Informativa

Per migliorare il nostro servizio, la tua esperienza di navigazione e la fruizione pubblicitaria questo sito web utilizza i cookie (proprietari e di terze parti). Per maggiori informazioni (ad esempio su come disabilitarli) leggi la nostra Cookies Policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.

OK X
Globalist:
stop


Guerra e verità

Progressisti in divisa (2), Amnesty e dintorni

2ª puntata di "Progressisti in divisa: la Sinistra pacifista viene arruolata", saggio di P. Boylan di cui pubblicheremo l'e-book. Come il potere ha conquistato Amnesty e altri.

Redazione
giovedì 18 luglio 2013 00:08


"Progressisti in divisa: la Sinistra pacifista viene arruolata": è il titolo di un libro di Patrick Boylan* che stiamo pubblicando a puntate su Megachip, capitolo dopo capitolo (QUI la prima puntata) per poi pubblicarlo tutto insieme in forma di e-book. Sono messi a nudo i difetti dei pacifisti italiani e occidentali, che condividono i difetti della sinistra, nel frattempo auto-eliminatasi e cooptata nel campo di chi fa le guerre. Questa è la seconda puntata.
Buona lettura
(la Redazione)



III. La guerra ideologica contro la Sinistra (pacifista): i dieci tasselli del mosaico

di Patrick Boylan.

Di seguito, i dieci tasselli da inserire nel vasto mosaico dell'espropriazione e contaminazione del pacifismo di sinistra da parte dei poteri forti. Sono raggruppati due per due sui seguenti piani:

-  internazionale - 1° tassello: Amnesty (USA); 2° tassello: l'ong francese FIDH;

- nazionale -  3° tassello: Tavola della Pace; 4° tassello: RaiNews24;

-  individuale - 5° tassello: Padre Dall'Oglio; 6° tassello: Giulio Marcon;

-  virtuale - 7° tassello: il sito Avaaz; 8° tassello: i forum dei pacifisti in Internet;

-  ideologico - 9° tassello: Tom Perriello e il pacifismo pragmatico;
ideologico -10° tassello: I rossobruni e il nazional-progressismo.

Vediamo in questa puntata il Primo e il Secondo Tassello.

Primo Tassello - Amnesty (USA)       


Sul piano internazionale, nel gennaio del 2012 è stata nominata a capo di Amnesty International (USA) Suzanne Nossel, ex-assistente dell'allora Segretario di Stato USA Hillary Clinton e redattrice delle mozioni ONU per giustificare l'interventismo "umanitario" franco-britannico-americano in Libia, in Costa d'Avorio e adesso, per quanto le mozioni siano state per ora re-spinte, in Siria.  Le implicazioni di questa nomina sono chiare: se Amnesty viene espro-priata dai poteri forti, è indubbiamente per avere in futuro anche la sua voce autorevole a chiedere altri interventi militari occidentali "umanitari" nel mondo. 

Per ulteriori ragguagli sulla Nossel come Progressista in Divisa - come la sua teorizzazione dello "smart power" per imporre la democrazia statunitense nel mondo, con fermezza "non per ultimo militare" - vedi la voce "Nossel" nella Wikipedia di lingua inglese: bit.ly/link-13      .  (N.B. Se mancano le parole in virgolette, "not least military", vorrà dire che la biografia è stata modificata dopo l'apparizione di quest'indagine; cliccare sulla freccia [] per vederne la copia archiviata in data 3-3-2013. Cliccare sul sole [] per la traduzione in lingua italiana.)

Le implicazioni della nomina della Nossel non sono affatto sfuggite ai pacifisti statunitensi, che da un anno - nei blog e nei media - chiedono la revoca di un personaggio così militarista e compromesso (bit.ly/link-14       e  bit.ly/link-15     ). 
Sembra che le proteste - e le tessere strappate - abbiano alla lunga avuto un effetto: il 16 gennaio 2013, il Consiglio d'Amministrazione di Amnesty (USA) ha comunicato che cercava un nuovo Presidente (bit.ly/link-15b     ).  Ma anche se la Nossel è stata alla fine rimossa, la sua nomina va considerata comunque un dato di fatto e quindi un "tassello" nel mosaico degli espropri - realizzati, o comunque tentati, da parte dei poteri forti - degli organismi progressisti e tradizionalmente pacifisti. 

