La cultura dello stupro. Guida per i signori uomini

Le donne passano la maggior parte della loro vita sociale con perenni e inevitabili sentimenti di vulnerabilità. Riflettiamo insieme sul perché.

La cultura dello stupro. Guida per i signori uomini
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26 Agosto 2014 - 23.31


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di Zaron Burnett III.

Se sei un uomo, fai parte della
cultura dello stupro.

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Lo so … che suona rozzo. Non
sei necessariamente uno stupratore, però perpetui comportamenti che
comunemente indichiamo come cultura dello stupro.

Ora potresti pensare:
“Calmati adesso, Zaron, tu non mi conosci, compagno! Che io sia
dannato se ti lascerò continuare a dire che io sia una specie di fan
degli stupri… no, io non sono quel tipo di uomo”.

Io lo so come ti senti, ho
dato la stessa risposta, quando qualcuno mi ma detto che facevo parte
della cultura dello stupro. Suona orribile. Ma immagina, tuttavia, di
andare per il mondo con la costante paura di poter subire uno stupro.
Questo è ancora peggio! La cultura dello stupro è una merda per
tutti quelli, noi, che vi siamo implicati. Non ti attaccare, però,
alla terminologia, non concentrarti sulle parole che ti offendono per
tralasciare ciò che in realtà voglio dirti. Il problema non è
l’espressione “cultura dello stupro”. È la realtà che
descrive, ad essere il problema.

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Gli
uomini sono i primi artefici e sostenitori della cultura dello
stupro.

Noi
uomini non siamo gli unici a stuprare, così come le donne non sono
le uniche vittime. Ci sono uomini che stuprano altri uomini e donne
che violentano uomini, però ciò che rende lo stupro un problema
maschile, il nostro problema, è che gli uomini commettono il 99%
degli stupri denunciati.

Come
avviene che tu sia parte dello stupro? Beh, mi
dispiace dirlo, ma lo sei per solo il fatto di essere un uomo.

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Quando
incrocio di notte in un parcheggio una donna e lei cammina davanti a
me, faccio tutto quello che posso, per: a)
non spaventarla; b) lasciarle il tempo per sentirsi  sicura e a
suo agio; c) se è
possibile, avvicinarla amichevolmente, per farle sapere che non
sono una minaccia.

E
lo faccio perché sono un uomo.

Fondamentalmente,
mi faccio carico del fatto che questa donna che incontro per strada,
in ascensore, sulle scale o, dovunque sia, possa sentirsi al sicuro.
Voglio che si senta a suo agio, come se io non ci fossi.  Sono
consapevole che a qualunque donna io incontri in uno spazio pubblico,
e che non mi conosca, risulta che tutto ciò che vede è un uomo,
improvvisamente vicino a lei. Devo tenere in conto il suo senso dello
spazio e che la mia presenza possa farla sentire vulnerabile. Questo
è il fattore chiave – la vulnerabilità.

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Non
so tu, però io non passo la vita sentendomi vulnerabile. Ho dovuto
imparare che le donne passano la maggior parte della loro vita
sociale con perenni e inevitabili sentimenti di vulnerabilità.
Fermiamoci a riflettere un momento. Immaginiamoci di provare una
costante sensazione di pericolo, come avere una pelle di cristallo.

Come
tipi moderni, noi uomini cerchiamo il pericolo. Scegliamo
avventure e sport estremi, per sentirci come se fossimo in pericolo.
In definitiva, giochiamo con la nostra vulnerabilità. È questo il
modo diverso in cui noi uomini vediamo il mondo (attenzione, questo
lo dico tenendo perfettamente presente che c’è una comunità
dinamica di atlete che praticano sport estremi e che spesso anch’esse
mettono in pericolo la loro vita. Tuttavia, le donne non hanno
bisogno di impegnarsi in uno sport estremo per sentirsi a rischio).

Io
sono in sostanza astemio e potrei certamente dichiarare che sono in
buona forma, il che significa che, quando  cammino da solo di
notte, molto raramente temo per la mia sicurezza. Molti uomini sanno
esattamente ciò che voglio dire. Molte donne non sanno cosa sia
muoversi liberamente, a qualsiasi ora del giorno o della notte: in
realtà, l’esperienza di molte donne è esattamente contraria.

