Farmaci, tutti i brevetti della Sapienza all'amico di Renzi

Il fattaccio degli accordi Sapienza/Kcube di Carrai. Le politiche di privatizzazione dell’interesse generale ai tempi di Renzi: dall’università ai servizi segreti

Megachip 15 maggio 2016



di Maimonide.





Sulla Università La Sapienza e la via italiana alla privatizzazione
dei saperi sapevamo da tempo: negli ultimi 10/15 anni le università
hanno avuto da tutti i governi sia disposizioni di legge che atti
amministrativi che hanno spalancato il portone all’entrata del privato
senza se e senza ma. 


Ma quello che è accaduto alla Sapienza col Giglio
Magico di Renzi ha qualcosa dell’incredibile: è oltre. Un quotidiano
nazionale ci ha informati che una società, la Kcube srl, era entrata alla
Sapienza di Roma per fare affari coi farmaci. La Kcube, costituita nel
2014, non è una società qualsiasi; tra i nomi di spicco nel cda troviamo
Marco Carrai e Alberto Bianchi, notoriamente vicini a Renzi. 





Alla Kcube
è stato concesso dal cda della Sapienza un generoso accordo per
sfruttare i brevetti e le ricerche realizzate dall’ateneo romano in
materia farmaceutica e biotecnologica. Ma cosa è esattamente la Kcube?






Visionando l’atto costitutivo leggiamo che il Presidente è Carrai.
Luciano Caglioti è titolare delle quote Kcube per il   20%. Luciano
Caglioti è stato influente professore di chimica farmaceutica e
prorettore della Sapienza, presente in una miriade di organismi
transnazionali per la rappresentanza della ricerca universitaria e della
Repubblica italiana. Attualmente, si apprende dal sito della Sapienza,
riveste la carica di Professore Emerito; quindi Caglioti è
contemporaneamente Professore emerito della Sapienza e socio fondatore
titolare del 20% della azioni di una Srl che intesse rapporti
commerciali con la Sapienza stessa: che dire?






Nel cda della Kcube si riscontra Tommaso Di Tanno, già PDS, DS ed
oggi vicino al PD, attualmente sotto processo per l’affaire Monte dei
Paschi di Siena, in quanto ex Presidente del Collegio Sindacale MPS; ma
Di Tanno era già avvisato di garanzia da almeno un anno ai tempi della
costituzione della Kcube nel novembre 2014.






Sempre nel cda di Kcube Ttroviamo Flavio Matteis,  che ebbe un ordine di
d’arresto nella storica inchiesta Farmacopoli su de Lorenzo & Co nel
1993, in quanto era il presidente della Glaxo, azienda farmaceutica;
alla fine patteggiò per il reato di corruzione. Flavio Matteis è oggi
vicepresidente nel cda di Farbanca, del gruppo Banca Popolare di
Vicenza; incidentalmente, il presidente del Collegio sindacale di
Farbanca è Paolo Zanconato, uomo molto vicino dell’indagato Zonin, di
cui così scrive il blog quotidiano Vvox il 21 settembre 2015 ha “anche
incarichi nel sistema societario della famiglia Zonin (dalle holding
alla Casa Vinicola). Zanconato è inoltre l’unico amministratore di una
società del presidente Zonin, da cui riceve «un modesto ma regolare
stipendio». Sempre Zanconato è al centro delle pesanti vicende
dell’Hotel San Marco di Cortina, come riferito dal Corriere Economia.






Infine il quarto membro del cda di Kcube è Alberto Bianchi. Dal sito
ufficiale della fondazione Open, notoriamente vicina a Renzi: il
Consiglio direttivo della fondazione è composto da Alberto Bianchi
(Presidente), Maria Elena Boschi (Segretario generale), Marco Carrai e
Luca Lotti; sull’Espresso del 21 luglio 2015 apprendiamo a proposito dei
finanziamenti della fondazione Open: 



“Il finanziamento più grande,
sempre stando a quanto scritto sul sito della Fondazione Open, arriva
però dalla British American Tobacco: 100mila euro è il contributo
lasciato dalla seconda più grande società produttrice di sigarette al
mondo”. 



Qui c’è qualcosa di decisamente incoerente. Bianchi presiede una
fondazione che è sponsorizzata dalla lobby del tabacco, che è causa
nell’uomo di gravi se non gravissime malattie ed è nello stesso tempo
nel cda di Kcube che fa accordi con la Sapienza per futuri brevetti
farmaceutici universitari sviluppati alla Sapienza stessa per curare le
malattie umane, di cui una parte è dovuta al tabacco. Direbbe lo
sceriffo Pepper, come nei confronti di James Bond, ma Bianchi “da che
parte sta?”






Ma a parte la discutibilità e la opportunità che la Sapienza stringa
rapporti di affari con Kcube, che non sembra avere un cda
specchiatamente etico, come perlomeno ci si dovrebbe aspettare per
questi tipi di rapporti con l’Università pubblica, gli aspetti
dell’accordo tra Kcube/Sapienza lasciano profondamente perplessi.
L’accordo tra Kcube e la Sapienza ricade sotto la forma del contratto di
associazione in partecipazione ex art 2549 del codice civile. Così non
c’è alcuna selezione del partner privato con evidenza pubblica da parte
della Sapienza come invece deve avvenire ordinariamente nella Pubblica
Amministrazione e nelle Università, almeno per le attività a carattere
eminentemente pubblico, quali proprio la ricerca. 





Inoltre la parte di
profitto a vantaggio eventualmente della Sapienza appare piuttosto
ridotta, come fanno notare in un comunicato i Giovani Comunisti di Roma (leggi qui). 





Infine il contratto di associazione in partecipazione Kcube/Sapienza
prevede nell’articolo 5: “(Ingresso di nuovi associati) per la
realizzazione dell’iniziativa Kcube potrà stipulare altri accordi di
associazione in partecipazione con altre università e centri di ricerca
senza fini di lucro senza l’obbligo di ottenere il consenso de la
Sapienza”; una clausola particolarmente penalizzante però “digerita”
tranquillamente dal cda della Sapienza.






Dopo le manganellate agli studenti e ai manifestanti che protestavano
qualche mese fa contro la kermesse Maker Faire, che per tre giorni si
era presa lo spazio della Sapienza, chiudendo per 3 giorni l’attività
didattica e di ricerca, ora c’è un secondo passo nel delirio. L’autorità
per la concorrenza, la Corte dei Conti, l’autorità anticorruzione non
hanno niente da dire sull’accordo Kcube/Sapienza?
Possibile che la
concorrenza viene predicata sempre in casa altrui e razzolata male in
casa propria? Nessuna voce parlamentare ha niente da dire? E gli
studenti universitari tacciono?






Infine, un’ultima ma grave considerazione. Carrai era ventilato per
diventare il capo della sicurezza informatica nazionale, oggi si parla
di lui come superconsulente di Renzi nel medesimo settore. E’ una cosa
ragionevole questa candidatura per un uomo che sarebbe il paladino
dell’interesse generale e presiede la Kcube srl, una società in materia
di ricerca farmaceutica che fa accordi piuttosto anomali con la Sapienza
e che presiede serenamente, a sua insaputa forse, un cda dove uno è
sotto processo per il Buco del Monte dei Paschi di Siena ed un altro fu
coinvolto, patteggiando, nella orrenda vicenda dello scandalo della
corruzione farmaceutica dei farmaci dell’allora ministro della sanità De
Lorenzo? 


Se ciò è all’insaputa di Carrai quale incarico di
“supersbirro” può andare mai a rivestire?