Per avere un'idea della svolta politica "a destra" che Amnesty (USA) ha subito nell'anno passato sotto la presidenza Nossel - e quindi degli effetti reali dell'esproprio di un'istituzione progressista da parte dei poteri forti - basta vedere la lista di petizioni che l'ong ha chiesto ai suoi iscritti d'inviare ai candidati presidenziali durante l'ultima campagna elettorale negli USA (bit.ly/link-16     ).  Esse fanno capire alla perfezione la tattica - già visto con l'Appello per un intervento ONU in Libia e che si ripeterà in tutti gli altri "tasselli" - di far passare come progressiste e pacifiste iniziative funzionali al Potere e alle sue guerre.

Eccone alcune:

-  La guerra in Afghanistan: Amnesty non ha proposto d'inviare a Obama e a Romney nessuna petizione per il ritiro immediato e totale delle truppe statunitensi e alleate dall'Afghanistan. (Alla fine del 2014, il Presidente Obama ritirerà metà delle truppe; ma quelle che lascerà in Afghanistan - 34.000 unità, contando anche le truppe alleate - saranno comunque numericamente superiori ai livelli massimi sotto Bush.)  La petizione proposta da Amnesty si rivolge invece al governo afghano; chiede di attuare provvedimenti per garantire i diritti delle donne dopo il ritiro totale delle truppe USA (e quindi come condizione per il ritiro stesso).  Questa petizione può sembrare a favore dei diritti umani e di genere - ma solo in apparenza.  Sul piano antropologico-culturale è impositiva (top down anziché bottom up) e un provvedimento calato dall'alto non protegge affatto i diritti delle donne in una cultura dove le leggi impopolari vengono semplicemente ignorate.  Mentre, essendo difficile da ottenere, la condizione di Amnesty potrebbe intralciare i negoziati per un accordo di pace e quindi prolungare la presenza delle truppe statunitensi a tempo indeterminato.  Ma questo è ciò che vuole il Dipartimento di Stato americano: mantenere le truppe in Afghanistan a tempo indeterminato!  Se Amnesty avesse davvero a cuore le donne afghane, avrebbe dovuto chiedere il ritiro dei militari e l'uso dei risparmi, ad es., per il microcredito rosa: ciò darebbe loro subito più diritti e dignità.

È stata peraltro la stessa Nossel nel 2009, quando lavorava per il Dipartimento di Stato, a guidare la nota campagna pubblicitaria in tutt'Europa per convincere i progressisti europei a sostenere la guerra in Afghanistan "perché le vostre truppe stanno difendendo i diritti delle donne" (non gli interessi geopolitici ed energetici degli USA).  Sappiamo ora da documenti Wikileaks che questa campagna pubblicitaria era stata richiesta dalla CIA, allarmata dai segni di una ripresa del pacifismo in Europa; contava sulla solidarietà tra donne per frenare quella ripresa (bit.ly/link-17     ).

-  La guerra in Siria:  Amnesty non ha proposto nessuna petizione chiedendo agli Stati Uniti di fermare le loro forniture di armi e di mercenari a determinate milizie ribelli, effettuate sin dall'inizio del conflitto siriano tramite gli stati alleati ed ora in proprio.  Ha proposto invece una petizione che chiede alla Russia di fermare le sue forniture di armi al governo siriano, senza contropartita: proprio ciò che l'ex capo della Nossel, Hillary Clinton, chiedeva ripetutamente alla sua controparte russa, Sergej Lavrov.  Quindi si tratta di una petizione che mira non a fermare la guerra in Siria, né a sostenere l'opposizione nonviolenta, ma, indebolendo le forze governative, a far vincere le milizie sponsorizzate dagli USA.  Milizie che hanno il compito di rovesciare il governo e di prendere il potere in nome del popolo siriano (e per conto degli Stati Uniti); vedi: bit.ly/link-18   .