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Una
donna deve sempre pensare a dove sta andando, a che ora andrà, a che
ora arriverà, a che ora ritornerà, che giorno della settimana sia e
se sarà lasciata sola  in un punto qualsiasi… e così via,
perché le considerazioni sono molto più numerose di quanto si
creda. Francamente, non ho da pensare molto su ciò che devo fare,
per stare attento in ogni momento della mia vita. Godo della mia
libertà della quale dispongo per alzarmi e andare di qui e di là,
di giorno, di notte, con la pioggia o con il sole, in qualsiasi parte
della città. 

Per
capire la cultura dello stupro, ricordati che questa è una libertà
della quale non gode almeno metà della popolazione.

Questi
sono i motivi per cui cerco di usare un linguaggio del corpo molto
chiaro e cerco di agire in modo tale da ridurre  le paure e le
altre sensazioni che le donne possono provare a riguardo. Ti
consiglio caldamente di fare lo stesso. Lo dico seriamente. È il
minimo che ogni uomo dovrebbe fare negli spazi pubblici, perché le
donne possano sentirsi a loro agio, in questo mondo che condividiamo.
È sufficiente essere rispettosi di lei e del suo spazio.

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Si
potrebbe pensare che sia ingiusto che paghiamo per i peccatori, che
dobbiamo cambiare le nostre abitudini per il comportamento degli
altri. Sai una cosa? Hai ragione, non è affatto giusto. Ma la colpa
è forse delle donne? O è piuttosto colpa di quei tizi che agiscono
in modo infame e mettono noi in cattiva luce? Se ti preoccupa la
giustizia, scarica la tua rabbia su quei tizi che fanno apparire te e
il tuo comportamento discutibile.

Questo
perché quando giunge il momento in cui un uomo è oggetto di
valutazione, cioè quando si tratta di stabilire cosa sia capace di
fare, una donna dovrà presumere che tu ne
sia capace. Purtroppo, questo significa che noi uomini saremo
giudicati tramite il nostro peggiore esempio. Se pensi che usare
questo tipo di stereotipi sia una stronzata, dimmi, come reagiresti
tu, se incontrassi un serpente in mezzo alla natura? Non lo
tratteresti come un serpente? Questo non è uno stereotipo: è
giudicare un animale per quello che è in grado di fare e per il
danno che è capace di infliggere. Semplici regole della giungla,
uomo. Siccome sei uomo, le donne ti tratteranno come tale.

Questa
paura del tutto ragionevole e comprensibile degli uomini è una
responsabilità che ti spetta. Ãˆ vero che non l’hai creata
tu, come neppure hai costruito tu le autostrade. Alcune cose che
ereditiamo dalla società sono utili, altre sono cultura dello
stupro.

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Poiché
nessuna donna può giudicare giustamente le tue intenzioni a prima
vista, presupporrà che tu sia come tutti gli altri uomini. Nel 73
per cento degli stupri, le vittime conoscono il loro aggressore,
quindi, se non possono neppure fidarsi, né giudicare precisamente le
intenzioni degli uomini che già conoscono, come pretendi che si
fidino di te, un completo sconosciuto? La prevenzione dello stupro
non consiste tanto nell”insegnare alle donne come evitarlo, quanto
nel fatto che gli uomini non lo commettano.

Per
prevenire gli stupri, un uomo deve capire che un “no” mai è un
“sì”, che quando una donna è sotto l’effetto dell’alcol o
di qualche droga, non in grado di parlare, non è un “sì” e che
avere una relazione non implica un “sì” automatico. Piuttosto
che concentrarci su come le donne debbano evitare di essere
violentate o come la cultura dello stupro renda sospetti uomini
innocenti, prestiamo attenzione a cosa noi uomini possiamo fare per
impedire che si commettano stupri, smantellare le strutture che li
permettono e modificare gli atteggiamenti che li tollerano.

Dal
momento che ne fai parte, hai il dovere di sapere cosa sia la cultura
dello stupro.

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Estratto
dalla pagina di Marshall University’s Women’s Center:

“La
cultura dello stupro è l’ambiente in cui la violenza detiene una
posizione predominante e nel quale la violenza sessuale contro le
donne è naturalizzata e giustificata sia nei media, come nella
cultura popolare. La cultura dello stupro si perpetua attraverso
l’uso del linguaggio misogino, l’oggettivazione del corpo della
donna e la fascinazione della violenza sessuale, creando così una
società che ignora i diritti e la sicurezza della donna”.

La
prima volta che una donna mi disse che ero parte della cultura dello
stupro, dissentii per ovvie ragioni. Come molti di voi avrei voluto
dirle “Ehi, non capisco”, ma l’ascoltai. Più tardi, mi recai
da una scrittrice, che ammiro e le chiesi di scrivere un articolo con
me, in cui avrebbe spiegato la cultura dello stupro a me e ai miei
lettori maschi. Smise di rispondermi alle e-mail.

