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Politica e Beni Comuni

Macron, il vero neonazismo è rosé

Se fossi francese voterei la Le Pen. La voterei da marxista senza se e senza ma. E prima di invocare il pericolo nazista, guardiamo al vero neonazismo [Giuseppe Masala]

Redazione
lunedì 1 maggio 2017 18:51

Jacques Attali ed Emmanuel Macron
Jacques Attali ed Emmanuel Macron


di Giuseppe Masala.

Da marxista potenziale elettore della "fascista" Le Pen mi sento come un disperato zelota nella fortezza di Masada.
È un discorso davvero difficilissimo, quello che mi appresto a fare, ma ho sempre creduto nella chiarezza delle idee, nella nettezza e ho sempre detestato l'ambiguità del vigliacco.
Io se fossi francese voterei Marine Le Pen. La voterei da marxista senza se e senza ma. Ve lo dico nettamente. Spero che abbiate la bontà di seguirmi in queste poche righe certamente non esaustive e non esplicative di quel che è davvero un travaglio interiore.
Ieri Papa Francesco ha fatto un'esternazione criptica e allo stesso tempo emblematica sulle elezioni francesi: «So che una candidata è di destra e conservatrice. L'altro non so chi sia né da dove viene». Ora, ovviamente Jorge Bergoglio sa fin troppo bene da quale milieu culturale provenga Macron; probabilmente nella sua logica (è pur sempre il Papa!) ritiene che provenga direttamente dall'Inferno.
Emmanuel Macron è figlio diretto del costruttivismo e del post moderno, valori che ha profondamente introiettato e che fanno parte pienamente della sua traiettoria di vita, sia quella ufficiale sia quella "segreta". Nulla da dire - ci mancherebbe - sulle sue scelte personali, ma molto da dire sulle sue scelte valoriali e sull'impostazione culturale di cui è figlio.
L'ho detto in tutte le salse anche su questi schermi, il costruttivismo - o meglio l'impostura costruttivista - è l'avversario più subdolo e potente di Karl Marx, quello che più potentemente ha annullato le categorie di Marx - cioè oppressi e oppressori, sfruttati e sfruttatori - per sostituirle, appunto con un lavoro di decostruzione - con le categorie post moderne maschi/femmine (nell'accezione culturale della dicotomia), etero/gay, bianchi/neri e chi più ne ha ne metta. Il giochino può continuare all'infinito mettendo il velo di Maya alle categorie marxiane che mostrano il volto mostruoso del capitalismo.


Macron ha come padre spirituale l'economista Jaques Attali, ben più di un economista, un filosofo, un sociologo, un illuminato (o un ottenebrato, a seconda dell'ottica con la quale lo si vuole guardare), un visionario che guarda lontano e che allo stesso tempo disegna il futuro. Ma quale futuro disegna Attali? Lascio a lui la parola così come l'ha pronunciata in un intervista a la Repubblica del 19 Agosto 2014:

«La riproduzione diventerà compito delle macchine, mentre la clonazione e le cellule staminali permetteranno a genitori-clienti di coltivare organi a volontà per sostituire i più difettosi. Un bambino potrà essere portato in grembo da una generazione precedente della stessa famiglia o da un donatore qualsiasi, e i figli di due coppie lesbiche nati da uno stesso donatore potranno sposarsi, dando vita a una famiglia con sole nonne e senza nonni. Molto più in là, i bambini potranno essere concepiti, portati in grembo e fatti nascere da matrici esterne, animali o artificiali, con grande vantaggio per tutti: degli uomini poiché potranno riprodursi senza affidare la nascita dei propri discendenti a rappresentanti dell'altro sesso; delle donne poiché si sbarazzeranno dei gravi del parto».