-  Guantanamo (la prigione statunitense "extra territoriale" dove vengono incarcerati sospettati terroristi da tutto il mondo, senza mandato di arresto o processo, per un tempo illimitato):  Amnesty non ha proposto di inviare ai candidati presidenziali nessuna petizione per la chiusura immediata di Guantanamo.  Ha proposto invece una petizione per sottoporre gli incarcerati - finalmente - ad un processo, con la chiusura della prigione al termine delle pene detentive.  Ma questo significa mai, dal momento che possono essere portati a Guantanamo sempre nuovi prigionieri per sempre nuovi processi e pene detentive.  Inoltre la petizione proposta da Amnesty propone di migliorare le condizioni detentive dei prigionieri, ad esempio permettendo trattamenti al limite della tortura ma non oltre, come è avvenuto in passato.  Questa petizione combacia perfettamente dunque con la svolta di Barack Obama, che ha rinnegato la sua promessa elettorale fatta nel 2008 di chiudere la prigione e che ora parla solo di migliorare le condizioni detentive;

-  Spionaggio in Internet (e-mail, tweet, Facebook, pagine visitate, ecc.): Amnesty non ha proposto nessuna petizione per eliminare lo spionaggio che avviene tuttora negli Stati Uniti da parte della CIA e dell'FBI (nel 2012 si ignorava lo spionaggio condotto anche dalla NSA).  Amnesty ha proposto invece una petizione per vietare all'industria informatica statunitense di vendere i prodotti per lo spionaggio ai governi esteri che risultano su una lista nera stilata dal Dipartimento di Stato (i governi amici degli Stati Uniti potranno invece acquistare questi prodotti senza restrizioni, per poter spiare sui propri cittadini); 

-  Vendita delle armi (gli USA hanno aumentato il loro controllo del mercato mondiale delle armi dal 40% nel 2009 al 78% nel 2012):  Amnesty non ha proposto nessuna petizione per la riduzione della vendita globale delle armi, oppure per la riconversione dell'industria bellica a produzioni civili.  Ha proposto invece una petizione per il divieto alle industrie statunitensi di far pervenire le armi tramite terzi (pratica ancora diffusa) ai paesi che risultano su una lista nera stilata dal Dipartimento di Stato.

La formula è ormai chiara: proporre petizioni in apparenza progressiste ma in realtà di parte, al servizio della politica estera statunitense.

In controtendenza, tuttavia, vi sono alcune petizioni che sono autenticamente progressiste nei contenuti.  La maggior parte riguarda temi che non toccano gli interessi egemonici statunitensi nel mondo.  Ma una sì: la petizione di Amnesty per limitare l'uso dei droni (i piccoli velivoli senza pilota usati per uccidere a distanza tramite telecomandi).  Dal momento che Obama ne ha fatto il perno della nuova strategia bellica statunitense, la petizione di Amnesty, anche se non propone di abolire i droni killer ma solo di regolamentarne l'uso, è senz'altro un passo avanti.  Inoltre le argomentazioni giuridiche che Amnesty fornisce contro l'attuale uso indiscriminato dei droni sono ben studiate e di peso.

A questo punto dunque, diventa impossibile, in base alle petizioni proposte per le elezioni del 2012, liquidare Amnesty (USA) come "burattino del Dipartimento di Stato americano".  In molti casi Amnesty difende sì la politica egemonica del Dipartimento, ma a volte la contrasta - almeno quanto basta per convincere i progressisti a mettere una firma su tutte le petizioni Amnesty che ricevono.  E così Amnesty riesce a confondere e a contaminare gli americani ideologicamente: Guantanamo? Non chiusura ma processi!  Afghanistan? Non ritiro ma diritti delle donne!  L'industria delle armi? Non riconversione in produzione civile ma vendite trasparenti!  Ora vedremo se e come cambia la politica di Amnesty (USA) dopo la partenza della Nossel.


Secondo Tassello - La FIDH

Sempre sul piano internazionale, abbiamo la già menzionata e venerabile FIDH, Federazione Internazionale dei Diritti Umani, fondata nel 1922 con sede a Parigi.  E' forse il primo caso in Europa dell'espropriazione di un ente progressista già esistente da parte dei poteri forti - in questo caso francesi - e costituisce dunque un "tassello" significativo.  (Per gli Stati Uniti, invece, vedi: bit.ly/link-19   ). 

L'espropriazione de facto inizia negli anni '90, in seguito ai successi folgoranti della ong statunitense NED (National Endowment for Democracy).  La NED è un ente "indipendente" finanziato dal Dipartimento di Stato per rovesciare regimi non graditi da Washington, tramite la creazione di movimenti di protesta in nome dei diritti umani, anche in tandem con le fondazioni Soros.  Primo grande successo: Solidarnosc in Polonia ( bit.ly/link-20      ). Per i successi della NED negli altri paesi (Serbia, Georgia, Ucraina, Kirghizstan), vedi il video di Report, "Come nascono le rivoluzioni", realizzato per Milena Gabanelli da una giornalista de Le Monde ( bit.ly/link-21   ).

