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Politica e Beni Comuni

La logica da arco costituzionale

In Francia al voto per il ballottaggio ha prevalso ancora una volta il fronte repubblicano. [Daniele Scalea]

Redazione
domenica 7 maggio 2017 22:21

di Daniele Scalea

Il ballottaggio francese non ha visto prevalere né la dicotomia globalisti-sovranisti (tanti "antimondialisti" hanno votato Macron, scheda bianca o si sono astenuti, malgrado EM sia il candidato più "globalista" che ci si potesse immaginare per la Francia) né quella Destra-Sinistra (non abbiamo ancora i flussi elettorali ma tutto lascia supporre che la maggioranza degli elettori gollisti non abbia appoggiato la Le Pen ma Macron). Semmai a prevalere è stata ancora la logica da "arco costituzionale", per dirla con un vecchio termine italiano, o di "fronte repubblicano", per usare l'espressione che piace ai cugini d'Oltralpe: il lepenismo è considerato improponibile ancora da una parte preponderante di elettorato francese.

Non che la Le Pen non abbia fatto passi in avanti: ha ottenuto un endorsement da un leader gollista come Dupont-Aignan e ha fatto decisamente meglio del padre, che al ballottaggio non andò oltre la percentuale presa al primo turno. La Le Pen è riuscita a farsi accettare come seconda scelta accettabile da un 15% di francesi per cui non era la prima scelta.

Ripensando alla prestazione di Jean-Marie quindici anni fa, Marine Le Pen ha guadagnato poco più di un punto percentuale per anno. Troppo poco, anche perché constituencies radicalmente ostili alla Le Pen stanno crescendo numericamente (i musulmani e gli immigrati in genere) e hanno già dimostrato di essere decisive in un'elezione (2012, Hollande vs. Sarkozy fu deciso dal voto dei musulmani compatto per il primo). Per la Le Pen è una lotta contro il tempo, e oggi puntava al 40%, cui non si è nemmeno avvicinata.

Per cercare di accelerare la sua scalata nei consensi arriva il progetto di una nuova formazione politica, un ulteriore passo avanti nel liberarsi della pesante eredità del Front National. Molti commentatori pensano che voglia erodere votanti di Melenchon, ma penso sia molto più realistico pensare che la Le Pen voglia sfidare i gollisti per diventare partito di riferimento della Destra, esattamente come Macron riuscirà, probabilmente, a rubare la Sinistra al PS.

Del resto, la lezione di Trump è chiara: ha vinto perché è riuscito ad accaparrarsi il voto operaio nella Rust Belt, ma questo sarebbe stato insufficiente senza l'appoggio dei tradizionali elettori repubblicani, che spesso l'hanno scelto con poco entusiasmo solo perché era il portabandiera di un partito "istituzionale". La Le Pen questo partito istituzionale non ce l'ha, ma ora cercherà di costruirselo.


(7 maggio 2017)


Articolo tratto dalla pagina fb dell'autore © Daniele Scalea.



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