Scuole: una settimana per la Costituzione

Proposta: a settembre, in tutte le scuole d’Italia, la prima settimana di lezione sia dedicata a illustrare ai giovani studenti il contenuto e il significato della Costituzione.

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11 Settembre 2013 - 23.59


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di Fabio Bentivoglio, Michele Maggino
Supponendo che valga la pena argomentare razionalmente con interlocutori privi di qualsiasi consistenza etico-culturale e privi del senso dell’onore e della dignità, il tentativo del ceto politico di veicolare l’idea che la condanna di Berlusconi (e la sua conseguente e doverosa uscita dalla scena politica) rappresenti un vulnus della democrazia è semplicemente sconcertante: Berlusconi – dicono costoro – è stato eletto da dieci milioni di italiani e poiché in una democrazia il popolo è sovrano, per garantire la stabilità e la legittimità del quadro democratico, così come l’ha voluto il popolo, è necessario trovare una soluzione che consenta al nostro di mantenere la sua “agibilità politica” (contrariamente a quanto previsto dalla legge).
Per dimostrare che questa concezione della democrazia di stampo bonapartista-plebiscitario è priva di fondamento ed è agli antipodi del dettato costituzionale, è sufficiente la conoscenza dell’articolo 1 della Costituzione. Citiamolo per intero:

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  • “L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro.
    La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”

La democrazia, dunque, quale principio fondamentale della Costituzione, è definita non soltanto in base a chi esercita la sovranità, cioè il popolo, ma anche e soprattutto in base a come la sovranità è esercitata, vale a dire entro le forme e con le limitazioni prescritte dalla Costituzione stessa. Ciò significa il rifiuto di un’idea “totalitaria” di democrazia, secondo cui il consenso popolare, comunque ottenuto, manifestato e indirizzato, legittimerebbe di per sé qualsiasi atto d’imperio. La democrazia è invece intesa dalla Costituzione essenzialmente come rispetto di alcune fondamentali libertà civili e di determinate procedure di formulazione della volontà politica, conformemente a una cultura liberale risalente alla rivoluzione francese. Ne segue che il principio affermato nella prima parte dell’art. 3

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  • “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personale e sociali”

è inderogabile e non può essere aggirato in alcun modo.
È bene ricordare che i principi espressi negli art. 1-12 del testo costituzionale sotto il titolo, appunto, di “Principi fondamentali”, dal punto di vista giuridico sono assolutamente intangibili: il loro stravolgimento può avvenire soltanto sul piano dei fatti privi di legalità, come annullamento, di fatto, di quel comune patto nazionale di convivenza e reciproca garanzia tra i cittadini che la Costituzione rappresenta.
Nell’ultimo ventennio la Costituzione è stata violata in modo gravissimo da governi di diverso colore politico. Nel merito, per citare solo i casi più eclatanti: le privatizzazioni selvagge degli anni ’90 hanno violato l’articolo 41; la guerra condotta nel 1999 ha violato l’articolo 11; le leggi sul precariato hanno violato gli articoli 1 e 4; le riforme della scuola hanno violato l’articolo 33; le note leggi per sottrarre alla magistratura l’azione di controllo della legalità hanno prodotto effetti devastanti e violato più di un articolo della Costituzione. E fermiamoci qui perché l’elenco è lungo.
Lo scorso 28 maggio 2013 è circolato nei media un documento della banca d’affari americana Jp Morgan (una delle maggiori responsabili delle speculazioni che innescarono la crisi del 2008) in cui si afferma che le Costituzioni europee nate dopo la caduta delle dittature del Novecento sono ormai datate e rappresentano un vero e proprio intralcio alla possibilità di varare politiche economiche di austerità adeguate ai tempi. Dal punto di vista storico i banchieri americani dicono una cosa giusta e una cosa sbagliata. Quella giusta: è vero che le Costituzioni del Novecento nate dopo la caduta delle dittature hanno affermato un’idea di Stato, democrazia, dignità e diritti del lavoro e dell’uomo che quelle dittature avevano tragicamente negato. Da questa giusta considerazione, però, bisogna trarre una conseguenza opposta a quella indicata dai banchieri e cioè che la nostra Costituzione, nella sua sostanza, è ancora attualissima: da parte dei detentori del potere economico e politico si finge di non vedere che viviamo in un’epoca in cui la forma della dittatura ha dismesso la veste politica, facilmente visibile a tutti, per assumere quella meno visibile, se non nei tragici effetti, delle cosiddette “leggi del mercato” al servizio della valorizzazione del capitale. Oggi viviamo nell’epoca della dittatura globale dei mercati e della finanza, cioè una forma di aziendalismo totalitario più difficilmente riconoscibile rispetto al totalitarismo politico novecentesco. La nostra Costituzione, per i principi e i valori che afferma (quelli della migliore tradizione liberale, socialista e cattolica) come non è compatibile con l’idea di Stato espressa dalle dittature del Novecento, allo stesso modo non è compatibile con questa forma contemporanea di dittatura. Mercati e banche, attraverso la mediazione della politica, hanno cancellato nei fatti quella concezione dello Stato, della democrazia, della libertà e della dignità dell’uomo conservata nella Costituzione: ora intendono cancellarne anche la memoria. Di qui il tentativo del ceto politico nostrano di modificare l’art. 138 della Costituzione in modo da avere via libera per cancellare anche il ricordo dei principi fondativi della civiltà occidentale. Un tentativo vigliacco, perché programmato con tempi e modi tali da sottrarsi a qualsiasi controllo democratico.

In conclusione: così come la nostra Costituzione ha svolto storicamente il ruolo di baluardo contro la barbarie e le dittature del Novecento, allo stesso modo, oggi, svolge l’analogo ruolo di baluardo contro la barbarie di una dittatura globale dei cacciatori di profitto e dei loro rappresentanti politici che hanno trascinato l’intero pianeta e l’intera umanità in una crisi che non ha precedenti nella storia.

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Proposta: La settimana della Costituzione in tutte le scuole d’Italia

In qualità di docenti della scuola statale italiana proponiamo dunque che a settembre, in tutte le scuole d’Italia, la prima settimana di lezione sia dedicata a illustrare ai giovani studenti il contenuto e il significato della nostra Costituzione. Proponiamo di sensibilizzare i nostri studenti circa l’inaudita gravità di questo frangente storico: devono essere messi in condizione, attraverso la conoscenza e la comprensione critica di quanto sta accadendo, di vigilare e di far sentire la loro voce.
Per correttezza procedurale questo progetto dovrà essere approvato dai Collegi docenti di ciascuna scuola provvedendo, con modalità da individuare, alla creazione di una vera e propria rete nazionale di scuole in grado di scambiarsi in merito informazioni e iniziative anche allo scopo di proseguire nei mesi successivi un attento lavoro di vigilanza.



Fabio Bentivoglio è nato a Cremona il 24.2.1951. Ha studiato a Pisa, dove si è laureato in filosofia nel 1975, e dove insegna storia e filosofia presso il Liceo scientifico “Ulisse Dini”. È autore di saggi e di manuali di storia e di filosofia per i Licei. Con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici ha pubblicato (con Massimo Bontempelli) un manuale di filosofia in tre volumi: “Il tempo della filosofia” Napoli, 2011-2013.
Michele Maggino è docente di scuola primaria a Firenze dal 1983.

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Fonte: http://www.retescuole.net/contenuto?id=20130826181941.

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