500mila siriani tornano a casa

In crisi la narrazione secondo cui i profughi «scappavano dalle bombe di Assad»: al contrario, è proprio il governo siriano l’unico a garantire la loro sicurezza [R. Vilvaldelli]

erso un ritorna alla normalità in Siria (foto SANA News)

erso un ritorna alla normalità in Siria (foto SANA News)

di Roberto Vivaldelli.


 


profughi siriani scappati dalla guerra tornano a casa in massa per ricostruire un paese distrutto da sei lunghi anni di conflitto. I rifugiati fanno ritorno nelle aree riconquistate dal governo del presidente Bashar al-Assad e strappate ai terroristi in questi mesi: secondo una recente dichiarazione di Andrej Mahecic, portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), sono almeno 440 mila gli sfollati interni che hanno fatto ritorno a casa, a cui si aggiungono altri 31 mila che erano stati accolti nei Paesi limitrofi. 


La maggior parte di loro, come riferisce la BBC, proviene dalle città e dai sobborghi di Aleppo, Hama, Homs e Damasco. «Molte di queste di queste persone – spiega Mahecic – tornano a casa per controllare le loro proprietà, per rivedere i propri cari. Questo è ciò che sappiamo da alcune prove che abbiamo raccolto. Hanno la percezione che la sicurezza sia migliorata nelle zone in cui stanno facendo ritorno». Dal 2015, ha poi aggiunto, sono oltre 260 mila i rifugiati già tornati in Siria che erano stati accolti per un periodo in Turchia.


 


I siriani tornano nei territori controllati dai governativi


Sebbene Mahecic abbia sottolineato che questi rifugiati rappresentano solo una parte degli oltre cinque milioni di profughi siriani che vivono tutt’ora nei paesi vicini – più di 1 milione si trova in Libano – va rilevato che la stragrande maggioranza di chi è tornato a vivere nel Paese arabo lo ha fatto nelle aree controllate dal governo di Bashar al-Assad o laddove le forze lealiste hanno strappato notevoli porzioni di territorio ai terroristi dello Stato Islamico, di Hayat Tahrir al-Sham (Al Qaida) e delle altre fazioni ribelli salafite. Un dato di fatto che mette in crisi quella narrazione secondo cui i profughi «scappavano dalle bombe di Assad»: al contrario, è proprio il governo siriano l’unico a garantire la loro sicurezza in questa fase molto delicata. 


 


Dopotutto, come ha documentato Robert F. Worth sul New York TimesAssad rappresenta un’alternativa molto più convincente e affidabile rispetto ai ribelli, spesso legati a sigle estremiste e salafite: «Molta gente comune – osserva il giornalista – oggi vede Assad come la sua unica barriera contro un genere di caos molto più tossico. Il mio amico imprenditore siriano mi ha detto che due volte ha riunito una dozzina di colleghi per cena e ha posto loro una domanda, giurando che la risposta sarebbe rimasta confidenziale: se fosse spettato loro nominare il prossimo presidente della Siria, chi avrebbero scelto? Nessuno degli ospiti era sostenitore del regime. Con sua grande sorpresa, quasi tutti hanno fatto il nome di Assad. Quando ha chiesto perché, tutti hanno risposto allo stesso modo: Assad è l’unico che può proteggerci dai suoi stessi demoni».


 


Tornati a casa per festeggiare la fine Ramaḍān


Come raccontato anche da Euronews, alcune migliaia di siriani hanno fatto ritorno a casa transitando dal confine con la Turchia – chi temporaneamente, chi in pianta stabile – in occasione delle festività dell’ʿīd al-fiṭr, importante festività islamica che viene celebrata alla fine del mese lunare di digiuno del Ramaḍān (quest’anno cadeva il 25 giugno). Per molti è stata l’occasione di rivedere i propri cari, dopo tanto tempo. Per altri il giorno tanto atteso per fare il definitivo ritorno a casa. Molti sono stati in fila alla frontiera tra la Turchia e la Siria per settimane. Tra di loro ci sono anche bambini che non avevamo mai visto la loro terra natia.


 


Proseguono i negoziati di pace ad Astana


Nel frattempo ad Astana (Kazakistan) è iniziato il quinto round dei negoziati di pace. Partecipano le delegazioni di Russia, Turchia, Iran oltre a quelle del governo siriano e dell’opposizione. Le parti, tuttavia, non sono ancora riuscite a trovare un accordo sulle quattro «zone cuscinetto» precedentemente individuate e soprattutto su chi le debba eventualmente controllare e monitorare. Secondo una dichiarazione congiunta, i tre principali attori del processo di pace hanno formato un gruppo di lavoro per finalizzare l’accordo nel breve periodo. Piccoli passi in avanti per un pace tanto attesa, per un paese che ha l’urgente bisogno di ricostruire e ricominciare dopo sei lunghi anni di guerra devastante. 


 


 


Fonte: http://www.occhidellaguerra.it/500mila-siriani-tornano-casa/.