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Lettere

Scienza dello Spirito e Progresso

Un botta e risposta tra un lettore e Giulietto Chiesa su spiritualità e progresso, sullo sfondo delle idee di Steiner

Redazione
martedì 14 marzo 2017 21:51

Signor Chiesa, 

spero si ricordi di me, in questi mesi non le ho più scritto perché ho dovuto dedicarmi a tempo quasi pieno alla scienza dello spirito o antroposofia di Rudolf Steiner, ma ho continuato più' o meno a seguirLa, e ho cercato anche di far conoscere Pandoratv.it anche in questo ambiente peraltro molto controverso e che in fondo non amo: amo sì la scienza dello spirito o antroposofia, molto meno gli antroposofi, almeno per la stragrande maggioranza. 
Stasera ho ascoltato un Suo intervento recente a Genova su pace e guerra, dove, nel Suo solito modo preciso, chiaro, logico, direi scientifico, come sempre i discorsi dovrebbero essere fatti, ha detto una frase meravigliosa, da perfetto antroposofo, una frase che la stragrande maggioranza dei sedicenti presunti antroposofi ancora non capisce, nonostante sia veramente la base, la sostanza, di tutta la scienza dello spirito o antropososofia di Rudolf Steiner. Ecco, Le ripeto a memoria le Sue parole bellissime e condivisibilissime da qualunque vero antroposofo : 
"Non esistono Uomini buoni o cattivi. Chi capisce di più è più buono di chi capisce di meno." 
Questa affermazione in merito al capire, dunque al pensare, dunque allo spirito umano, è la sostanza del testo base fondamentale di tutta la scienza dello spirito di Steiner: "La filosofia della libertà", perché veramente capire è amare, non esiste capire senza anche amare, mentre può esistere un amore senza comprensione, ma allora è un amoruccio nel migliore dei casi, e non un vero amore, che è possibile solo nel capire, cioè nel pensare. Cioè nello spirito, perché scienza dello spirito significa scienza del pensare o, appunto del capire. E l'uomo e' libero, veramente libero, soltanto nel capire nel pensare potenzialmente tutto, tutte le verità possibili, e pensando, capendo tutto allo stesso tempo anche ama tutto. 
Beh, mi piacerebbe cercare punti di contatto tra Lei, che parla come un vero scienziato dello spirito, come un vero antroposofo, assai più' che la stragrande maggioranza dei sedicenti e presunti antropologi, che in realtà' non lo sono. Le auguro buona serata e buon lavoro. 


 Cristiano Ambrogini

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Caro Ambrogini, 


la ringrazio per la belle parole che mi ha riservato. Non sapevo di essere un antroposofo, ma nell'accezione che lei propone per questo termine, forse lo sono. Non conosco Rudolf Steiner, se non per sentito dire. Ma evidentemente il mio percorso intellettuale si è incrociato con il suo. Nella ricerca dei punti fondanti per la rinascita dello spirito umano, come io lo concepisco. 
Viviamo in un'epoca buia sotto questo profilo. Tanto più buia quanto più ci viene presentata (dall'immensa massa di fiction che ci sovrasta) come luminosa e "progressista". 
Incontro sempre più spesso, nelle voci di persone che ritengono di essere "illuminate", questo aggettivo. Quasi sempre a sproposito. Quasi sempre con un significato che sento essere estraneo, confuso, farlocco. Molta gente che si ritiene "avanzata", "moderna", accetta il nuovo (nuovo morale, nuovo tecnologico, nuovo politico, nuovo biologico, insomma tutti i "nuovi" che ci vengono venduti sul mercato del gusto, del commercio, della moda) come "progresso". E quindi essere "progressista" per loro significa dover accettare tutta la novità, comunque impacchettata. Per esempio la globalizzazione è molto in auge. E i "progressisti" sono i suoi esegeti fedeli. Anche se essa si accompagna con moltissime cose che nulla hanno a che vedere con un qualsiasi progresso. 
A me pare di capire, via via che osservo questo fenomeno (che è indotto, che è il prodotto dell'ideologia del pensiero unico dominante), che esso sia uno degli effetti della frantumazione del sapere. Tanto più complessa è la crisi dell'umanità occidentale contemporanea (intendo dire che è la "nostra crisi"), quanto più assistiamo alla suddivisione della conoscenza in compartimenti stagni. Chi sta dentro uno di essi non vede tutti gli altri. Cioè è prigioniero dentro una monade senza finestre. Cioè non può più vedere la complessità, l'interazione tra i fenomeni, la diversità degli approcci a uno stesso fenomeno, le conseguenze che tracimano da un compartimento all'altro. Il sapere "specializzato" può creare montagne di tecnologie, meravigliose protesi, ma produce "scienziati stupidi". Lo smartphone è un oggetto bellissimo, che produce anche disastri mentali. Anche la bomba atomica è un oggetto straordinario, che dimostra quanto potente sia diventato l'uomo. Ma distrugge e annienta, uomo e natura. Entrambi sono "progresso" fino a che li guardi da un solo lato, ignorando tutti gli altri. 
Anche "capire di più" vuol dire molte cose, e diverse. Una scienza dello spirito che non sia in grado di avvicinare, chi la studia, alla complessità, non è una scienza.
Cordiali saluti,
Giulietto Chiesa