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Dapprima,
la cosa m’infastidì. Più tardi, quando mi apparve chiaro che in
nessun modo avrei ottenuto risposta, m’incazzai. Per fortuna evito
di rispondere a caldo, così ho messo da parte la tempesta dentro di
me e mi sono fermato a pensare. Ho fatto una passeggiata, una di
quelle che t’illumina. Ho pensato che se tanto m’interessava la
cultura dello stupro, c’era bisogno che la scoprissi da me. Nessuna
donna deve essere obbligata a spiegarmi la cultura dello stupro, solo
perché io decido di sapere cosa sia. Ho visto il modo in cui il
desiderio che una donna mi spiegasse scorreva in me. Anche la mia
curiosità, una caratteristica che mi ha sempre reso orgoglioso, era
stata contaminata da questa presunzione androcentrica onnipresente
nella cultura dello stupro. Ciò che mi aspettavo era che il mio
desiderio fosse esaudito e quest’atteggiamento era un problema.
Così ho iniziato a leggere e ho continuato fino a quando ho capito
la cultura dello stupro e il modo in cui ne faccio parte.

Aggiungo
qui un elenco di esempi di cultura dello stupro.


Incolpare la vittima (“te la sei cercata”).

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Banalizzare la violenza sessuale (“I ragazzi fanno i ragazzi”).


Fare battute sessualmente esplicite.


Tollerare la molestia sessuale.

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Gonfiare le statistiche delle denunce di falsi stupri.


Pubblicare le abitudini sull’abbigliamento, salute mentale,
motivazioni e storia della vittima.


Violenza di genere gratuita nei film e televisione.

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Definire la “mascolinità” come dominante e sessualmente
aggressiva.


Definire la “femminilità” come sottomessa e sessualmente
passiva.


Fare pressione sugli uomini perché raggiungano i loro obiettivi.

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Fare pressione sulle donne perché non appaiano “fredde”.


Presumere che solo le donne promiscue siano stuprate.


Presumere che non ci siano uomini stuprati o che siano “deboli”
quelli stuprati.

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Non prendere sul serio le accuse di stupro.


Insegnare alle donne come non essere violentate, invece di insegnare
agli uomini a non violentare.

Ora
che sai cosa essa sia, come si può agire all’interno di questa
cultura?

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Evita l’uso di un linguaggio che spersonalizza e degrada le
donne.


Alza la tua voce se senti raccontare una battuta offensiva o che
banalizza lo stupro.


– Se una tua amica ti dice che l’hanno violentata, ascoltala e
dalle sostegno.

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Mantieni un pensiero critico sui messaggi che ti arrivano dai media
sulle donne, uomini, relazioni e violenza.


Sii rispettoso dello spazio fisico altrui, anche in situazioni
occasionali.


Comunica sempre con i tuoi partner sessuali e non dare per scontato
il consenso.

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Definisci
il tuo concetto di mascolinità o femminilità. Non lasciare che le
costruzioni stereotipate guidino le tue azioni.

Quali
altre cose si possono fare riguardo alla cultura dello stupro, quando
si verifica nella vita reale?

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1.
Scontrarsi con gli altri uomini.
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Nessuno
suggerisce la violenza. In realtà, stiamo cercando di impedirla.
Tuttavia, a volte, un uomo deve scontrarsi con un altro uomo
individualmente o in gruppo, in determinate situazioni. Quando mi
trovo in un luogo pubblico e vedo un altro uomo assillare una donna,
mi fermo e faccio in modo che la donna mi veda. Voglio che lei sappia
che sono perfettamente consapevole di ciò che sta accadendo e
aspetto che mi dia una chiara indicazione sul fatto che abbia bisogno
di aiuto o meno.

A
volte, la coppia continua a litigare come se io fossi invisibile, ma
in altre occasioni la mia sola presenza ha fatto allontanare il tizio
quando si trattava di uno sconosciuto o a spiegarsi se si conoscevano
prima. La dinamica cambia. Ecco perché mi fermo sempre, quando vedo
un tizio assillare una donna in pubblico. Mi assicuro che qualsiasi
donna, in quella che potrebbe degenerare in una situazione violenta,
abbia la possibilità di indicarmi che ha bisogno di aiuto. Essendo
fratello maggiore di mia sorella, la risposta mi viene istintiva.

