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Padoan indugia su risarcimento da 120 miliardi

Si trascura una cifra potenziale pari all'8% del PIL, con cui si potrebbero rilanciare le PMI, dar forza alla Cassa Depositi e Prestiti e alla domanda interna [A. Micalizzi]

Redazione
domenica 30 aprile 2017 00:20

di Alberto Micalizzi.

E' passato ormai un mese dalla sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Trani il 30 Marzo 2017, che sul piano strettamente penale ha assolto gli imputati di Standard&Poor's per assenza di dolo, lasciando tuttavia aperta la possibilità di condotte colpose (vedi "Trani assolve noi non molliamo").
Dunque, il fatto che le prove portate dalla Procura siano state ritenute penalmente insufficienti "oltre ogni ragionevole dubbio" non impedisce ad un giudice civile di giungere ad una diversa valutazione  (cfr. Cass. Civ., n. 25538 del 13 Novembre 2013).
Tant'è che dopo essersi costituite parte civile nel processo suddetto, la Adusbef e la Federconsumatori hanno affermato che "in esito alla lettura delle motivazioni, Adusbef e Federconsumatori si riservano di dare corso alla più ampia tutela degli interessi economico-patrimoniali dei cittadini italiani sollecitando lo Stato Italiano, ad attivarsi in tal senso, pena una evidente responsabilità erariale del Governo qualora dovesse restare (ancora) inattivo"
Ma c'è almeno un terzo soggetto i cui interessi sono stati lesi dalle condotte della Standard&Poor's nel periodo 2011-2012, e ciò, di nuovo, a prescindere dal rilievo penale che tali condotte hanno avuto: questo soggetto è lo Stato italiano.
Secondo Raffaele De Dominicis, ai tempi capo della Procura presso la Corte dei Conti, i tagli del rating del 2011-2012 ai danni dello Stato italiano da parte delle agenzie di rating hanno comportato "Un danno che intanto è stato in qualche modo quantificato: ben 120 miliardi di euro" (vedi articolo Sole 24 ore: "Corte dei Conti contro le agenzie di rating").
Ricordiamo che stiamo parlando di una cifra potenziale che è pari all'8% del PIL, una quantità di denaro con la quale si potrebbe dare avvio ad un piano strutturato di rilancio della piccola e media impresa, con la quale si potrebbe lanciare la Cassa Depositi e Prestiti come vera banca pubblica, e distribuire sussidi sociali che ridarebbero ossigeno alla domanda interna.
Di fronte a queste importanti affermazioni, Padoan decise anzitutto di non costituirsi parte civile nel processo di Trani, assumendo quindi una decisione politica, prima ancora di conoscere l'esito del procedimento.
Ma il fatto ancora più grave è che dopo un mese Padoan continui tutt'oggi ad indugiare sull'avvio di una procedura civile che rimetta nelle mani di un giudice civile la valutazione dell'eventuale danno che Standard&Poor's e Fitch dovrebbero rimborsare allo Stato italiano.
Questa volta a stanarlo è stata l'On. Ruocco durante il question time del 27 Aprile 2017, durante il quale la deputata ha chiesto specificamente la ragione per la quale lo Stato non ha ancora agito. La risposta va ascoltata direttamente dalla voce di Padoan: link al question time.
Del resto, durante l'intervista citata del Sole 24 Ore De Dominicis aveva coraggiosamente affermato "Io rappresento gli interessi e i diritti superindividuali degli italiani", qualcosa che deve aver suonato come una bestemmia alle orecchie del Ministro Padoan.







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