A cosa serve la dual tax

Allora forse vale la pena di vedere chi sono questi italiani fortunati, che pubblicamente o privatamente fanno il tifo per la dual tax. [Alessandro Gilioli]

Alessandro Gilioli | A cosa serve la dual tax

Alessandro Gilioli | A cosa serve la dual tax

di Alessandro Gilioli


 


Scrive oggi il Sole 24 Ore [ndr: 4 giugno] che gli italiani che dichiarano più di 100 mila euro l'anno sono circa 400 mila, pari all'uno per cento dei contribuenti. In realtà quelli che guadagnano sopra questa soglia (100 mila) sono probabilmente parecchi di più, ma qui si parla di quanti effettivamente la dichiarano, vuoi perché lavoratori dipendenti vuoi perché non tutti evadono, nella vita, per fortuna. 


È questa la fascia di italiani che sarebbe più avvantaggiata dalla flat tax, che oggi più correttamente il Sole ribattezza "dual tax" essendo basata su due aliquote, al 15 e al 20 per cento; quest'ultima per chi dichiara più di 80 mila euro lordi l'anno.


Il Sole fa anche i conti, al netto delle future specifiche su detrazioni e altro: un single o una famiglia monoreddito dai 100 mila euro lordi in su risparmierebbe una cifra che va dai 16 ai 40 mila euro l'anno; una famiglia con due redditi si ritroverebbe in tasca dai 10 mila ai 55 mila euro in più.


Mica male.


Allora forse vale la pena di vedere chi sono questi italiani fortunati, che pubblicamente o privatamente fanno il tifo per la dual tax. 


Ci sono, ad esempio, i cosiddetti "dirigenti apicali" della pubblica amministrazione, a livello statale e locale: qualche migliaio di persone nella burocrazia (dai ministeri alle Asl) a cui va ad aggiungersi qualche altro migliaio di alti magistrati, un migliaio di diplomatici, parlamentari e consiglieri regionali (circa 2.000 persone in tutto), gli alti gradi delle forze armate, i dirigenti delle autorità indipendenti altro ancora.


Poi ci sono molti dirigenti del privato, la cui retribuzione media si aggira sui 107 mila euro l'anno.


Più ridotte numericamente - ma non per questo meno interessate alla dual tax - altre due categorie, o meglio due "punte di piramide" di altrettante categorie: quella dei docenti universitari (di solito si arriva a toccare i 100 mila quando si diventa professori ordinari a tempo pieno e si sfonda largamente questa soglia nel caso dei rettori); quella dei giornalisti, che ai 100 mila lordi arrivano quando si trovano ai vertici degli organigrammi o hanno una certa notorietà di firma e/o volto (talvolta con notevoli differenze a favore di quelli televisivi, rispetto ai colleghi della carta stampata).


Poi ce ne sono altri, s'intende, di italiani che superano nella loro dichiarazione i famosi 100 mila euro: parecchi medici chirurghi, liberi professionisti e grossi commercianti non evasori, piloti d'aereo, notai eccetera.


Tuttavia quello che mi interessa qui è che a essere molto favorite dalla dual tax sarebbero alcune fasce sociali ristrette ma molto influenti: nello Stato, nel privato, nei media. Fasce sociali con cui ogni governo ha bisogno di intrattenere buone relazioni - o quanto meno di pervenire a un appeasement.


Del resto ricordo quando, parecchi anni fa, un ministro delle finanze aveva proposto di alzare alcune aliquote, proprio quelle che ora verranno abbassate: venne giù il mondo, tra dichiarazioni ai giornali ed editoriali indignati, e il refrain era "stanate gli evasori, invece di far pagare di più a quelli che già devono pagare tutto".


Non era infondata, come argomentazione, s'intende. Ma la reazione compatta e indignata rese bene l'idea di un demi-monde assai minoritario e altrettanto sovra-rappresentato, che infatti fu in grado di fermare la "stravagante" iniziativa di quel ministro.


Ora, è possibile che tra gli attuali sostenitori della dual tax ci sia davvero chi crede nella sua capacità taumaturgica in termini macroeconomici. È tuttavia almeno altrettanto ipotizzabile che il nuovo meccanismo impositivo sia anche una bella strizzata d'occhio a quelle piccole ma assai influenti punte di piramide di cui sopra. Una strizzata d'occhio finalizzata alla benevolenza.


Vedremo, naturalmente. Ma diciamo che non mi aspetto un'alzata di scudi, in giro, contro la dual tax, per quanto ripugnante essa sia.


(4 giugno 2018)


 


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