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Commenti
  • penzones 16/03/2017 alle 13:54:08 , modificato il 2017-03-16, alle 20:46:15 rispondi
    Evoluzione della coscienza - immagine del mondo e manipolazione
    Il buddismo tratta del conseguimento di quello che viene chiamato corpo della realtà, intendendo con ciò la base stessa della realtà cioè la nostra coscienza descritta come "limpido vuoto", unione della chiara e assoluta coscienza di sé e dell'assenza di qualsiasi identificazione, determinazione e origine di questa stessa coscienza. Si tratta, in realtà, di quello che nella nostra tradizione umanistica viene chiamata Innocenza. In un bellissimo vangelo apocrifo, il Vangelo Della Verità, si dice che dio non sia altro che Innocenza Assoluta. Ecco lo scopo di ogni sincero, non manipolato, percorso spirituale: fare esperienza diretta della realtà del proprio essere. Chi tocca con mano la materia che ha dato origine a tutte le tradizioni spirituali, ai movimenti religiosi e ai dibattiti filosofici, si distingue dalla tradizione di riferimento e nello stesso tempo la porta a compimento e prende le distanze da tutte le possibili manipolazioni. L'esperienza diretta della natura dell'essere mette a fuoco la necessità di una presenza totale di emozioni e sensi nella percezione della realtà presente, il ché comporta l'assenza della paura e delle descrizioni della realtà che ci vengono fornite da terzi, che siano essi tradizioni culturali, religiose o altro. Nella nostra tradizione alchemica ed ermetica si indica la Morte Filosofica come la porta di accesso al "corpo della realtà", a questa Innocenza. Questa "morte" è un vuoto "creativo" che nasce dalla rinuncia dell'immagine che ci siamo costruiti di noi e del mondo. Un vuoto che serve a fare dentro ognuno lo spazio necessario per una crescita che possa condurre oltre il dualismo tra lo spirito e la materia, il che non comporta l'azzeramento della propria esperienza di vita, ma solo l'abbandono degli attaccamenti prendendo le distanze dalle maschere che nascondono la natura vera del nostro essere. Questo "limpido vuoto" è alla base di qualsiasi possibile evoluzione della coscienza. E' evidente che, per chi ha intenzione di conseguire un potere sull'uomo, diventa indispensabile poterne gestire, e quindi manipolare, il processo evolutivo. A questo scopo hanno utilizzato la base stessa di questo processo, la necessaria condizione di "vacuità" che investe però la singola persona solo quando questa è pronta, come principio a fondamento della cancellazione della memoria storica o la sua banalizzazione, come fa la cultura di massa e il cinema olliwudiano, in modo da creare un vuoto progettuale. Di questo intento ne è testimonianza quello che accade in Medioriente con l'azione di orde demolitrici di tagliagole al soldo dell'"Occidente politicamente corretto", che mostra chiaramente l'intenzione malsana di cancellare, anche le tracce, di antichissime civiltà patrimonio di tutti, per scrivere un futuro senza radici, senza identità. La crisi di decadenza in cui ci dibattiamo è nata soprattutto dall'influenza che ha avuto sulla coscienza di ognuno l'ideologia postmoderna, che ha accompagnato la globalizzazione liberista. La nostra società, così pronta all'accoglienza e pronta a demonizzare ogni confine identitario, ha una concezione della natura dell'essere umano caratterizzata da un assoluto individualismo, dove è l'interesse personale a primeggiare; dove l'affermazione del proprio io e la sua soddisfazione diventano gli elementi principali del canovaccio del politicamente corretto; dove tutto viene svuotato di senso perché, appunto, "esistono solo gli interessi". Lo svuotamento in cui siamo indotti è funzionale a una democrazia di facciata che ci porta a sostenere i piani di una ristretta oligarchia. L'idea dell'interesse personale ci ha reso schiavi delle logiche del mercato, ci ha fatto accettare senza resistenze la diffusione di un capitalismo finanziario senza regole e una prassi politica che si muove fuori dalla logica giuridica sia a livello locale che internazionale. Da qui la tendenza generale ad accettare una politica che sappiamo non essere in grado di rappresentarci e ad accettare supinamente di essere governati da entità sovranazionali che poco sanno di noi e di ciò che ci serve veramente. La nostra società atomizzata ha svuotato di senso ogni rivendicazione sociale e istanza di cambiamento. Perché combattere e per che cosa? Da qui la necessità di riconoscere nella memoria la fonte della propria identità e la base da cui partire per progettare il futuro di una comunità che solo attraverso la memoria può stringere le fila. Senza una propria esperienza maturata per una società non si può delineare nessuna strada, e senza memoria il progetto per il futuro delle nostre società sarà dettato da altri. Ecco, lo scopo è soprattutto questo: spogliarci della sovranità che abbiamo come popoli e come individui e costringerci a subire un futuro scritto da altri.
    Salvatore Penzone