Un mondo ai miei occhi distopico, il trionfo di Hitler e Mengele sebbene in divisa da SS color rosa.
Il discorso sarebbe lunghissimo e certamente non adatto a questi schermi. Pongo l'accento solo su quel "genitori-clienti" che sottintende la nascita (già è nato per la verità) di un mercato della vita, ovviamente per ricchi.
Inutile sottolineare l'accento sull'eugenetica degli uomini sani che attingono organi (evidentemente espiantati da uomini "inferiori" da usare come miniera). Potrei aggiungere che le donne che mettono al mondo gli uomini "giacimento di organi" saranno povere e che i beneficiari dei trattamenti saranno i figli di chi se lo può permettere.
Inutile dire che questo è il trionfo del dottor Mengele. Evito di aprire il discorso sugli archetipi psicologici dell'uomo occidentale ricco...sono gli stessi dei nazisti: vogliamo scommettere che i figli "ordinati e fatturati" saranno di pura razza ariana?
Un discorso raggelante quello di Attali. Basta dire che tratteggia un nuovo capitalismo dove i ricchi saranno non solo ricchi ma la razza superiore teorizzata da Hitler e Mengele.
Voi direte che questa è solo la visione di un pazzo? No mi spiace, Attali non è un pazzo ed è inserito in una corrente culturale fondamentale: il post moderno.
Da dove traggono origine tante visioni, dal Manifesto Cyborg di Donna J. Haraway (peraltro fatto studiare in quell'ignobile postribolo capitalista noto come Università di Harvard), le ideologie sul gender, il suprematismo femminista (quello che io non troppo amichevolmente chiamo nazi-femminismo) e tante altre cose, diverse ma tutte unite dal filo conduttore di usare il corpo umano, la Vita come occasione di business - ultima frontiera - per il capitalismo morente e in crisi.
Per tutto questo io non voterei mai, mai, mai e poi mai Macron che è figlio diretto (consapevole o inconsapevole non mi frega nulla) di questa visione distopica nella quale si sta trascinando il mondo.
Il voto alla Le Pen può essere utile? Temo di no. Forse lei è cosciente dell'importanza della partita che si sta giocando in Francia (sicuramente ne è cosciente Jorge Mario Bergoglio).  Una partita dove le questioni legate all'Euro, ai parametri di Maastricht e alla regolamentazione dell'immigrazioni sono cose minimali.
Sicuramente l'importanza della partita non è compresa dagli elettori della Le Pen che sono all'oscuro anche perché perfino i candidati non ne parlano per non spaventare la gente.
Ma poco importa, i nuovi nazisti, i discepoli di Hitler e Mengele mascherati da "buoni" vanno fermati a tutti i costi.
Quale sarebbe in tutto questo il compito dei marxisti veri? Quello di aprire il dibattito sugli sviluppi del nuovo capitalismo nascente contrapponendo le vecchie (ma attualissime) categorie marxiane all'impostura post-moderna e costruttivista.
Ovviamente nessuno lo farà né sotto l'aspetto economico né tantomeno su quello filosofico. Per questo mi sento come uno zelota nella fortezza di Masada sotto assedio romano.
Ora fucilatemi pure. Comunque delle vostre accuse di "rossobrunismo" je me'n fous. E vi contrappongo l'accusa di nazismo in divisa rosa. Nazisti siete e nazisti rimarrete.





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Commenti
  • Laertino 02/05/2017 alle 00:36:08 rispondi
    Delirium tremens
    Articolo veramente delirante.
    "Da marxista potenziale elettore della "fascista" Le Pen mi sento come un disperato zelota nella fortezza di Masada."
    Basterebbe solo questo incipit, per definire l'autore uno "pseudo-marxista".
    Il resto dell'articolo è ancora peggio.
    Il signor Masala una Marx e il marxismo, alla stregua di una qualsiasi filosofia.
    Ma il marxismo è un "metodo", che è il grande assente di questo articolo. Con buona pace di Preve, Fusaro e i vari "maestri del marxismo filosofico".
  • Laertino 02/05/2017 alle 00:38:04 rispondi
    Delirium tremens
    Articolo veramente delirante.
    "Da marxista potenziale elettore della "fascista" Le Pen mi sento come un disperato zelota nella fortezza di Masada."
    Basterebbe solo questo incipit, per definire l'autore uno "pseudo-marxista".
    Il resto dell'articolo è ancora peggio.
    Il signor Masala una Marx e il marxismo, alla stregua di una qualsiasi filosofia.
    Ma il marxismo è un "metodo", che è il grande assente di questo articolo. Con buona pace di Preve, Fusaro e i vari "maestri del marxismo filosofico".
  • penzones 02/05/2017 alle 22:38:53 , modificato il 2017-05-03, alle 00:28:11 rispondi
    Ci salverà il coraggio di guardare oltre gli steccati
    Non sono vecchissimo, sono sulla sessantina, ho percorso anch'io un po' di strade tutte però sul versante, nel mio piccolo, dell'impegno sociale, come si diceva una volta. Fin da ragazzo nel movimento studentesco; poi nella cultura, fondando insieme con altri un circolo arci; poi, con un'esperienza, breve ma intensa, nel comparto alimentarista della Cgil, per la lotta, dentro le fabbriche di conserve alimentari dell'agro nocerino, al caporalato.