Sin dalla sua fondazione la FIDH aveva sempre avuto un francese come presidente; ma nel 2001, dopo un'intensa azione di lobbying da parte della Francia, ne diventa capo il senegalese Sidiki Kaba, uno specialista dell'Africa occidentale (francofona) e centrale.  Il bilancio dell'ong, fatto di donazioni, aumenta miracolosamente di quattro volte - e il nuovo presidente non ha l'obbligo di rendiconti pubblici dettagliati.  Nel contempo la Francia chiude diverse basi militari in Africa, passando ad un controllo "soft" della regione. 

La FIDH, in tandem con la NED, promuove la formazione di attivisti locali nei diritti umani (tra il 2002 e il 2005, ad esempio, vedi qui: bit.ly/link-22      ).  Le denunce degli attivisti locali vengono poi usate per cacciare o comunque tenere in scacco quei regimi autoritari in rotta con la Francia, in particolare se flirtano con la Cina o con altri paesi sgraditi.  Ad esempio, nel 2003 la FIDH rinvia alla Corte Penale Internazionale il Presidente (diventato filo-Gheddafi) della Repubblica Centrafricana; costretto alla latitanza, egli fugge dal paese, consentendo al suo rivale (filo-francese) di prendere il potere.  Va notato che la FIDH non rinvia a giudizio quel rivale, per quanto egli avesse commesso gli stessi crimini del Presidente e nello stesso periodo.  Si tratta, dunque, di una giustizia selettiva.  (Vedi la p. 18: bit.ly/link-23      ;  per i retroscena del golpe "soft" vedi il documento Wikileaks: bit.ly/link-24      ).  A volte serve l'intervento dei parà francesi - ma la FIDH ne certifica la necessità per tutelare i diritti umani, quindi non c'è nessuna protesta pacifista in Occidente.

Nel contempo, l'ong continua a portare avanti i suoi tradizionali e meritevoli programmi umanitari - e sono numerosi.  Nel 2007, la Francia fa diventare capo della FIDH la tunisina Souhayr Belhassen, una specialista del Nord Africa, e la ong intensifica le sue campagne di educazione ai diritti umani in Tunisia, Libia e Siria (mentre in Egitto e in Siria opera la NED statunitense).  Per l'elenco dei movimenti e delle iniziative della FIDH a favore dei diritti umani in Tunisia - prima dell'avvento della "Primavera Araba" - vedi: bit.ly/link-25       e  bit.ly/link-25c      (quest'ultimo documento è l'elenco degli attivisti FIDH individuati dal regime tunisino nel 2009, ed intimiditi e ostacolati).  Per la Siria, vedi: bit.ly/link-26      .



Il 10-7-2007. Tre anni prima della "Primavera Araba", il neo-presidente francese Sarkozy visita la Tunisia.  Souhayr Belhassen, neo-presidente della FIDH, spiega in diretta che Sarkozy esigerà anzitutto maggiore agibilità per la FIDH (e lo otterrà).   bit.ly/link-26a  

Il 7-3-2011. Sono caduti i regimi in Tunisia ed Egitto "e presto in Libia" dice Belhassen, intervistata da Egalité. Esorta i progressisti ovunque a sostenere le rivolte: "Sono spontanee, fatte dai giovani, per i diritti delle donne!"  (Sì, ma c'è anche altro sotto, che ne pregiudica l'esito. Lei lo sa bene, ma tace.) bit.ly/link-26b  

Intervista ripresa integralmente, a sinistra, dagli organi di Sinistra Critica (Livorno), del IV Internazionale comunista (Londra), del Partito Comunista Francese (Parigi),  dall' AWID  internazionalista (Toronto), ecc.

I risultati del proselitismo della FIDH (e della NED), in questi ultimi anni, sono davanti agli occhi di tutti: sono scoppiate delle "rivoluzioni" anti-regime e a favore dei diritti umani proprio nei quattro paesi arabi in cui queste ong hanno divulgato le tecniche di Gene Sharp (vedi: bit.ly/link-27   , bit.ly/link-28c       ).  Negli altri paesi arabi - anche quelli assai più dispotici (ma sicuri per gli interessi occidentali) - la FIDH e la NED sono state assenti o poco attive: là ci sono state proteste (subito domate) ma non "rivoluzioni" capaci di rovesciare i regimi.

Un motivo ci sarà.

