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Democrazia nella comunicazione

Nella direzione esattamente opposta

In un pianeta appena più decente la politica degli Stati andrebbe nella direzione esattamente opposta: quella di perseguire i paradisi fiscali, non di imitarli. [A. Gilioli]

Redazione
giovedì 9 marzo 2017 11:33

di Alessandro Gilioli

Nello stesso giorno in cui il governo introduce le agevolazioni fiscali ai super ricchi, l'economista del governo Tommaso Nannicini spiega alla Stampa che «bisogna far pagare più tasse ai Bill Gates», il che forse rappresenta una contraddizione.

Di sicuro rappresenta uno scontro tra ciò che è evidentemente giusto per tutti (compreso Nannicini) cioè far pagare più tasse al famoso un per cento, e ciò che sembra conveniente al momento, cioè attirare capitali stranieri nel nostro Paese.

Non è la prima volta che si pone questo dilemma, anzi è uno dei problemi più grossi nell'era dei capitali mobili e delle esternalizzazioni: ci sono cose palesemente giuste che però non sembrano convenire. La Tobin Tax è uno degli esempi più evidenti. Ma anche l'imposta sull'attracco dei superyacht, qualche anno fa.

Il motivo per cui si crea questo dilemma è semplice: da un lato ci sono gli Stati nazionali, con le loro regole territoriali; dall'altro i capitali che si muovono come pare a loro. È il motivo per cui non funzionano più le socialdemocrazie di tipo scandinavo, che pure restano il modello storicamente migliore di governo mai realizzato: oggi, se si impongono quelle tasse e quelle regole, i capitali se ne vanno da un'altra parte e ciao.

A questa logica, gli Stati pensano di rispondere con una specie di dumping fiscale: vieni qui a investire che le tasse sono più basse, no vieni qui che io ho messo un punto in meno, ma no vieni qui che è un paradiso fiscale. E così via all'infinito, in una corsa a chi tassa meno i super ricchi. Cioè a fare una cosa sempre più ingiusta.

Allo stesso modo, il dumping diventa anche salariale: ogni Paese cerca di pagare sempre meno i suoi lavoratori, perché così attira capitali. Un'altra corsa verso il basso, un'altra corsa a fare cose sempre più ingiuste.

Non so quanti soldi entreranno in Italia, con queste agevolazioni fiscali ai miliardari stranieri. E soprattutto non so se e quale impatto positivo avranno su tutti gli altri, su quelli che super ricchi non sono, cioè il 99 per cento: non mancano, in questo senso, economisti secondo i quali la riduzione delle tasse per i super ricchi non crea alcun "effetto cascata" per gli altri (Stiglitz, Krugmann etc).

So invece per certo che in un pianeta appena più decente la politica degli Stati andrebbe nella direzione esattamente opposta: quella di stabilire regole comuni e accordi internazionali perché i super ricchi abbiano sempre meno scappatoie.

Quella di perseguire i paradisi fiscali, non di imitarli.

Insomma, abbiamo messo una brutta causa nel mondo. Adeguandoci al dumping. Prendendo la strada opposta a quella giusta. E pensando che ci convenga.

Ma, come sanno i buddisti, alla fine mettere brutte cause nel mondo non conviene mai.


(9 marzo 2017)


Link articolo © Alessandro Gilioli



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