    Io mi sento di sinistra ma la vivo, ormai, come un'identità molto più ampia che abbraccia l'umanità delle persone al di là dell'ideologia, paravento per le scelte dei partiti della sinistra che di sinistra hanno mostrato ogni volta di non avere nulla. Da anni siamo spettatori di una sua trasformazione mostruosa, un processo di ingegneria genetica che ha sostituito il gene del diritto di cittadinanza, dei diritti politici e sociali come quello al lavoro, all'istruzione, alla salute, con il diritto ad un libertarismo generico e una democrazia formale; che ha sostituito l'internazionalismo dei popoli con quello del mercato e del capitale;

    l'impegno alla pace con un pacifismo di facciata che mimetizza un imperialismo tout court e nasconde il sostegno a regimi neonazisti come quello che ha preso vita dal golpe di piazza Maidan. La sinistra ha aderito alla causa della guerra infinita e sostenuto politicamente e militarmente tutti gli interventi armati in Libia e in Medioriente. Ha svenduto i beni dello stato e abbracciato la globalizzazione liberista schierandosi a difesa di una democrazia che maschera gli interessi di un élite finanziaria che produce armi, che si impossessa delle fonti energetiche, che gestisce il commercio alimentare e impone ai contadini del mondo le sue sementi; che sottrae autonomia e sovranità con istituzioni sovranazionali che ci ingabbiano con le loro regole.

    La sinistra vera c'è ancora ma non ha più etichette. Ha invece il volto semplice di chi ha i piedi per terra e non nega per partito preso la realtà dei fatti, di chi concretamente guarda all'interesse generale e tende la mano al di là degli steccati.
    E' per questo che dico che bisogna reagire con un salto di qualità nella nostra visione del mondo, altrimenti non potremo evitare lo scippo della democrazia, che si prospetta come una possibilità sempre più concreta a seguito della crisi che si viene palesando da quando allo Stato, come riferimento sostanziale e soggetto regolatore, si è andato via via sostituendo il mercato.

    "Ognuno per sé e il mercato per tutti" è stata la logica che ha intessuto l'ideologia liberista. La finanziarizzazione del sistema poi ne ha portato alla luce la natura di luogo preminente della "selezione" basata sui principi di forza e spregiudicatezza e ha mostrato come, in realtà, sia fatto per concentrare il potere in pochissime mani.

    Un processo che ha introdotto nuove entità sovranazionali e smisuratamente potenti: le multinazionali con a seguito le varie lobby e non meno potenti banche d'affari. Oggi "l'economico" è lo strumento di potere che detta le regole e stabilisce i valori, mentre la guerra è il veicolo per l'affermazione di questi nuovi soggetti che hanno l'intento preciso di sostituirsi agli stati nazionali.

    La ricostruzione di un modello di democrazia deve necessariamente partire dal riproporre la centralità dello stato e della nazione. Lo Stato nazione è, come scriveva Friedrich List, l'unico intermediario fra individuo e umanità, e in quanto tale ha la capacità gestire società complesse. Pensiamo, per esempio a stati come quello siriano con a guida un governo laico di impronta baathista che per anni ha governato una società multiconfessionale e multietnica che ha retto perfettamente finché la democrazia occidentale non ha voluto "esportare" le sue regole.