Tuttavia,
non faccio così solo con le donne. L’ho fatto anche in una
situazione affettiva di due uomini che stavano bisticciando tra di
loro.

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Ogni
volta che si noti una situazione fuori controllo e, soprattutto, se
cӏ chi aggredisce qualcuno o se qualcuno chiede aiuto, bisogna
intervenire. Non significa entrare come un elefante in un negozio di
porcellane, ma impegnarsi, coinvolgersi, prendere nota delle
informazioni più pertinenti, avvisare le autorità, chiamare la
polizia, ecc. Insomma, fare qualcosa.





2.
Correggere gli altri uomini.

Se
un tizio comincia a blaterare insulti davanti a te, puoi ancora fare
qualcosa, anche se non c’è nessuno della comunità su cui ricada
l’ingiuria. Lo stesso vale quando qualcuno utilizza un linguaggio
misogino: alza la voce, di” al tuo amico, compagno, collega, che le
battute sullo stupro sono merda e che non le puoi sopportare.

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Fidati
di me: non perderai il tuo “bollino di uomo”. Se hai più di
diciotto anni e ancora ti preoccupa il marchio di vero uomo, non hai
allora idea di cosa sia una rispettabile mascolinità. Non ha nulla a
che vedere con cultura dell’approvazione altrui, mentre ha molto da
spartire con il “ tuo” modello di uomo e col fare le cose giuste.
Sarai sorpreso di vedere quanti uomini ti guarderanno con rispetto,
per fare quello che essi non hanno il coraggio di fare: io l’ho
sperimentato tantissime volte. Non sono la Brigata della Giustizia,
però ho discusso, discuto e continuerò a discutere con mandrie e
greggi di ogni tipo. Più tardi, alcuni di questi tizi sono venuti
vicino a me a dirmi che hanno rispettato ciò che ho fatto. Gli ho
sempre risposto che ogni volta che si ripete, diventa più facile
alzare la voce. Giuro che è vero.


Nessuno
sta suggerendo che tu vada in giro a fare il poliziotto. Non occupo
il mio tempo ad assicurarmi che tutti vivano secondo il mio metro di
giudizio. Nessuno ha bisogno che tu gli dica cosa pensi di ogni
piccola cosa che dice né se soddisfa i tuoi criteri di
consapevolezza sociale. Ma quando un tizio dice qualche cazzata – e
tu ben sai che tutti noi sentiamo quelle battute – si può far capire
al tizio che il suo scherzo sullo stupro o la sua analogia del tipo
“lei è una puttana” non ha funzionato.

3.
Gli uomini possono far sì che gli uomini chiudano il becco.

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Facciamo
un esempio. Se in un gruppo di uomini uno comincia a urlare a una
ragazza, molto semplicemente digli di non fare il coglione. Non ti
trasformi in ’protettore’ se alzi la voce per una donna, sempre
che non si tratti di raccogliere punti nei suoi confronti. Se eviti
questo, non sarai il cavaliere bianco che difende la ‘donzella’.
Farai ciò che è corretto. Nessuna donna ha bisogno di un pagliaccio
sessista: la molestia è una delle peggiori manifestazioni di
sessualità maschile e questi imbecilli ci fanno passare da
spaventapasseri. Bisogna tagliare fuori questi stronzi.

Qualcuno
mi obietterà che sto esagerando, che “a qualche donna piace”.
Potrebbe essere, ma non è questo l’importante. Anche a me
piacerebbe guidare a forte velocità e a mio nipote fumare erba in
strada, ma non siamo autorizzati. Così funziona l”appartenere alla
società: se trovi una donna a cui piace il ‘complimento’,
faglielo pure, ma a porte chiuse, non in pubblico. Rispetta quindi lo
spazio fisico e mentale altrui.

(…)

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Quando
sorgono eventi come #YesAllWomen e le donne di tutto il mondo
iniziano a condividere le loro esperienze, i loro traumi, le loro
storie e i loro punti di vista personali,non dobbiamo immischiarci
nelle discussioni. Dobbiamo invece ascoltare e riflettere e lasciare
che le loro parole cambino la nostra prospettiva.

Il
nostro compito qui e ora è chiederci come possiamo migliorare le
cose.

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Fonte
originale:
http://www.huffingtonpost.com/zaron-burnett/guide-to-rape-culture_b_5440553.html



Tratto da:
http://liadiperi.blogspot.it/2014/08/la-cultura-dello-stupro-guida-per-i.html.



Traduzione di Lia Di
Peri, con alcune variazioni a cura della Redazione di Megachip.

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