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Democrazia nella comunicazione

Chi non si piega a Macron

La Francia Non Sottomessa giocherà le sue carte già alle legislative di giugno. Plastic Macron il Thatcheriano sconterà molte contraddizioni. [Pino Cabras]

Redazione
lunedì 8 maggio 2017 11:46

di Pino Cabras.

Ho letto da sinistra diverse critiche alla scelta che ha fatto il più eminente rappresentante della 'gauche', Jean-Luc Mélenchon, ossia: non appoggiare Emmanuel Macron in vista del ballottaggio che ha consegnato a quest'ultimo e ai suoi facoltosi burattinai le chiavi dell'Eliseo.

I critici sottovalutano la portata del tema scelto da Mélenchon per dare un nome alla sua campagna: La France Insoumise, ossia La Francia non sottomessaMélenchon ha rotto l'eterno ricatto del "voto utile" con cui la sinistra si mette sotto padrone e si fa distruggere, come è accaduto in Italia. 
Non sottomettersi significa che la paura del lepenismo odierno non deve implicare il doversi mettere direttamente nelle mani dei progetti disumanizzanti di Jacques Attali e degli altri creatori di Macron. 

In vista delle elezioni legislative di giugno, Mélenchon si presenta ora come ispiratore di una forza autonoma, indipendente, in grado di espandersi presso l'area vastissima del voto che per l'elezione presidenziale ha scelto di astenersi. E può farlo perché non ha assicurato ai padroni del vapore l'idea che "tanto i nostri voti sono scontati". Durante tutta la campagna elettorale ha costantemente criticato il meccanismo costituzionale stesso che fa della Francia una "monarchia repubblicana". E che porta a scegliere alla fine un presidente non rappresentativo.
Se si gioca bene le carte, e se nel frattempo i media francesi non decidono definitivamente di proporre una forma soffocante di pensiero unico, Mélenchon può diventare Primo Ministro in un'interessante
cohabitation con Plastic Macron. O in ogni caso può guidare un'opposizione forte in prospettiva.
E la prospettiva conta: nella fascia d'età 18-24 anni la maggioranza dei voti è andata a Marine Le Pen.  Nei prossimi anni intere coorti di giovani entreranno in conflitto con l'idea di lavoro espressa da Macron, che ha dichiarato che "i britannici hanno la fortuna di aver avuto Margaret Thatcher" e che ritiene che "la disoccupazione di massa in Francia è dovuta al fatto che i lavoratori sono troppo protetti". L'appello ricattatorio al "meno peggio" si scontrerà a un certo punto con una condizione materiale che lo renderà inconsistente. 
Fin qui ha funzionato la trappola descritta da Alessandro Robecchi: "Le politiche dei Macron producono le Le Pen, poi bisogna votare Macron per fermare la Le Pen. E' un meccanismo perfetto, tipo tagliola".  Ma la tagliola non funzionerà per sempre. Per sfuggire alla trappola meglio attrezzarsi in tempo e non garantire né svendere nulla ai burattinai dei Macron e dei Renzi. Che intanto faranno di tutto per farci pensare che non esistano alternative.



  Post Scriptum
Molti hanno giustificato il voto a Macron per ragioni "antifasciste". Ma Macron condivide con tutte le forze politiche atlantiste europee una grave responsabilità nel coprire politicamente le forze nazistoidi cooptate al potere in Ucraina e nei paesi NATO dell'area baltica. Non dobbiamo mai arrenderci alla loro amnesia-amnistia selettiva, e ricordare questo dettaglio importante, che incide profondamente sulle prospettive di pace in Europa.




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Commenti
  • penzones 09/05/2017 alle 13:40:04 rispondi
    Ci salverà solo un sano pragmatismo...
    Secondo Sapir "bisogna capire che quando si parla di un "popolo" non stiamo parlando di una comunità etnica o religiosa, ma della comunità politica di individui riuniti che prendono in mano il proprio futuro". Aggiungerei che lo stesso discorso vale per i vari capannelli di chi, invece di sentirsi una vera comunità, sovrana e capace di decidere della propria esistenza, si va raggruppando intorno a ideologie che hanno ormai fatto il loro tempo. Categorie come destra e sinistra, ancora più di prima, si mostrano funzionali agli interessi di chi, essendo un'infima minoranza deve, per necessità, dividere il fronte della stragrande maggioranza che vuole dominare. Bisogna fare il possibile perché quelli che si oppongono alla NATO, all'Euro, al globalismo, si prendano la responsabilità di far sì che l'essenziale del discorso politico si liberi di ogni pastoia ideologica. Probabilmente la Le Pen non si è mossa come avrebbe dovuto per il peso della zavorra che si porta dietro. Forse l'annuncio di voler cambiare nome al partito permetterà, alle prossime politiche, una rivincita del fronte sovranista. Auspico che anche in Italia si impari dalla lezione francese.