    Ormai i fatti hanno messo in evidenza come le ideologie sono un inganno. Basta colorare di rosa o arancione operazioni nefande perché masse di persone partecipino alla caduta di quei governi che cercano di difendere la sovranità dello stato. Quella delle ideologie è una messinscena ben progettata per farci credere che stiamo recitando da protagonisti quando, invece, il nostro è solo un ruolo in un opera dei pupi. E' come una malerba che si è radicata nel profondo tanto da confondersi con il nostro sentire. Non capiamo che aderiamo ad una identità preconfezionata, fatta di schemi che hanno il solo scopo di metterci gli uni contro gli altri.

    Il "dividi et impera" oggigiorno è lo strumento fondamentale nelle mani di oligarchie finanziarie che vogliono imporre un ordine sovranazionale dove ogni anelito alla libertà, per l'estesa omologazione in cui siamo spinti, sarà reso inutile perché azzerando le identità, i valori, l'etica, non ci sarà più nulla da difendere. La libertà non avrà ragion d'essere per il fatto stesso che non ci sarà più un "essere" per la cui libertà combattere. In questo ha perfettamente ragione Giuseppe Masala.

    Credo, quindi, che dovremmo scegliere e spingere all'adesione al multipolarismo perché quest'ultimo ha le sue fondamenta nella difesa delle sovranità nazionali e delle specifiche identità culturali, e perché si presenta come lo spazio dove le comunità potranno di nuovo giovarsi dei processi democratici e di partecipazione. La dicotomia unipolarismo-multipolarismo diventa il discrimine che permette di leggere in trasparenza le trame che si nascondono dietro i fatti della cronaca politica e internazionale.

    In questo senso le parole di Marin Le Pen sono chiare:
    "Non desidero promuovere un qualunque sistema che abbia valore universale, ma al contrario, promuovere il rispetto delle culture, il rispetto delle libertà dei popoli.
    Dentro di me porto la convinzione che la rigogliosa diversità delle culture nasca da questa visione della civiltà e che questo concetto del mondo è il più grande dono che la Francia possa offrirgli.
    La Francia deve rispettare l'uguale dignità delle Nazioni e dei popoli; essa intende proteggere la loro integrità, la loro singolarità e la loro sovranità così come intende proteggere la sua stessa singolarità.
    Promuovere la non-ingerenza, la sovranità degli Stati e la libertà politica delle Nazioni, è la strada del vero universalismo, quello delle differenze, delle culture e delle civiltà, che non possono esistere se non pluraliste, e che la mondializzazione trasforma in caricatura turistica o mercanzia di scarso valore.
    Il diritto è troppo spesso la maschera dei più brutali rapporti di forza, quando non è il mezzo per nuove forme di colonizzazione e di sottomissione, tanto più pericolose quanto più sono diffuse e quanto più avanzano dietro la maschera di bei princìpi e di grandi sentimenti.
    Io impegnerei la Francia in una azione risoluta fra le istituzioni e le intese internazionali, perché la diversità delle Nazioni e l'aperta coesistenza dei loro interessi legittimi costruiscano una pace durevole con la negoziazione e la concertazione, fondata sull'eguaglianza nel diritto ed il mutuo rispetto".

    Ciò detto però, la coerenza della Le Pen a questa prospettiva è tutta da verificare.
    I cosiddetti padroni del mondo hanno mostrato di avere una enorme capacità di condizionare, ricattare e manipolare. Ma se riuscissimo nel disarmare la loro principale risorsa, quella del "dividi et impera", avremmo già ottenuto una grande vittoria.

    Salvatore Penzone
  • Mario Pansera 04/05/2017 alle 08:58:04 rispondi
    costruttivismo? Masala non sa di cosa parla
    con tutto il rispetto... articolo spazzatura!
    io capisco il punto di vista Marxista...ma un'analisi cosi superficiale del costruttivismo e' veramente deprimente. Le idee costruttiviste sono alla base della critica all'ideologia della crescita e dello sviluppo. temi a mio avviso molto cari ad Alternativa e a questo sito.
    Mi urge ricordare a Masala che il costruttivismo ha dimostrato quanto il Marxismo non sia altro che l'altra faccia del capitalismo!