Sia ben chiaro, tutto ciò non significa che ad istigare la Primavera Araba sia stato l'Occidente e tanto meno la FIDH o la NED.  Le Torri Gemelle e la disfatta statunitense in Iraq sono state detonatori assai più potenti, facendo capire a chi viveva da generazioni sotto il giogo dell'Occidente e dei suoi dittatori-fantocci, che è possibile ribellarsi.  La crisi economica ed in particolare la crisi alimentare mondiale hanno poi acuito la necessità di agire subito e Internet ha consentito agli isolati di sentirsi uniti. 

Ma la FIDH e la NED sono state comunque cruciali.  La seguente scheda sulla Primavera Araba cercherà di chiarire come.

Il ruolo delle ong occidentali nella Primavera Araba

Due ong in particolare - la francese FIDH e la statunitense NED - hanno avuto un ruolo decisivo nella genesi e nello svolgimento della Primavera Araba.  Esse si erano già impiantate capillarmente nei quattro paesi arabi che poi, a partire dal 18 dicembre 2010, avrebbero espresso "rivoluzioni": la Tunisia, l'Egitto, la Libia, la Siria.  Le due ong hanno insegnato ai giovani di questi quattro paesi a formulare le loro rivendicazioni democratiche anche per far presa sui media; hanno fornito loro le tecniche e i materiali per la comunicazione satellitare e i video reportage in Internet; hanno offerto loro viaggi all'estero, lontano dagli occhi dei loro regimi, per seguire addestramenti nelle tecniche di rivolta di Sharp (vedi la dettagliatissima inchiesta apparsa nel New York Times il 14-4-2011, sulla NED nell'Egitto; ad esempio, si apprende che Mubarak sospettava da anni che gli americani stessero tramando contro di lui e cercò di intralciare il lavoro della NED; p. 1: bit.ly/link-28      ; p. 2: bit.ly/link-28b      ).

In pratica, la FIDH e la NED hanno addestrato delle quinte colonne che, probabilmente, dovevano servire più in là per un cambio di regime "soft", come quello - appena visto - promosso dalla FIDH nella Repubblica Centrafricana.  Ma poi, queste quinte colonne sono servite nei fatti per indirizzare le rivolte spontanee scoppiate all'improvviso dopo dicembre 2010.  L'inaspettata Primavera Araba ha dunque trasformato da graduali a repentini i cambi di regime nei quattro paesi indicati, cambi che l'Occidente aveva già programmato da tempo (per la Siria, sin dal 2006 secondo documenti Wikileaks - vedi: bit.ly/link-29   ). 

Perché voler cambiare regimi tutto sommato stabili?  Nel caso della Tunisia e dell'Egitto, lo scopo è stato quello di sostituire due vecchi regimi dittatoriali con nuovi regimi "popolari" (pseudo-democratici) in quanto più resilienti alla "demagogia" cinese e alla "sovversione" iraniana o jihadista, in crescita.  La cacciata dei dittatori Ben Alì e Mubarak è stata dunque sì una vittoria del popolo tunisino e del popolo egiziano, ma solo in parte; questi cambi di regime sono potuti avvenire senza guerra civile soltanto perché Parigi e Washington avevano da tempo coinvolto i generali tunisini ed egiziani, già in rotta con i loro dittatori, in una futura "rivolta dal basso pilotata dall'alto" - anticipata, poi, dalla Primavera Araba.

Nel caso della Libia e della Siria, invece, il tentativo di cambio di regime è stato, per necessità, violento.  I generali libici e siriani non si erano lasciati comprare, o almeno non in numero sufficiente; quindi l'Occidente sapeva in partenza che una sollevazione popolare a mani nude poteva solo servire da miccia.  Per promuovere un regime change immediato (invece di una evoluzione progressiva della società), sarebbe stato indispensabile offrire ai rivoltosi armi, consiglieri, miliziani e, dietro autorizzazione del Consiglio di Sicurezza, un intervento militare diretto - donde il bisogno di vendere al pubblico occidentale la necessità di un "intervento umanitario", tramite un battage mediatico incessante sulle atrocità del dittatore da eliminare. 

