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Democrazia nella comunicazione

Lo schermo totale

Come Jean Baudrillard ha anticipato Donald Trump. [Pepe Escobar]

Redazione
sabato 11 marzo 2017 07:17

di Pepe Escobar

È stato proprio un Trumpquake. E ne hanno fatto un sequel, il mondo intero è rimasto intrappolato in tempo reale, 24 ore al giorno, sette giorni su sette, appesi a ogni parola, a ogni sparata, sudato e in frenetica attesa di veder uscire dalla palude i mostri mangia-carne e gli agenti patogeni artificiali, che hanno qualcosa a spartire con lo Stato-Profondo o con qualcosa del genere.

La presidenza Trump è l'ultimo - per molti l'unico - eterno spettacolo sulla terra. È aperta la discussione se questa feroce guerra civile attualmente in corso tra il Team di Trump e le potenti fazioni dello stato profondo sia strettamente intrecciata con la galassia neocon/neoliberalcon o se sia solo un shadowplay - un gioco delle illusioni; o se invece questo sia una cosa seria che evidenzia un possibile crash e una messa a fuoco dell'American Empire. Tutto diventa possibile, quando una stella dei reality televisiva diventa presidente. Quando una "pseudo-post-verità" di eventi/non-eventi, vanno in onda in diretta sullo schermo 24 ore al giorno per sette giorni e si fanno beffe della vera "realtà". Quando lo schermo decide qual è la percezione della verità o se un "evento" che viene/non viene proposto è mai successo.

La battaglia "del dopo-verità" sta andando in onda - dove altro - se non in un vortice di schermi digitali. Ed è per questo che i Media delle corporate USA stanno impazzendo. Perché ormai non ci sono più limiti a quanto si può sopprimere/reprimere/trasgredire; quali siano le idee "giuste- appropriate" di cui discutere; e quello invece che è tabù, che non può essere toccato, come discutere degli effetti perniciosi del neoliberismo, del globalismo o del complesso industriale-militare-Intelligence-security.

E che peccato che il neo-Gibbone, quello che avrebbe potuto seguire alla perfezione questo Declino e Caduta - e che in effetti lo fece con un decennio di anticipo - sia morto 10 anni fa, il 6 marzo 2007.


Che si fa dopo un'orgia?

Dal 1970, quando pubblicò The Consumer Society, il Distruttore in capo dell'Occidente Jean Baudrillard è stato tutto ma non certo coerente. Dopo aver identificato il marketing come ideologia suprema e lo shopping come nuovo standard morale del moderno concetto di felicità, siamo arrivati a riconoscerci, in primo luogo, come prigionieri reificati de The System of Objects (un altro dei suoi classici), debitamente alienati da un diluvio non-stop di dementi spot pubblicitari.

Nel 1990, in The Transparency of Evil, Baudrillard andò un po' oltre, sottolineando come, dopo gli anni 1970, tutto fosse stato liberalizzato: "E 'stata una grande orgia del reale, del razionale, del sesso, della critica" Quindi, chiese con un senso dell'umorismo surreale, da puro dadaista, che cosa si deve fare "dopo l'orgia"? Era come un Nietzsche ubriaco che vuol comprendere la morte di Dio - Si comincia tutto da capo. L'unica strada da seguire è quella di" far sempre finta", di ripetere ogni atto di quella "liberazione" più e più volte, una pallida e vacua ridondanza senza nessun significato. Una specie di Hollow Men di T.S. Eliot che marcia al ritmo della musica dei Kraftwerk.

Poi, quando dei vacui neo-hegeliani annunciarono la "fine della storia", dopo l'implosione dell'URSS, sempre strombazzando le regole della democrazia liberale occidentale, ha fracassato il loro sogno dicendo che era solo una mera "illusione della fine."

Attraversando tutto il go-go degli anni '80, tutti - da quelli della sinistra dell'incipiente antiglobalizzazione a a quelli appena-appena anarchici dell'altra-globalizzazione, dai progressisti-soft di John Stuart Mill ai distrutti neo-marxisti - hanno dovuto ricorrere al quello di Baudrillard che era entrato in loro, per comprendere dove arrivavano i tentacoli della medusa di un consumismo corrosivo ormai entrato in ogni 'ego' dove stava già diffondendo un virus tossico che uccide ogni possibilità di empatia e di spirito comunitario.

Quando nel 1986 Baudrillard pubblico America era già molto avanti nella concettualizzazione del gioco finale della post-modernità; l'Industria del Segnale Totale, dell'Immagine Totale dei Media Totali, della Cultura Totale, tutto invischiato in una rete "iper-reale" di "simulacri reali". Fu lui che coniò il concetto di reality TV prima ancora che esistesse il reality. In questo processo, dove sta al fianco di Foucault, di Deleuze, di Derrida e di Lyotard, è diventato un Guns n Roses a livello delle superstar intellettuali che girano per le elite delle Università degli Stati Uniti. Dai Videodrome di David Cronenberg alla trilogia di Matrix, fino ad arrivare a Westworld, eccoci arrivati al mondo di Baudrillard, un modo sotto un controllo completo, ma contemporaneamente trasparente (e si vede tutto in modo scintillante) ma totalmente opaco (tutto ciò che significa qualcosa è velato), dove quello che si fa vedere non è mai quello che sembra (o, per dirla con Twin Peaks, un vero serial di Baudrillard, "i gufi non sono quello che sembrano").


Tutti a bordo del simulacro totale

Morto prima dell'era Obama, Baudrillard, forse non sarebbe riuscito a destrutturare né l'"invisibile" Kill List di Obama né la demonizzazione patologica di Russia e Iran. Ma lui ha avuto i suoi incontri imperiali collaterali sia con Bush padre che con Dubya. Sulla guerra del 1991, scrisse che non c'era mai stata: nessuna guerra, nessun morto; una "Chirurgia asessuata", solo un "no-war-videogame" con scene astratte (sarebbe stata un'altra storia però se avesse avuto accesso ai filmati della "autostrada della morte", quelli di un esercito americano impegnato nel tiro al bersaglio su migliaia di soldati iracheni disarmati e in fuga).

Sull'11 settembre, scrisse un saggio miliare, The Spirit of Terrorism (che io lessi, spaventato, a Peshawar) che non lo giustificava, ma che cercava di dimostrare come la massima potenza doveva poter suscitare una reazione del contro-potere di un potenziale distruttivo massimo, anche se asimmetrico. L'11 settembre è stato l'ultimo evento a schermo TOTALE.

Baudrillard sarebbe stato sicuramente incuriosito dal maestro del reality, Trump - così come dall'attuale post-verità-della-guerra-civile. Avrebbe analizzato come Trump sia andato oltre praticamente tutto l'establishment del Beltway, incluse le multinazionali dei medi, per farsi eleggere, con la sua versione di marchio di fabbrica a schermo totale. Avrebbe visto che Trump è ben lungi dall'essere un Macbeth americano che semina un caos hobbesiano.

E avrebbe spiegato quel circolo vizioso della guerra sociopolitica americana che si gioca in tempo reale sullo schermo totale. Cosa fare dopo l'orgia? Lo troviamo nell'indice di Baudrillard, in mezzo agli studi del Journal of Baudrillard (IJBS), e benvenuti nell'era del Simulacro TOTALE di Trump.


(7 marzo 2017)


Link articolo © ComeDonChisciotte.

Traduzione per ComeDonChisciotte di Bosque Primario.

Fonte originale: Sputniknews.com.




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