di Thierry Meyssan.
Si avvicina il momento in cui si dovrà accettare la sconfitta dell’Occidente in Ucraina. Il presidente Trump è deciso a scavalcare Volodymyr Zelensky, alleato di organizzazioni criminali che combattono contro gli Stati Uniti. L’esercito russo continua ad avanzare. Musk, che vieta l’uso della rete Starlink per attaccare e uccidere, l’ha depotenziata in Ucraina. La Russia sta per raggiungere il proprio obiettivo militare. Stiamo a vedere cosa faranno gli europei per nascondere il proprio fallimento.
La Russia ha tergiversato a lungo prima di adempiere al ruolo assegnatole dalla risoluzione 2022 del 2015 del Consiglio di Sicurezza [1] e dare il via all’operazione militare speciale in Ucraina.
Germania e Francia, anch’esse designate dalla citata risoluzione come potenze garanti degli Accordi di Minsk, invece non hanno fatto assolutamente nulla.
Il presidente Vladimir Putin aveva addirittura redarguito l’oligarca Konstantin Malofeev per avere reclutato, in nome della Santa Russia, dei cosacchi per portare aiuto agli abitanti del Donbass, massacrati dai nazionalisti integralisti con il consenso del presidente Petro Poroshenko. Malofeev, proprietario del gruppo mediatico Tsardrad e di una quota del gruppo di telecomunicazione Rostelecom, è monarchico e ha agito per conto del Gran Duca. Putin gli ha ricordato che oggidì il possesso di ingenti risorse non autorizza a sostituirsi allo Stato.
Putin è intervenuto solo quando i nazionalisti integralisti hanno pianificato un’operazione militare su larga scala, non solo nel Donbass, ma anche contro la Crimea, che nel 2014 aveva aderito alla Federazione di Russia [2]. Lo ha fatto dopo aver riconosciuto le repubbliche del Donbass come Stati sovrani il 21 febbraio 2022, in tutta fretta, prima di dare il tempo al Cremlino di procurarsi le bandiere della Repubblica Popolare di Donesk e della Repubblica Popolare di Lugansk.
All’epoca, l’obiettivo militare dei russi era la liberazione dell’intero Donbass; obiettivo che Mosca dovrebbe raggiungere nelle prossime settimane. Ma gli Occidentali hanno continuato a rifornire di armi l’Ucraina e la guerra si è protratta. Sicché Putin ha esteso il proprio obiettivo alla Novorossia, traguardo che dovrebbe essere raggiunto nei prossimi mesi.
Nel frattempo Donald Trump è succeduto a Joe Biden. A differenza di Biden, Trump non ha alcun interesse personale in questo conflitto, dunque ha cercato di mettervi fine ammonendo pubblicamente Zelensky il 28 febbraio 2025, alla Casa Bianca. Ma Zelensky, che gode di ampio sostegno da parte della stampa internazionale, è riuscito a far dimenticare di essere un impostore ormai da nove mesi –ovvero dalla fine del suo mandato a maggio 2024 – e a ribaltare l’opinione pubblica occidentale a proprio favore.
Donald Trump ha proposto, senza successo, diversi cicli di negoziati. Zelensky è stato preso con le mani nel sacco ma ha scaricato la responsabilità prima sul capo della propria amministrazione, Andriy Yermak, poi sulla sostituta di questi, Mariia Vitushok. È riuscito a insabbiare i casi di corruzione della sua cerchia, in particolare il caso Midas, e persino il ruolo del socio in affari, Timur Minditch, nello scandalo Jeffrey Epstein.
Indisturbato, Zelensky si è alleato con i cartelli della droga messicani, designati da Trump «organizzazioni terroristiche straniere», ovvero nemici contro cui condurre una lotta senza quartiere [3]. In poche settimane, in America Latina, i narcotrafficanti hanno attaccato le forze di polizia e gli uomini della Drug Enforcement Agency (DEA). Sono riusciti a controllare i trasferimenti della droga attraverso il confine tra Messico e Stati Uniti e hanno ucciso funzionari statunitensi. Adesso la loro droga circola liberamente in Unione Europea, dove entra indisturbata attraverso il confine ucraino.
Di conseguenza, il presidente Trump ha rotto gli indugi. Ha inviato il rappresentante speciale Steve Witkoff in Ucraina, poi in Norvegia e infine in Russia. Il suo accolito, Jared Kushner, ha seguito i contatti in videoconferenza perché impegnato in affari altrove, dove è stato colto di sorpresa dalla pubblicazione di un libro di denuncia dei suoi intrallazzi [4].
Nel medesimo tempo Elon Musk, verificato che l’esercito ucraino, in violazione del contratto, utilizza Starlink per azioni offensive, ne ha ristretto l’accesso in Ucraina. Criticato per questa decisione, Musk ha ripubblicato un post in cui Zelensky si vanta di utilizzare Starlink per attaccare la Russia [5].
Dmitri Medvedev, ex presidente della Russia, attuale segretario del Consiglio di Sicurezza del Paese, ha diffuso un elenco dei problemi causati a Trump dal «tossicodipendente» di Kiev [6] :
“1. Ha sempre sostenuto apertamente il vecchio Biden.
2. Si è sempre rifiutato di trasmettere a Trump elementi compromettenti per il suo rivale alle precedenti elezioni.
3. Con insistenza inopportuna e con un tono da cafone ha preteso da Trump denaro e armamenti per fare guerra alla Russia.
