Loro 2

Loro 2 è migliore di Loro 1. Sull'ultimo film di Paolo Sorrentino. [Mauro Baldrati]

Mauro Baldrati | Loro 2

Mauro Baldrati | Loro 2

di Mauro Baldrati


 


Loro 2 è migliore di Loro 1. Il furore festaiolo all’insegna del binomio coca-figa si è attenuato. Ci sono alcune scene doverose di “cene eleganti”, con tanto di esibizioni di Silvio canterino di fronte a un pubblico in estasi, ma ci sono più storie, più personaggi, più dinamiche. Però è un film in bilico, che si presta a due visioni diverse. La sua qualità varia secondo la visione che uno sceglie, o che deve scegliere, in base alla sua sensibilità e formazione.


 


1) Visione con psico-decontestualizzazione. Guardiamo il film e separiamo il personaggio dall’originale. Lo consideriamo in sé, con quella maschera di rughe e impenetrabilità che gli fornisce Toni Servillo. È Silvio Berlusconi, ma potrebbe essere chiunque altro, un riccone di un tempo folle e decadente caduto nella nostra epoca. Questa non è una procedura facile, richiede una buona dose di curiosità e fantasia, e anche un po’ di cinismo. Con questo tipo di visione, per esempio, riusciamo a divertirci con certi thriller avvincenti dove i buoni sono gli agenti della CIA, anche se sappiamo che nella realtà sono sempre i cattivi, spargitori di ogni male e violenza. Ce li godiamo purché siano di buona qualità, nella scrittura, nella trama, nei dialoghi (la parte più difficile).


Loro 2 è di buona qualità, anzi ottima. La fotografia, come sempre in Sorrentino, è raffinata, pittorica con la patina decadence, la sua forma personale di estetismo nel quale è un maestro. E i dialoghi sono perfetti, efficaci e inverosimili quanto basta, nel filtro teatrale di alcune scene, per essere verosimili. Per esempio il faccia-faccia con Ennio Doris (nella realtà il presidente di Banca Mediolanum) è straordinario, per la gestalt di Servillo che interpreta entrambi i ruoli. Una scena di alto teatro velata di grottesco e di ironia, quasi un cartone animato, o un fumetto.


 



 


Oppure lo scontro con Veronica, sullo sfondo di un arazzo fiorito, dove lei gli sbatte in faccia tutto il suo disprezzo: sei malato, hai bisogno di uno psichiatra, hai settant’anni e vai con le minorenni, ti circondi di puttane e di ruffiani, sei solo un bambino che ha paura di morire. E la famosa fortuna che avresti creato al nulla, in realtà la devi a Craxi; in quanto ai miliardi degli investimenti edilizi… come te li sei procurati, eh? E Silvio: “Mi avvalgo della facoltà di non rispondere”. Ma non fa una piega, le accuse rimbalzano sulla superficie della maschera dell’eroe del nichilismo: “Nulla esiste, tutto è permesso”. Nulla, neanche le accuse. E infatti ripete più volte: “Io non mi offendo mai.” E perché dovrebbe? Sarebbe solo una inutile perdita di tempo.


 



 


Il nostro personaggio è lo zar totalitario, circondato e seguito da una folla di persone adoranti, ansiosi di compiacerlo, terrorizzate di irritarlo. Certe scene, certi dialoghi assumono toni surreali, da opera del grotesque alla Monty Python, o certe esagerazioni dei Coen, ma più raffinati, con una componente di follia che serpeggia sul fondo di un enorme stagno colmo di acqua malsana.


Di nuovo abbiamo la sensazione di essere scesi dall’Enterprise e sbarcati in un mondo alieno. Gli abitanti nell’aspetto sono simili a noi terrestri, ma così esagerati.


 



 


Esagerati? E quindi inverosimili? Mi prendo la libertà di una incursione personale nella estroversione oggettiva della nota e della fiction per raccontare un episodio significativo. Circa nel 1990-91 fui inviato a Milanello per fotografare Fabio Capello. Mentre lo aspettavo a bordo campo, scattando foto di Gullit e Van Basten in allenamento, arrivò Berlusconi con un gigantesco elicottero. Avanzava spavaldo, sorridente, seguito da una segretaria sempre con un telefono all’orecchio, Cesare Previti e un drappello di quei giovani yuppies che erano esplosi come bombe a frammentazione con la sua entrata in campo. Il gruppo passò accanto alla mia postazione, e a un certo punto Berlusconi chiese se qualcuno aveva una penna. Due yuppies scattarono immediatamente e il più svelto gliela porse. Berlusconi scrisse qualcosa su un taccuino e poi gliela restituì dicendo “grazie”. Ero vicinissimo, sentivo le voci, capivo le parole. Il fortunato disse, a uno che gli era vicino: “Mi ha detto grazie. Grazie! Ti rendi conto?” Era euforico, la sua faccia era ispirata, proprio come quella dei personaggi del film, la sua voce tesa per l’emozione.


No, nessuna esagerazione. Sorrentino ha semplicemente lavorato sulla recitazione e sulla fotografia, e Loro 2 è un magnifico film iperrealista.


 


2) Visione senza psico-decontestualizzazione. Questo tipo di approccio all’opera è più materialista del primo, punta direttamente al cuore della questione senza smancerie né edonismi. Sì, le immagini sono belle, gli attori bravissimi, ma perdio, scollegati dal contesto sono dei dettagli inutili e un po’ noiosi. Che senso ha una simile spettacolarizzazione dell’amoralità, dell’egoismo, dell’adulazione? Non c’è narrazione come veicolo di denuncia come nel noir per esempio. Questo personaggio – questo eroe – è Silvio Berlusconi: noi siamo qui a seguire le vicende personali di un simpatico “ganasa” che ha catalizzato su di sé tutti i sentimenti bassi di noi italiani (ma non solo, gli americani, gli inglesi, tutti) e ce li ha rivenduti come sogni di successo. Furbo è bello, fregare è bello, corrompere è bello, tradire è bello, egoista è bello, bugiardo è bello.


Non si tratta di una visione moralista, ma coerente. Non ci divertiamo granché, perché divertirsi significa accettare tutto, sdoganare tutto. E non possiamo accettarlo. Questo lungo spot non fa che ingigantire quell’eroe pop che Berlusconi è diventato.


 



 


È un tipo di visione che pone una questione antica, ma quanto mai attuale: L’opera deve avere un’etica? La risposta è sì. Un’etica interna, non esibita, non didascalica, ma esistono delle regole non scritte che l’autore deve rispettare, per essere tale. Ne La caduta sarebbe inconcepibile assistere a esibizioni accattivanti sulle beghe di Hitler con Eva Braun e Bruno Ganz lo interpreta per quel demone scoppiato che era. Anche la serie su Escobar ci mostra un mafioso stragista nel suo mondo da incubo. L’orgia delle SA ne La caduta degli dei termina in una infernale catarsi che ci toglie il respiro. Non sono opere di denuncia, eppure lo sono, nello stile, nel ritmo, nei contenuti.


Qui invece tutto finisce per essere celebrazione, perché quando vediamo apparire Berlusconi in televisione non pensiamo alle accuse di Veronica, ma alla grandeur di Silvio del film, e pensiamo “però! Che tipo!”


Loro 2 è una celebrazione del male, attraverso la sua rappresentazione attraente ed emotiva.
È solo una fotografia ad alta risoluzione di un pezzo di realtà negativa scollegata dal resto del mondo.


(19 maggio 2018)


 


Link articolo:  Loro 2, di Paolo Sorrentino