In quanto ai motivi reali per spodestare il Comandante libico Gheddafi e il Presidente siriano Assad (i diritti umani non c'entrano), Gheddafi, oltre a minare il petrodollaro, aveva rinegoziato in alto i contratti petroliferi con l'Occidente e aveva chiamato 30.000 cinesi in Libia per sfruttare i pozzi nuovi.  In quanto alla Siria, oltre ad appoggiare Hezbollah, Assad stava progettando un gasdotto Iran-Siria-Mediterraneo, che avrebbe fatto concorrenza al gasdotto USA Caspio-Turchia-Mediterraneo, arricchendo e fortificando nel contempo l'Iran, "stato canaglia".  Inoltre Assad aveva concesso alla Russia di raddoppiare la sua base navale siriana (l'unica rimasta alla Russia nel Mediterraneo).  Infine, sia Gheddafi che Assad avevano rifiutato il partenariato NATO sottoscritto, alla fine, da tutti gli altri paesi mediterranei in vista della nuova NATO Globale.   Per i poteri forti dell'occidente, dunque, un cambio di regime s'imponeva in Libia e in Siria, nonostante i numerosi servizi resi dai due dittatori in passato.

Grazie, dunque, alle quinte colonne già impiantate dalla FIDH e dalla NED in questi quattro paesi, l'Occidente ha potuto espropriare le rivolte (spontanee, sincere, generose) dei giovani e reindirizzarle, per creare - non i regimi che sognavano i "rivoluzionari" - bensì i regimi che sognavano Washington e Parigi: neo-liberali, partner della NATO e con ridotta sovranità economica (cioè, facile da depredare - vedi: bit.ly/link-29b   ).  Com'è effettivamente avvenuto finora in Tunisia, Egitto e Libia (la Siria resiste ancora).  E i tanti giovani fatti sparire durante le rivolte?  Sono sempre nelle prigioni segrete egiziane e libiche.  Ma adesso la FIDH, la NED e i mass media internazionali tacciono: non reclamano il loro rilascio.  Evidentemente quei giovani - tanto osannati e pubblicizzati prima e difesi a spada tratta - oggi non servono più. 



La FIDH, insieme alla NED, sono dunque esempi di enti umanitari progressisti che, nel fare attività encomiabili di formazione ai diritti umani, collaborano de facto alla realizzazione dell'agenda imperialista dei loro sponsor.  Pochi conoscono Souhayr Belhassen di nome, eppure questa Progressista in Divisa e la sua Federazione per i diritti umani, senza quasi mai apparire in prima persona, hanno saputo pubblicizzare le rivoluzioni primaverili arabe in tutto il mondo, in particolare negli ambienti di sinistra, come sollevamenti del tutto spontanei ed autonomi e quindi meritevoli di un sostegno (anche militare) occidentale. 

Ma queste ong e i governi che le finanziano non devono cantare vittoria.  Nell'insegnare ai giovani del Nord Africa e del Levante a rivendicare i diritti umani e ad adoperare le telecomunicazioni, la FIDH e la NED hanno aperto un vaso di Pandora, i cui effetti a lungo termine potranno riservare molte sorprese.  La vera Primavera Araba ha da venì.


A breve saranno pubblicate le prossime puntate e i prossimi capitoli del libro di Patrick Boylan





*Patrick Boylan, ex docente all'università Roma Tre, dove approdò dalla sua nativa California, è entrato poi nella redazione di PeaceLink.it e ha co-fondato a Roma gli Statunitensi per la pace e la giustizia e la Rete NoWar. «Non è antiamericano contrastare le guerre imperialiste del mio paese, anzi!» tiene a precisare. «Abbiamo esportato la democrazia così tanto che ormai ce n'è rimasta ben poca. Salviamo almeno quella!»




LA PRIMA PUNTATA DEL SAGGIO: CLICCA QUI. ____________________________________


Istruzioni sull'uso dei link

(Nota: Cliccando sulla freccia in su in fondo alla pagina, davanti al numero, si torna indietro all'INDICE.)
Questo testo rinvia a vari documenti importanti (spiegazioni, prove...).  Per vederli, collegarsi a Internet e poi:
(testo digitale) cliccare sui link (rinvii) indicati:  bit.ly/link-00; 
(testo cartaceo)  digitare in un browser i link:  "bit.ly/link-00".

Se dopo un link c'è un sole , cliccarci sopra per avere la traduzione in lingua italiana (molto approssimativa).
 Cliccare sulla freccia se il link non funziona o se il documento manca per averne la copia archiviata il 3-3-2013.
Alcuni documenti richiedono del tempo per apparire; pazientare senza cliccare ripetutamente.




Letto 6479 volte
 
Connetti
Utente:

Password: