Dalle fondamenta

Letta si insedia e, sebbene l’inciucio sia scandaloso e ormai visibile a tutti, c’è ancora chi preferisce un Governo purchessia

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29 Aprile 2013 - 23.05


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di Paolo Bartolini.

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Non navighiamo in buone acque. Il Governo Letta si insedia (avrei scritto “si insinua”) sotto i nostri occhi e, sebbene l’inciucio sia scandaloso e l’alleanza strutturale tra PD e PDL ormai visibile a tutti, c’è ancora una parte del Paese – che non disprezzo, beninteso, ma nella quale non mi riconosco – che preferisce un Governo purchessia alla faticosa ricostruzione di un tessuto democratico lacerato da almeno vent’anni di larghe intese fantasma, oggi uscite alla luce del sole. Che nasca un’opposizione popolare a questo scempio è di prioritaria importanza, e lo è altrettanto la necessità che prenda forma un’alternativa adulta e costruttiva. Il Movimento 5 Stelle ha il compito di guardarsi intorno e di dare rappresentanza alle istanze di lotta e alle proposte di cambiamento che sorgono sui territori e fuori dal coro dei canali mainstream. La battaglia più difficile sarà quella di far crescere, in maturità ed efficacia, le azioni politiche della nuova opposizione, svincolando il suo enorme potenziale dal condizionamento dei grilli e dei casaleggi che ne stanno ipotecando il futuro.

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Nel frattempo si respira aria di tempesta ed è difficile dirsi ottimisti. Difatti, quando l’esasperazione di singoli individui si arma e vuole farsi “giustizia” da sé, e quando la coscienza collettiva sembra scegliere il sonno della ragione affidandosi ai mostri arcinoti che la oscurano da decenni, ciò significa che è giunto il tempo di porsi le domande giuste.

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Perché se le risposte ai problemi continuano ad essere sbagliate (riformiste o rivoluzionarie che siano), questo vuol dire che il nostro interrogarci non è arrivato ancora in profondità, ma ripete vuoti slogan che non hanno più presa sulla realtà. Ecco perché bisogna pesare le parole e ripartire dalle fondamenta.

La politica deve mettere nuovamente radici nella ricerca di sé, nella spiritualità, nell’educazione alle emozioni e nella responsabilità condivisa. Senza queste premesse partoriremo solo furia cieca o rassegnazione. Saremo capaci di trovare la via di mezzo o ripeteremo ancora una volta il noioso e tragico copione della Storia?

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