominio. La seconda ha dalla sua l'estensione territoriale e quindi l'impossibilità di essere invasa totalmente. La terza la grande prolificità e produttività dei suoi abitanti (una vera e propria "bomba demografica").
    Il resto del mondo, principalmente India, Africa e Asia Meridionale, è terra di conquista tra le tre potenze, che così distruggono in guerre sia potenziali paesi emergenti, sia il surplus di ricchezza creato al loro interno, evitando che nuovi ricchi possano emergere (proprio come ha detto il padrone di AliBaba agli americani poco tempo fa) e mantenendo il controllo sulla propria popolazione interna con la continua paura dell'invasione e della guerra. Il tutto a vantaggio delle elite.