'Il problema di Saviano è l''ego smisurato'

'Tra i tanti nemici che Roberto Saviano ha collezionato negli anni, ce n'' è uno che lo scrittore campano ignora di avere: se stesso. Le accuse di plagio [Selvaggia Lucarelli]'

'Il problema di Saviano è l''ego smisurato'
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29 Settembre 2015 - 13.02


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di Selvaggia Lucarelli.

Tra i tanti nemici che Roberto Saviano ha collezionato negli anni, ce n”
è uno che lo scrittore campano ignora di avere: se stesso. Le accuse di
plagio, alcune delle quali sfociate in condanne, sono ormai troppe e
troppo dettagliate per poter essere liquidate coi suoi soliti mantra:
“Il successo genera odio”, “Vogliono distruggermi perché sono un
simbolo” e così via.

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Di scrittori di successo, di simboli, ce ne sono tanti e Saviano non è
certo l” unico a subire tentativi di delegittimazione, ma qui il
problema non è che qualcuno lo accusi di scopiazzare per macchiare il
grembiule candido dell” alunno Saviano. Qui il problema è che l” alunno
Saviano scopiazza impunemente il compagno di banco.

Il problema è che quello di Saviano è ormai un vizio
conclamato che al limite regala munizioni ai fucili dei detrattori, ma
l” arsenale è un regalo tutto suo. Inutile ricordare “Gomorra” e le
varie condanne definitive per plagio. Inutile ricordare quel suo
monologo recitato da Fazio sull” amianto che poi risultò essere stato
scopiazzato da due libri di Giampiero Rossi.

Inutile
spiegargli che nella piccata letterina di risposta al Daily Beast che
l” ha accusato di aver scritto ZeroZeroZero rubando a mani basse da
inchieste altrui e perfino da Wikipedia, si sente il rumore delle unghie
su uno degli oggetti più cari al narciso Saviano: lo specchio.

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(perfino la copertina di ZeroZeroZero risultò essere
stata copiata da quella di In fondo al pozzo di Spadavecchia, è
meta-scopiazzatura, la scopiazzatura nella scopiazzatura).

Bastava
dire: “Sì in effetti sono partito da inchieste altrui e poi ho
romanzato il tutto. In alcuni passaggi non ho citato le fonti, mi scuso,
le aggiungeremo”
. E invece no. In pieno delirio narcisistico, come per
Gomorra, Saviano si rifiuta di riconoscere il lavoro altrui. “Le
informazioni sono di dominio pubblico e non appartengono a nessuno, sono
fatti”

Certo, domani io parto per la Siria, mi infiltro nelle milizie dell”
Isis, scrivo un pezzo, poi leggo le informazioni che ne ho ricavato
rischiando la decapitazione in tuta arancione nel libro di un altro
senza citazione e incasso. La verità è che Saviano è finito in un
paradosso: sembra non distinguere più la realtà dalla fiction non più
nei suoi libri, ma nella sua vita. Qualcuno dovrebbe spiegargli che per
molti ha smesso di essere credibile, simpatico o autorevole – a seconda
dei casi – non quando ha cominciato a vendere libri, ma quando ha
cominciato a manifestare evidenti sintomi di mitomania.

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Quando ha cominciato ad andare in tv con aria da sommo vate pontificando
su tutto, come se il successo di un libro sulla camorra gli avesse
consegnato in palmo di mano il seme della verità universale. Quando ha
cominciato ad andare in tv dalla De Filippi e a twittare “Questa sera il
mio monologo ha fatto il picco di ascolti” con tanto di date e curve,
come un Rudy Zerbi qualunque. (Ce lo ricorda pure nella risposta al
Daily Beast).

Quando ha cominciato a postare selfie con i vip, accompagnandoli con
frasi sibilline che lasciano intendere grande complicità col famoso di
turno (il migliore con James Franco e la frase “Con James Franco, sulla
strada delle idee…”).

 Quando colto da “invidia del peana” ha
cominciato una specie di gara a omaggiare per primo il morto del
momento, ricordando sempre non il morto ma se stesso in relazione al
defunto. Memorabile, tra i tanti, il tweet sulla morte di John Nash: “A
Princeton lo guardavo da lontano passeggiare per il campus, Addio!”,
tanto per ricordarci che lui a Princeton ha la tessera fedelity come al
Carrefour. 

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E poi le gaffe, sempre dettate da una mitomania galoppante.
Indimenticabile quella volta in cui si mise al volante della Mehari di
Giancarlo Siani e si vantò di averla rimessa lui in moto dopo 28 anni
dalla morte del giornalista. Marco Risi replicò “Quella Mehari era nel
mio ultimo film, qualche volta dovrebbe riconoscere il lavoro altrui”.

O quando millantò di aver ricevuto la telefonata
della madre di Impastato. “Da madre ti dico stai attento, da donna ti
dico continua”
, riferì. I parenti di Impastato gli spiegarono,
imbufaliti, che Gomorra uscì nel 2006, la madre di Peppino era morta nel
2004.

Il tutto
“impastato”, appunto, con sensazionalistici annunci di essere lì lì per
cambiare identità e andare all” estero (ora vado eh! Sto andando…),
con continue interviste sulla sua vita con la scorta (che per carità,
sarà un incubo, ma Abbate, Capacchione, Cavalli se la tengono senza
ricordarcelo a ogni canto del gallo) e con (sue) cronache compiaciute su
premi ricevuti ed esondazioni di folle ai suoi convegni.

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Qui sta il punto. Il plagio è chiaro indizio di un problema più grosso:
la mitomania. Roberto Saviano non ruba perché Roberto Saviano è la fonte
del sapere. Il problema è che se non si deciderà presto a togliere la
scorta al suo ego, il passaggio da caso letterario a caso umano è dietro
l” angolo.

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Fonte: Il Fatto Quotidiano,  26 settembre 2015.

Tratto da: [url”http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/problema-saviano-solo-saviano-selvaggia-sua-mitomania-109379.htm”]http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/problema-saviano-solo-saviano-selvaggia-sua-mitomania-109379.htm[/url]

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