Doping di Stato?

A voler guardare soltanto i fatti più recenti c’è già tanto da far aprire gli occhi anche ai più ostinati. [Pier Francesco De Iulio]

Doping di Stato?
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10 Novembre 2015 - 20.07


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di Pier Francesco De Iulio

Non ritengo la Russia un fulgido esempio di democrazia. Non vedo nella Russia di Putin un modello di governo da seguire o acclamare. Non sono un nostalgico dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Non ho mai avuto la tessera del PCI.

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Premessa fatta, quello che si sta macchinando ai danni della Russia negli ultimi mesi ha veramente dell’incredibile.

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A voler guardare soltanto i fatti più recenti, c’è già tanto da far aprire gli occhi anche ai più ostinati.

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Dagli avvenimenti in Ucraina del 2013 è stato un crescendo di accuse, provocazioni e ritorsioni che solo fossero state fatte dalla Russia al cosiddetto mondo occidentale (almeno quello sotto l’egida della NATO) staremmo già con la tessera annonaria in mano e il rifugio antiatomico ad ogni angolo delle città.

Chi è l’accusatore? Un non meglio identificato Occidente. Il mandante? Gli Stati Uniti d’America e i suoi accoliti europei.

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L’ultimo caso in ordine temporale è di poche ore fa. Stamattina, tutta la stampa mainstream ci informa in prima pagina che l’intera Federazione Russa è accusata di essere, nientemeno, la responsabile di una istituzionalizzazione del doping sportivo. Doping di Stato. Effetto immediato: tutti gli atleti russi dovrebbero essere esclusi dalle Olimpiadi di Rio 2016 e dai campionati mondiali ed europei.

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Qui non si tratta più di pagliuzze e travi, siamo alla presa per il culo.

(10 novembre 2015)

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