4. Ha manipolato i leader europei aizzandoli ogni giorno contro Trump e la sua squadra.
5. Ha ripetutamente respinto le proposte di negoziati avanzate da Trump e dai suoi collaboratori.
6. Ha disdegnato il presidente statunitense rifiutandosi di cessare gli attacchi contro le raffinerie russe e ignorando le argomentazioni di Trump sull’impatto di tali azioni sui prezzi mondiali dei prodotti petroliferi e sulla situazione degli Stati Uniti alla vigilia delle elezioni.
7. Con il suo comportamento sconsiderato ha portato gli Stati Uniti e la Nato sull’orlo di un conflitto nucleare mondiale con la Russia.
8. Ha spudoratamente sottratto – insieme ai suoi accoliti, come il fuggitivo Minditch o Yermac, ora in disgrazia – i fondi statunitensi che il vecchio Biden gli versava con generosità per la guerra. Ha continuato ad attingervi anche durante l’amministrazione Trump.
9. Ha stretto legami con i cartelli messicani, aborriti da Trump, consentendogli di mandare i propri scagnozzi in Ucraina a imparare l’uso dei droni; il “tossicodipendente di Kiev” è stato ricompensato con il denaro proveniente dalla vendita di sostanze illecite negli Stati Uniti.
10. Anziché tenere conto della posizione di Washington, ha ricattato gli Stati Uniti brandendo la minaccia di una sconfitta in Ucraina e agitando lo spettro delle sue disastrose conseguenze per l’intero Occidente.”
È chiaro che questa volta non ci sarà via d’uscita.
Yuri Ushakov, ex ambasciatore russo a Washington nonché attuale consigliere di Putin, ha detto che negoziati trilaterali Russia/Ucraina/Stati Uniti potrebbero tenersi dopo il 4 novembre ad Abu Dhabi. Ha ricordato che la precedente offerta di negoziati di Mosca, dal 18 al 20 settembre, era stata rifiutata dalla parte ucraina [7].
Dmitri Peskov, portavoce del Cremlino, ha così commentato la sterile ricerca della UE di un negoziatore: «Continuano a parlare ma non prendono una decisione». Riguardo alla possibile nomina di Alexander Stubb, presidente della Finlandia, Peskov ha dichiarato: «Se ci sarà un negoziatore, va bene. Meglio ancora se ci sarà un negoziatore che si impegnerà sinceramente nella ricerca di una soluzione pacifica».
Il Cremlino non nasconde la propria preferenza per Gerhard Schröder, ex cancelliere tedesco nonché attuale amministratore di Gazprom.
Il deputato Leonid Slutsky, presidente del Partito Liberal-Democratico, fondato da Vladimir Zhirinovsky, ha dichiarato: «Kiev non cerca negoziati di pace. Zelensky ha già mandato all’aria un importante incontro trilaterale sulla diaspora ucraina con raid brutali sui seggi elettorali delle elezioni della Duma. Ha deciso di ripetere l’operazione prima della preparazione dell’incontro di Abu Dhabi. Anche la parte statunitense dovrebbe trarne le debite conseguenze: non limitarsi a congelare gli aiuti militari all’Ucraina, ma farli cessare completamente. Sarebbe un contributo reale al processo di pace».
Questo partito è in genere utilizzato dal Cremlino per dire ad alta voce ciò che ad altri la buona creanza impone di non dire.
Il Cremlino respinge senza mezzi termini tutte le timide proposte di un semplice cessate-il-fuoco. Vuole un vero e proprio trattato di pace e la denazificazione del Paese.
Le potenze della Coalizione dei volontari stanno rendendosi conto delle conseguenze di questi fatti.
Come si farà a riconoscere che c’erano davvero nazionalisti integralisti, ovvero banderisti, all’interno del governo ucraino?
Come si farà a riconoscere che costoro non si consideravano slavi e intendevano sradicare tutti gli slavi, sia ucraini sia russi, fino all’ultimo bambino?
Come si farà a riconoscere che proprio queste persone sono state generosamente sostenute con ingenti fondi provenienti dalle tasse dell’Unione Europea e del Canada?
È probabile che dopo questo massacro, costato la vita a oltre un milione di persone, non sarà solo Zelensky a darsela a gambe, ma anche leader politici dell’Unione Europea e del Canada.
Ciononostante, Germania, Francia, Italia, Polonia e Regno Unito il 26 ottobre hanno firmato una dichiarazione congiunta in cui sottolineano l’indefettibile sostegno all’Ucraina e annunciano l’impegno a rafforzare il loro ruolo all’interno della Nato [8].
Tratto da: https://www.voltairenet.org/article225103.html
Traduzione a cura di Rachele Marmetti.
NOTE:
[1] «Résolution 2202 du Conseil de sécurité», dite S/RES/2202 (2015), adoptée le 17 février 2015.
[2] «Plan d’attaque ukrainien», Révélé par l’Agence Tass, 9 mars 2022.
[3] “L’alleanza di Volodymyr Zelensky con i cartelli latino-americani mette in pericolo la strategia antidroga della Casa Bianca”, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 12 ottobre 2026.
[4] Princes and Thieves: Jared Kushner and Mohamed bin Zayed’s Secret Plot to Remake the Middle East, Matthew Cole, Atria/One Signal Publishers.
[5] «@elonmusk», Elon Musk, X, October 25, 2026.
[6] Dmitri Medvedev, VK, 24 октября 2026 года.
[7] «Commentary by Presidential Aide Yury Ushakov following Vladimir Putin’s meeting with US President’s Special Envoy Steve Witkoff», Kremlin, October 21, 2026.
[8] “Il Ministro Crosetto a Parigi per riunione “E5””, Ministero della Difesa, 26 ott 2026.
