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Democrazia nella comunicazione

Violenze e morte in Venezuela: parlano le vittime

I media occidentali tacciono sulle guarimbas, la guerriglia da strada dell'estrema destra venezuelana. Una narrazione rovesciata, come per la vicenda ucraina.

Redazione
lunedì 15 maggio 2017 00:27


di Fiorangela Altamura.

Era il 2014 e le manifestazioni dell'opposizione venezuelana, che voleva usurpare il potere attraverso la violenza e ignorando il processo democratico, causavano 43 morti e oltre 800 feriti. A capo della fazione più estrema dell'opposizione venezuelana - che chiamava ai disordini per provocare un'insurrezione armata contro il legittimo governo o un intervento esterno - c'era Leopoldo Lopez, poi condannato a 13 anni di carcere per diverse fattispecie di reati e ritenuto prigioniero politico da parte della politica internazionale direttamente influenzata dalle potenze occidentali.

Le vittime erano in maggioranza membri della Guardia bolivariana, chavisti o semplici passanti. Vittime due volte: della destra che aveva scatenato il caos e della menzogna che attraversava i canali di tutto il mondo attribuendo la responsabilità dei loro lutti e dei loro dolori alla repressione governativa.
E così oltre mille persone, tra familiari e feriti di due mesi di terrore, decisero di unirsi costituendo il "Comitato Vittime delle Guarimbas e del golpe continuato", laddove per «guarimbas» si intendono le tecniche di guerriglia da strada utilizzate dall'estrema destra le cui pratiche vediamo riaccendersi impetuosamente in questi giorni. Impressiona vedere le stesse tecniche e le stesse dinamiche che abbiamo visto anche in Ucraina negli ultimi anni, con il medesimo atteggiamento unidirezionale dei grandi media occidentali.

Il Comitato in questi tre anni ha incontrato associazioni e movimenti sociali in tutto il mondo ma ha soprattutto richiesto incontri istituzionali, anche all'UE e nei diversi stati europei con l'esigenza insopprimibile di portare alla luce la verità, quella che ai governi neoliberisti mondiali è convenuto ribaltare.
A Roma solo il Movimento Cinque Stelle fu disposto ad incontrarli; il PD e altri partiti di destra fanno da portavoce e intrattengono relazioni con le opposizioni, come dimostra il caso dell'approvazione dell'ultima mozione contro il governo del paese, su iniziativa di Pierferdinando Casini.

Due giorni fa alcuni membri del Comitato erano all'Ambasciata venezuelana in Spagna, mentre membri dell'opposizione assediavano la sede diplomatica tenendo per ore in ostaggio i diplomatici e i partecipanti all'incontro.


Ancora continuano ad essere silenziati, ancora e a maggior ragione adesso, perché a partire dalle loro testimonianze sarebbe possibile realizzare quale sia la realtà e quanto i media siano bugiardi e complici.

Di seguito la richiesta ufficiale del Comitato ricevuta e sottoscritta nell'ottobre del 2015 dall'amministrazione comunale di Napoli, che aprì le porte a tre rappresentanti del Comitato.
Si tratta di parole "illuminanti", specie nella parte in cui si rivolgono alle associazioni che lavorano per i diritti umani, laddove si chiede di non strumentalizzare politicamente e manipolare i fatti.

«Noi, donne e noi uomini del "Comité de Victimas de las Guarimbas y Golpe continuado", nella nostra condizione di vittime e di familiari delle vittime della violenza politica accaduta in Venezuela nel mese di aprile del 2013 e da febbraio a giugno 2014, ci rivolgiamo a Voi al fine di esporVi e informarVi sui seguenti fatti:
Come è noto, negli ultimi due anni il nostro paese è stato vittima di attacchi violenti contro le istituzioni democratiche da parte di settori nazionali e internazionali precisamente identificati, con il proposito di non riconoscere la volontà della maggioranza del popolo venezuelano e forzare una rottura dell'ordine costituzionale.
Tale offensiva è giunta al suo apice attraverso la promozione di atti di violenza e terrorismo contro persone ed istituzioni, in violazione dei diritti umani degli abitanti della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Come risultato di tali atti, solo nell'anno 2014, 43 persone hanno perso la vita e 878 sono rimaste ferite: tra queste ultime eravamo anche noi, ora componenti di questo Comitato.
Inoltre, questa violenza, attivata per motivi politici, pianificata e portata avanti in tutto il paese, ha gravemente colpito strutture educative, centri ambulatoriali, locali di stoccaggio e di distribuzione di alimenti, oltre ad altre strutture destinate alla tutela dei diritti umani.
Purtroppo, tutti questi avvenimenti sono stati taciuti o manipolati dai media, da diversi attori politici e persino da alcuni organismi internazionali nel campo dei diritti umani, pretendendo di mostrare gli autori intellettuali e materiali della violenza come vittime del potere statale e scordando completamente chi, come noi, ha sofferto e soffre ancora le conseguenze dell'appello alla violenza.
In virtù di quanto esposto, e in considerazione di tutti i casi di grave violazione dei nostri diritti umani e di quelli dei nostri familiari accaduti in occasione di tali eventi, Vi chiediamo molto rispettosamente di:
- Primo: prendere parte alla campagna internazionale di solidarietà con le vittime delle violenze politiche pianificate, dirette ed eseguite dai settori della destra radicale dell'opposizione venezuelana negli anni 2013 e 2014, attraverso la pubblicazione di comunicati, la diffusione di informazioni e la creazione di spazi di riflessione che permettano di conoscere la verità;
- Secondo: respingere gli atti di violenza promossi tra il 2013 e il 2014 dai settori dell'opposizione venezuelana, atti lesivi dei nostri diritti umani, del diritto alla vita, alla salute e all'integrità personale della nostra cittadinanza, e che hanno avuto come obiettivo quello di disconoscere le istituzioni democratiche e la Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela;
- Terzo: esortare sia gli organismi internazionali che tutelano i diritti umani sia gli altri attori affinché evitino la strumentalizzazione politica dei diritti umani e non siano complici dei settori dell'opposizione venezuelana che cercano di mettere a tacere il tutto, tergiversando sugli eventi violenti e di incommensurabile odio che si sono vissuti in Venezuela tra il 2013 e il 2014.»

I video mostrano come effettivamente si svolgano le violenze in questi giorni. Ricordiamo che la Guardia bolivariana è in strada senza armi da fuoco e infatti subisce violenze e umiliazioni.

In quale parte del mondo i manifestanti sarebbero liberi di aggredire la polizia senza subire conseguenze? Purtroppo in Venezuela sta accadendo, in un eccesso di zelo.



Alcune testimonianze di membri del Comitato:


Servizi di RT e TeleSur sull'auduzione del Comitato presso l'UE:








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