Piatto ricco mi ci ficco

Dopo il vertice di Parigi emerge una nuova strategia geopolitica in cui è chiaro che la posta in gioco è l'Africa, per cibo, energia, materie prime, forza-lavoro. [Pierluigi Fagan]

Alla conquista dell'Africa. Di nuovo

Alla conquista dell'Africa. Di nuovo

Redazione 29 agosto 2017
di Pierluigi Fagan.

 

PIATTO RICCO MI CI FICCO. Espressione non so quanto diffusa, tipica dei maccheronici giocatori di poker, sta a significare “non posso esimermi dal partecipare a questa mano dato che il piatto è così invitante”. Il piatto è l’Africa.

Il recente vertice di Parigi ratifica il drastico cambiamento della strategia europea sui migranti.


Abbiamo più volte segnalato che l’Africa è al contempo: 

1) l’ultima terra relativamente intatta in termini di risorse e relativo sfruttamento (sebbene saccheggiata già da un paio di secoli); 

2) in prospettiva 2050, sarà un quarto della popolazione mondiale (mentre Europa+Nord America+Oceania faranno assieme solo il 12% del mondo); 

3) la somma dei primi due punti fa “prospettive di crescita”.

L’Africa è la più brillante promessa per tutti e quattro i fattori fondamentali: cibo, energia, materie prime, forza-lavoro. Poiché il moderno sistema economico - che chiamiamo "capitalismo" - funziona solo nella misura in cui sfrutta una differenza tra aree con i quattro fattori fondamentali in cui i valori sono asimmetrici, l’Africa è l’ultima Thule.

Al tavolo di gioco sono quasi tutti presenti. 

Il Regno Unito laggiù e di casa ed ancora oggi è il primo paese al mondo per “aiuti”, la Cina è presente in forze con forti investimenti strategici, maestranze, infrastrutture e anche una prima base militare a Gibuti, l’India è presente con una diffusa diaspora, gli USA hanno basi militari ufficiali ma molte più ufficiose o addirittura non pubblicamente note. Gli USA però scontano sia la lontananza, sia la minor esuberanza del loro capitalismo sempre più finanziarizzato e introflesso, sia la storica incapacità di gestire situazioni diplomatiche complesse, sia l'impegnativa attenzione alla Russia e sopratutto alla Cina. Se ci saranno guerre, ne approfitteranno, ma i tempi dei Piani Marshall sono finiti. Oltre alla Cina forte sul lato sud-orientale, c’è il mondo petro-islamico forte sul lato centro-nord-orientale e l’euro-Francia forte su quello centro-nord-occidentale.

La penetrazione petro-islamica è foriera di vari problemi tra cui la presenza incrementale di varie formazioni armate di credo wahhabita e mitra a fondo perduto. 

Questa presenza con mire egemoniche crea due problemi tra gli altri: 

a) insidia le élite locali che rischiano di essere travolte da altrettante rivoluzioni islamiste; 

b) inasprisce i conflitti, alimentati - tra l’altro - da un fondo di antiche partizioni tribali tipiche del luogo, partizioni compresse a forza nel formato della stato-nazione (ma senza appunto nazione, anzi con più "nazioni" appiccicate assieme a forza in uno “Stato” che molti africani non hanno ancora ben capito a cosa serve). 

Di contro, offre una cornice di immagine di mondo realmente priva di pregiudizi etnici (il grande successo storico dell’Islam nel mondo solo a volte si è affidato alla spada, molto spesso si è trattato di spontanee conversioni promosse da singoli commercianti), e naturalmente offre sfogo e gloria ai tanti giovani testosteronici e arrabbiati che nella demo-sociologia africana abbondano. 

Questa penetrazione dell’Islam radicale griffato by petro-monarchie, è una delle componenti che agitano i quadri locali, agitazione che aiuta a produrre migranti. 
Chi scrive, crede fermamente e sulla base di inferenze forse sbagliate ma comunque fondate, che l’espressione “organizzazioni criminali” quali gestori del traffico umano da lì a qui, sia fuorviante. Difficile ridurre il fenomeno a una presunta spontaneità locale e non pensare ad una precisa volontà geopolitica da parte delle petro-monarchie, la stessa di cui solo oggi si sono improvvisamente accorti i media mainstream appena hanno indagato un minimo sul complesso delle moschee/scuole islamiche/imam di casa nostra a seguito dell'ennesima strage a Barcellona.

Ecco allora riassunto il quadro per seguire l'“aiutiamoli a casa loro” di cui all’articolo che linkiamo qui di seguito:

http://www.huffingtonpost.it/2017/08/28/il-vertice-di-parigi-ratifica-il-drastico-cambiamento-della-strategia-europea-sui-migranti_a_23188422/?utm_hp_ref=it-homepage.  

Unisco due ulteriori differenti punti di vista.

Uno è quello di Bill Mitchell (economista post-keynesiano – MMT), per chi è interessato ad approfondire questo complesso tavolo del gioco di tutti i giochi:

https://www.sinistrainrete.info/…/10431-bill-mitchell-l-ue-… http://bilbo.economicoutlook.net/blog/?p=36261.

Un po’ più leggero e di colore ma utile per ricordare il fondo delle relazioni euro-africane, questo articolo di Alessandro Gilioli

http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/…/qui-e-l…/