Informativa

Per migliorare il nostro servizio, la tua esperienza di navigazione e la fruizione pubblicitaria questo sito web utilizza i cookie (proprietari e di terze parti). Per maggiori informazioni (ad esempio su come disabilitarli) leggi la nostra Cookies Policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.

OK X
Globalist:
stop


Musicachip

Pete Seeger(1919-2014), un comunista d'America

"Communist Pete Seeger Is Dead", titolava compiaciuto il sito reazionario "Occidental Dissent", il 27 gennaio 2014. E' sempre stata dura essere comunisti in USA. [Piero Pagliani]

Redazione
mercoledì 29 gennaio 2014 15:31

di Piero Pagliani.

"Communist Pete Seeger Is Dead", titolava compiaciuto il sito reazionario "Occidental Dissent", il 27 gennaio 2014.
E' sempre stata dura essere comunisti negli States. Adesso è dura in tutto il mondo occidentale cercare solo di mantenere una dignità sociale e una volontà democratica, come dimostra la repressionecontro il Movimento No-Tav, effluvio biopolitico della famosa caccia alle streghe comuniste che fu denunciata nel 1953 da Arthur Miller nel suo capolavoro "Il crogiuolo", basato appunto sui processi per stregoneria che si tennero a Salem, Massachusetts, nel 1692.
Processi condotti allora da una teocrazia fanatica, negli anni Cinquanta da un senatore sospetto di schizofrenia e oggi da un potere tanto arrogante quanto impaurito, tanto feroce quanto farsesco.

"E' morto il sommo Pete Seeger", diciamo invece noi.
Da ragazzo, quando dedicavo alla chitarra più ore di studio che non alla Matematica, all'Italiano e a tutte le altre materie scolastiche messe assieme, e sapevo a memoria praticamente tutto il repertorio di protesta statunitense, Joan Baez e Bob Dylan in testa, avevo una predilezione per Where Have All the Flowers Gone? del grande cantautore deceduto ieri.
In realtà conoscevo la versione di quella raffinata di Joan Baez che a un certo punto, con tocco esegetico, ripeteva la strofa iniziale anche in Tedesco, Sag' mir, wo die Blumen sind?, così come una volta l'aveva cantata Marlene Dietrich. Chissà, forse per restituire il favore della versione inglese di Lili Marlene che la tedesca Dietrich cantava per i soldati americani al fronte durante la II Guerra Mondiale. Detto per inciso, è notevole che un testo pacifista e con una musica così struggente come quelli di Lili Marlene fossero passati inosservati da quella censura nazista pronta addirittura a proibire la messa in scena del Parsifal di Wagner per il suo messaggio troppo pacifista. Segno che anche le dittature feroci hanno dei punti che non tengono. Meglio così, potrebbe servire.
Ad ogni modo il pacifismo ha sempre dato sui nervi al potere.
E quella canzone di Pete Seeger era proprio una canzone contro la guerra, perché Pete era dichiaratamente pacifista, ecologista, comunista e marxista.
Non desta quindi meraviglia che fosse stato incluso nelle black list della commissione McCarthy per le attività antiamericane, che operò con furia liberticida negli anni Cinquanta. Dato che le maggiori attività degli Stati Uniti sarebbero ormai state la guerra e il riarmo, già solo essere pacifista era banalmente una attività antiamericana, per non parlare dell'inconcepibile attività di essere comunista.
Nella famigerata Red Channels List, Pete Seeger era però in buona compagnia, anzi ottima; c'erano ad esempio il grande direttore d'orchestra Leonard Bernstein, la famosa scrittrice Lillian Hellman, il magnifico attore Edward G. Robinson e lo straordinario regista Orson Welles.
Nato nel 1919 da una famiglia protestante «enormously Christian, in the Puritan, Calvinist New England tradition» come racconta nella sua biografia, Pete Seeger anche ultraottantenne non aveva demorso e si era schierato decisamente a favore dei Palestinesi, contro l'invasione dell'Afghanistan e la guerra in Iraq.
Sarà ricordato per la sua influenza su Bob Dylan, Joan Baez e Bruce Springsteen. Importante, certo. Qui lo ricordiamo per "We shall overcome", che accompagnò tutta la lotta per i diritti civili degli afroamericani, così come la scoppiettante "If I had a hammer", composta come testimonianza di solidarietà per i leader del Communist Party of the United States sotto processo nel 1949 in una corte federale, ma che divenne l'inno della marcia per il lavoro e la libertà che si tenne a Washington nell'agosto del 1963, quando il pastore Martin Luther King pronunciò quella perorazione che sarebbe diventata uno dei più famosi discorsi del Novecento: I Have a Dream.
Ieri è morto Pete Seeger, e veramente si è chiusa un'era.



Letto 13516 volte