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Politica e Beni Comuni

Hanno mangiato la brioche

Dopo le legislative di giugno, il vero Macron: e la sostanza marroncina con la quale è farcita la brioche non è precisamente crema al cioccolato. [il simplicissimus]

Redazione
lunedì 8 maggio 2017 23:30

il simplicissimus.


Oggi sono tutti contenti che Macron sia riuscito a sconfiggere il fascismo. Non è stato da meno di Reagan, Thatcher,  Sarkozy, Merkel,  Hollande,  i Chicago boys e Pinochet i quali di volta in volta hanno salvato il popolo dalle insidie dell' "estrema sinistra", del "populismo" del "castro-chavismo", del "sovranismo", del comunismo. 
Ora i francesi hanno la loro brioche e dunque potranno continuare la guerra in Siria, aiutare i nazisti ucraini, continuare a fare stragi in Africa per sostenere dittature tribali, non mettere mai più in dubbio la Nato, ma soprattutto potranno finalmente lasciarsi alle spalle gli obsoleti diritti del lavoro.

Ben presto ci si accorgerà che in Francia ha vinto comunque la destra e dopo le legislative di giugno, Macron mostrerà il suo vero volto facendo scoprire che la sostanza marroncina con la quale è farcita la brioche non è precisamente crema al cioccolato. 
Del resto cosa ci si può attendere da uno la cui candidatura al potere è stata di fatto avanzata dal seguace dell'eugenetica  Jacques Attali, a una riunione di Bilderberg nel 2014? 
E cosa ci si può aspettare da corpi elettorali sistematicamente frastornati da un' informazione divenuta cane da guardia del gregge e sempre più composti dalle generazioni perdute, rassegnate alla precarietà, votate al dilettantismo e orgogliose di "spiccicare" in inglese per poter imitare modelli di subordinazione e  di primitivismo antropologico? 
Cosa ci si può attendere da giovani di apparente sinistra che affermano di aver dovuto scegliere tra fascismo e capitalismo? 
Nemmeno si accorgono che i capitalisti hanno scelto per loro fin dall'inizio, che hanno creato le condizioni per una dicotomia così ridicola tra una signora di provincia piuttosto confusa e dunque anche erratica sui temi della campagna e un giovanotto ricco, arrogante e del tutto irrilevante sul piano della politica e dell'intelligenza. 

Li hanno messi nel recinto lasciando che fossero loro stessi a chiuderlo; il vecchio fascismo è usato da quello nuovo come un'arma per la lotta di classe.

Per quanta generosità e per quanta abilità possano avere i dirigenti che vengono da un altro mondo come Mélenchon, cosa possono mai fare con questa creta antropologica creata dal neo liberismo?  
E' come se Michelangelo dovesse creare la Pietà col pongo e dipingere la Sistina con le bombolette.  

Infatti chi non voleva scegliere il capitalismo poteva astenersi invece di andare a fornire il proprio contributo, negare quanto meno il consenso, relativizzando la vittoria di Macron. E di certo non si ci saranno difficoltà per la potente macchina mediatica a riproporre lo stesso rozzo schema dicotomico alle legislative tra poco più di un mese. Sarà ancora capitalismo contro fascismo, democrazia contro comunismo, crescita contro i fantasmi di recessione annunciata, sicurezza contro libertà (magari con qualche sollecitato apporto del Califfo), il giovane presidente contro il vecchio Parlamento anche se a  Macron non dovrebbe poi dispiacere: insomma la caricatura della dialettica, quella che è stata così efficace specie dopo il crollo del comunismo e il contemporaneo crollo della cultura politica. 
Mélenchon, il leader della sinistra, aveva rifiutato di cadere in questo semplicistico tranello, evitando la logica del meno peggio nella speranza di poter mettere un argine ai poteri finanziari almeno alle legislative, condizionando l'Eliseo, ma dai risultati che vediamo, dalla demonizzazione e dal ricatto che è stato esercitato su di lui e dalla esiguità della pattuglia dei non macronisti per necessità, si può legittimamente dare per fallito anche questo progetto.

C'è chi pensa che questa situazione di impotenza porterà a una serie di secessioni interne nella sinistra, tra Francia periferica e Francia metropolitana, tra Francia repubblicana e Francia mussulmana, tra Francia operaia e Francia borghese, insomma a una decostruzione del Paese. 
Ma questo è per l'appunto l'obiettivo del capitale globale: fare in modo che vi sia meno società collettiva possibile per potere dominare meglio: più un Paese è spaccato all'interno, meglio è, nonostante i problemi che questo può creare. 

Quindi è vero che Macron all'Eliseo finirà per radicalizzare la battaglia politica, ma nel contesto attuale questo non potrà che portare acqua al mulino dei suoi burattinai.

Fonte: https://ilsimplicissimus2.com/2017/05/08/hanno-mangiato-la-brioche/.



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Commenti
  • penzones 09/05/2017 alle 13:26:45 , modificato il 2017-05-10, alle 14:25:11 rispondi
    Svegliamoci! Smettiamo di aiutare chi con il dividi et impera vuole dominarci.
    A parte le determinanti socioeconomiche a cui nel duello finale con Macron non ha voluto fare ricorso, una chiara posizione contraria alla guerra condotta dagli USA-NATO in Medioriente, che ne sottolineasse la responsabilità a proposito dei flussi di rifugiati, poteva permettere alla Le Pen di portare una parte della comunità musulmana a votare per lei. Un dialogo con l'Islam a questo proposito le avrebbe permesso di sfuggire alla retorica dello "scontro di civiltà" e avrebbe così spezzato anche una lancia a favore del fronte antiglobalista. Un discorso pragmatico su questi argomenti l'avrebbe aiutata a liberarsi del costume da ultra destra razzista permettendo a parte dell'elettorato di Mélenchon una maggiore mobilità. Per la Le Pen c'erano dei margini di manovra per vincere le presidenziali ma avrebbe dovuto avere l'intelligenza di guardare oltre le barricate che il FN ha innalzato in questi anni. La sfida oggi è quella di liberarsi dalle etichette, assumere il volto semplice di chi ha i piedi per terra e non nega per partito preso la realtà dei fatti, di chi concretamente guarda all'interesse generale e tende la mano al di là degli steccati. Se la Le Pen fosse riuscita in una siffatta operazione si sarebbe certamente garantita la vittoria. Bisogna reagire con un salto di qualità nella nostra visione del mondo, altrimenti non potremo evitare lo scippo della democrazia per la crisi delle istituzioni nazionali che ora dopo queste elezioni corrono un pericolo mortale. Dobbiamo capire che il "dividi et impera" oggi è lo strumento fondamentale nelle mani di oligarchie finanziarie che vogliono imporre un ordine sovranazionale dove ogni anelito alla libertà, per l'estesa omologazione in cui siamo spinti, sarà disattivato perché azzerando le identità, i valori, l'etica, non ci sarà più nulla da difendere. La libertà non avrà ragion d'essere per il fatto stesso che non ci sarà più un "essere" per la cui libertà combattere.
 
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