“Digerseltz”, l'attore è buono in tutte le salse

'Elvira Frosini al Teatro dell''Orologio di Roma fino al 19 maggio.'

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15 Maggio 2013 - 11.34


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di Matteo Brighenti
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Egli mangia ogni cosa. Lo spettatore a teatro come il credente in chiesa. Basta mangiare. Ha comprato il biglietto e si sente in diritto di accendere il gas sotto l’agnello di attore che si è offerto in sacrificio per lui. Vivere per ingerire cibo qualsiasi riempie, ma non sfama. È meccanica compulsiva della mandibola. È la fame fine a se stessa rappresentata con visionaria lucidità da Elvira Frosini in “Digerseltz”. Nell’intestino c’è buio e dal buio comincia lo spettacolo. Si sente il rumore di un essere che mangia e risputa il suo grugnito. È solo suono finché una luce fioca non gli dà il corpo di una donna, le zeppe, il vestito corto a fiori. Il busto è proteso in avanti come quello di un corridore ai blocchi di partenza: scappa il più veloce possibile dalla fame che il pubblico ha di lei.

Così ha finito per mangiarsi anche l’identità. Il viso della donna, infatti, non è più di un’ombra con i capelli di una Marilyn Monroe dissolta dai rigurgiti. Le parole nascoste dalla voracità dell’inghiottire – quasi il contrappasso di Bocca in “Non io” (testo di Beckett del ’72), il personaggio di cui si vede solo la bocca illuminata da un riflettore – acquistano visione e movimento all’aumentare della luce sul palco. “L’attore è un pezzo di carne in mezzo al piatto” dice Frosini: una solitudine di porcellana condivisa in “Digerseltz” con una bacinella (dove lei mangia e si specchia com’è), un bambolotto (l’immagine che il pubblico ha di lei) e un mini frigo portatile che conserva un bicchiere di diger selz, digestivo effervescente. Digerire per mangiare, mangiare per digerire: è il senso del nostro tempo bulimico che comincia e finisce nel frigorifero, versione casalinga del monolito di “2001: Odissea nello spazio” di Kubrick.

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“C’è chi prende il lexotan, io prendo il frigo” prosegue Frosini nella sua macellazione della mitologia contemporanea del cibo. Arriva fino a trasfigurarsi in Gesù Cristo, il pane della vita. La religione è anch’essa un anello della catena alimentare.

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DIGERSELTZ di e con Elvira Frosini drammaturgia e regia: Elvira Frosini; collaborazione artistica: Daniele Timpano; disegno luci: Dario Aggioli; materiali di scena: Antonello Santarelli; assistente alla regia: Alessio Pala; foto: Claudia Papini, Antonello Santarelli, Michele Tomaiuoli, Futura Tittaferrante; musiche originali Marco Maurizi; produzione: Kataklisma; in collaborazione con: Officine CAOS/Stalker Teatro, Arti Vive Habitat, Consorzio Ubusettete Roma, Teatro dell’Orologio – fino al 19 maggio

Fonte: [url””]http://www.recensito.net/pag.php?pag=12214 [/url]

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