Alcuni muri sono più xenofobi di altri

Al quotidiano La Repubblica criminalizzano il premier ungherese Orbán, ma non trovano un rigo per descrivere il nuovo muro di Netanyahu anti-immigrati. [S. Caputo]

Alcuni muri sono più xenofobi di altri
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8 Settembre 2015 - 21.47


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di Sebastiano Caputo.

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Sono mesi che i liberal di sinistra riuniti intorno al quotidiano La Repubblica
criminalizzano il premier ungherese Viktor Orbán per aver avviato la
costruzione del muro al confine con la Serbia con l’obiettivo di fermare
i migranti che percorrono la rotta balcanica. 
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Tanto che oggi a pagina 7
il giornalista Andrea Tarquini ci regala un articolo strappalacrime su
Ferencs Gyurcsány, ex premier riformatore, oggi giovane popolare
dell’opposizione, che insieme alla sua famiglia ha deciso di ospitare a
casa sua alcuni rifugiati siriani e sudanesi. 

Nelle pagine successive,
un’intervista ad Abdullah Kurdi, padre di Aylan il bambino trovato morto
sulla spiaggia turca, poi un articolo di Maurizio Ricci sui migranti
come “risorsa economica per salvare le pensioni” e quei “lavori che gli
italiani non voglio più fare”.

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Eppure
continuando a sfogliare il giornale non c’è nessuna traccia della
decisione presa dal premier israeliano Benjamin Netanyahu nel quadro
della politica di rigetto dei migranti e richiedenti asilo, in
particolare quelli africani (quasi tutti sudanesi ed eritrei). 

Altro che
muro ungherese. 

Il governo di Tel Aviv ha dato il via ai lavori di
costruzione di una barriera al confine con la Giordania. Il muro in
costruzione sarà di circa 30 km e collegherà la città di Eliat, situata
sul Mar Rosso, a quella di Timna. 

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Il progetto, approvato a giugno,
prevede l’unificazione di questo tratto di recinzione ad un altro già
eretto al confine con l’Egitto: 240 km di barriera che impediranno
l’accesso agli immigrati, che in precedenza entravano in Israele
attraverso il Sinai egiziano. 

A queste due barriere bisogna aggiungere
altre due presenti al confine con la Siria sulle alture del Golan
occupato e quella in Cisgiordania. 

A riguardo Netanyahu ha chiarito la
necessità di alzare un muro “per bloccare la marea di migranti e i
gruppi terroristici”. Ma tra i rifugiati politici ci sarebbero anche
molti siriani, quelli che fuggono da Aleppo, Palmira, Raqqa, tutte zone
occupate dai miliziani dell’Isis. Gli stessi che indirettamente il
governo israeliano, con il suo cinismo, ha appoggiato indirettamente, in primis
conservando ottimi rapporti con l’Arabia Saudita (grande sponsor dello
Stato Islamico) e in secondo luogo colpendo l’esercito regolare siriano
con numerosi raid aerei nella zona del Golan.

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Tuttavia per la galassia liberal di Repubblica i
muri non sono tutti uguali. Alcuni sono più xenofobi di altri. Questa
doppia morale non è nuova, anzi, ormai è un fatto appurato:
senza-frontieristi in Italia, strenui difensori delle politiche
ultra-nazionaliste israeliane. Strano no?

Fonte:  http://blog.ilgiornale.it/sebastianocaputo/2015/09/08/alcuni-muri-sono-piu-xenofobi-di-altri/.

 

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