No, non mi sento mai solo

Un lettore scrive a Giulietto Chiesa sulla solitudine di chi ha una visione politica oggi. Giulietto risponde su quel che si può fare, in modo strutturato.

Giulietto Chiesa

Giulietto Chiesa

Redazione 15 settembre 2017megachip.globalist.it
 

(Risposta a Velimir)

 

Caro Giulietto,

sono una persona comune. Se mi devo identificare con una classe sociale: sono un semplice magazziniere, ho 25 anni, sono di origine serba ma sono nato in Italia e la ringrazio tanto.

Non ho titoli di studio rilevanti, una semplice qualifica in meccanica quindi mi scuso in anticipo se non sarà molto chiaro ciò che cerco di dire.

Ogni giorno che passa mi sento sempre di più come un sopravvissuto, le enormi difficoltà lavorative che mi hanno prima isolato e poi spinto alla disperazione di una vita impossibile, col tempo mi hanno fortificato tanto che sento dentro di me una forza enorme che le altre persone non possono né vedere né tantomeno capire. Sento di esser rimasto ancora in piedi là dove altri sarebbero caduti. Cammino con respiro lento, tra la gente giorno e notte, la guardo con attenzione e vedo delle persone vuote e deboli, non vedo altri sopravvissuti, il che mi fa sentire solo in un mondo di persone senza cervello (di zombie). Mi sforzo per far capire ad alcuni di loro il giusto modo di vedere e mi guardano come se fossi un pazzo.

L'Orda di zombie è sempre più vasta e stolta e la loro stupidità sta distruggendo questo mondo in ogni sua forma. I valori di oggi fanno venire i brividi, è impossibile vedere amore, altruismo, compassione, umiltà. Vige solo la regola del più forte e del dio denaro. Mi siedo e osservo i nuovi giovani e mi attanaglia un enorme sconforto sapere che il mondo sta andando in questa direzione.

Non c'è canzone, film, evento, notizia senza messaggi subliminali o totalmente sbagliati. Tutto ciò che ci circonda è un’immensa menzogna.

Il cibo che mangiamo, l'aria che respiriamo, persino la mente delle persone che amiamo: tutto completamente avvelenato da un sistema disgustoso.

È impossibile non respirare la loro aria avvelenata, è impossibile non mangiare il loro cibo geneticamente modificato, ma la cosa più triste è che sembra impossibile svegliare le persone amate da questa follia.

La seguo da molti anni, la ammiro con tutto me stesso e ho sentito una miriade di domande che le hanno posto, più o meno intelligenti. Ma volevo fargliene un paio io.

Non si sente mai solo nella battaglia contro il male? Lei come sta?

Al di fuori di ogni tipo di analisi, so che i numeri ormai dicono che non siamo poi cosi in pochi ad aver la visione giusta del mondo ma la prego di rispondere e voglio dirle che LE VOGLIO BENE e che lei è una persona magnifica!

Non so se le hanno mai detto queste cose o se sono il primo sconosciuto a dirgliele ma se, come me, si è sentito mai solo come un passero nella notte deve sapere che non lo è e non lo sarà mai!

La sua (con PandoraTv) è l'unica alternativa per risvegliare le persone da questa prigione senza sbarre.

Grazie con tutto il cuore.

 

Velimir

 

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Caro Velimir,

 

Le cose che scrivi, la tua storia, sono il nostro cibo comune. Descrivi le “masse solitarie”, che non possono neppure essere definite come “sopravvissute”, poiché la vita che vivono — come tu scrivi — non ha alcun senso, perché somiglia al sonno, perché è immersa nell’inganno, e perché sullo sfondo si staglia la morte fisica, la guerra, dopo un lungo torpore mentale e morale. Che fare?

Tu sei fortunato, perché non sei caduto e non ti sei fatto travolgere. È difficile andare contro corrente, sapendo che dietro di te c’è una cascata in cui non si sopravvive. Di questo io sono consapevole. Ciò detto io ti dico quello che vedo nel presente e nel prossimo futuro. La prima cosa è che la crisi sta producendo anticorpi. Quanti anticorpi ancora non lo sappiamo, ma io li vedo moltiplicarsi. Tu sei uno di questi e la tua lettera lo dimostra.

Sei giovane. Scrivi il vero quando dici che “non siamo poi così pochi”. Io aggiungo che stiamo crescendo. Non perché siamo stati noi a farli crescere. Noi abbiamo solo fatto il nostro dovere morale di parlare, comunicare, batterci, spiegare, educare. Noi abbiamo amato i nostri fratelli e vicini, perché abbiamo dato loro ciò che eravamo capaci di dare. E questo è stato bene. Ma molti altri, che non siamo stati capaci di raggiungere, hanno fatto il loro percorso, si sono scontrati con le tue stesse difficoltà, e si sono rialzati. Molti altri ancora barcollano, infelici e inquieti. Ma per molti di loro questa premessa sarà la strada per rialzare la testa. Sarà la crisi che cresce a renderli saggi. Questo è quello che penso.

Dieci, quindici anni fa, era impossibile, oggi diventa possibile perché la crisi è un uragano che avanza veloce. Resteremo una minoranza, perché i pifferai magici sono dei reclutatori instancabili e hanno i mezzi per colpire molto più in là delle nostre braccia e parole. Ma ciò che creano sono zombi. Individui senza idee. Dunque dobbiamo sapere che i pochi, con idee, con dignità, con coraggio, conteranno enormemente di più delle greggi informi.

Ma qui si apre un problema “politico”. Quello che ci manca è la via d’uscita dall’azione individuale. Ci manca l’organizzazione delle nostre forze. Siamo stati abituati a essere soli. Io no, perché mi sono formato in un’epoca in cui l’organizzazione faceva la forza. E dunque conosco il valore dell’azione collettiva, sistematica; della forza dell’agire comune e del pensare insieme. Ma la tua generazione questo non lo sa; nessuno glielo ha insegnato. Dobbiamo insegnarglielo. Ci serve un “partito”, una guida collettiva. So che questa parola fa venire l’orticaria a molti. Ma si sbagliano. Non sanno che coloro che tirano le fila si sono impadroniti anche del nostro vocabolario e hanno storpiato parole e concetti. I partiti di allora non sarà possibile riprodurli. Oggi ci sono altri sistemi di relazioni umane, altre forme di comunicazione, altre relazioni sociali e altre classi. E bisognerà dunque rappresentare gl’interessi dei gruppi in altro modo.

Ovvio che i partiti attuali non sono nemmeno più tali essendosi trasformati in comitati d’affari di infimo livello intellettuale e morale. Non è a questi che dobbiamo pensare.

Ma senza una struttura, che abbia un comando e molti distaccamenti, che abbia una gerarchia (anzi, prima di tutto, che riconosca una “gerarchia dei saperi”), che sia in grado di reggersi con le sue forze, cioè sia indipendente dalle lusinghe della corruzione, noi non potremo invertire le sorti del combattimento per essere liberi.

 È questo ciò che sto facendo io, ora: creare queste basi. Hai voglia di associarti a questo lavoro? C’è posto per te, come per tutti coloro che hanno già fatto un pezzo del cammino.

 

Giulietto Chiesa

 

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