Internet: si scrive cyberbullismo, ma si legge norma ammazza web

Sei anni di carcere per i cittadini, i blogger e le testate che pubblichino anche una sola informazione in grado di violare le nuove norme. Il bavaglio è servito

Internet: si scrive cyberbullismo, ma si legge norma ammazza web
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Redazione Modifica articolo

7 Agosto 2016 - 22.38


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di Fulvio Sarzana.


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Sei anni di carcere per i cittadini, i blogger e le testate che pubblichino anche una sola informazione in grado di violare i dati personali o di ledere l’onore e la reputazione di qualsiasi soggetto, con confisca del telefono, del computer e rimozione del contenuto obbligatoria. 


È questa la novità di agosto (in realtà del 27 luglio) della proposta di legge C 3139 (prima firmataria la senatrice Dem Elena Ferrara), che, con l’accordo di tutte le forze politiche, eccetto alcuni parlamentari di opposizione che ne hanno contestato l’applicazione, verrà votato dalla Camera a partire dal 12 settembre prossimo.

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La norma che dovrebbe occuparsi di cyberbullismo, quindi teoricamente di tutela del minore, transitando alla Camera, con i relatori Dem Micaela Campana e Paolo Beni è divenuta, con i profondi ritocchi dei relatori e della Commissione riunite Giustizia e Affari sociali, una vera e propria norma ammazza web, che riguarda anche e soprattutto ogni maggiorenne che si affaccia alla rete internet.

E sì, perché diversamente dalla disposizione originaria approvata anche dal Senato, che era incentrata principalmente sulla tutela del minore, il testo uscito il 27 luglio,  è stato completamente stravolto, divenendo una norma repressiva sul web a tutti gli effetti.

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Le Commissioni hanno approvato diversi emendamenti tra i quali questo testo: “2-bis. Ai fini della presente legge,
con il termine ‘cyberbullismo’ si intende qualunque comportamento o
atto, anche non reiterato, rientrante fra quelli indicati al comma 2 e
perpetrato attraverso l’utilizzo della rete telefonica, della rete
internet, della messaggistica istantanea, di social network o altre
piattaforme telematiche.


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Per cyberbullismo si intendono, inoltre, la realizzazione, la pubblicazione e la diffusione on line attraverso la rete internet, chat-room, blog o forum, di immagini, registrazioni audio o video o altri contenuti multimediali
effettuate allo scopo di offendere l’onore, il decoro e la reputazione
di una o più vittime, nonché il furto di identità e la sostituzione di
persona operate mediante mezzi informatici e rete telematica al fine di
acquisire e manipolare dati personali, nonché pubblicare informazioni
lesive dell’onore, del decoro e della reputazione della vittima”.

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Nel testo e nelle altre disposizioni scompaiono i riferimenti ai minori al fine di delimitare l’ambito di applicazione della norma. In base a questa questa, qualsiasi attività,
anche isolata (e quindi effettuata anche una sola volta), compiuta dai
cittadini anche maggiorenni sul web conferisce la possibilità a chiunque
(altra innovazione portata dalla Camera) di ordinare la cancellazione di contenuti, salva la possibilità che questa attività venga ordinata dal garante privacy.


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E chi non si adegua? Rimozione e oscuramento dei contenuti e sanzione sino a 6 anni di carcere. In pratica le attività di critica sui social network,
attraverso blog o testate telematiche, farà scattare la possibilità di
richiedere la rimozione del contenuto, dell’articolo, del messaggio, di
qualsiasi cosa insomma sia presente sul web, con la possibilità di far
bloccare il contenuto anche rivolgendosi al garante privacy.


Un blog scomodo, una commento troppo colorito sul
forum, una conversazione un po’ ardita tra maggiorenni su Whatsapp,
qualsiasi pubblicazione di dati a opera di maggiorenni, qualsiasi
notizia data su un blog o su una testata, e che riguardano maggiorenni,
ricadranno in quella definizione e saranno oggetto di possibile rimozione.

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Da Facebook a Whatsapp ai blog tutto viene inserito nella furia iconoclasta
del legislatore pronto a punire le attività peccaminose dei maggiorenni
sul web. Con buona pace del cyberbullismo sui minori che è divenuto un
elemento del tutto residuale della norma. Un bavaglio in piena regola.


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Per essere sicuri che chiunque potesse essere assoggettato a sanzione
i relatori personalmente hanno pensato bene di far approvare una nuova
norma (l’articolo 6 bis della proposta) che prevede per tutti i
cittadini la possibilità di essere sanzionati con un reato che prevede
il carcere fino a 6 anni, e – si badi bene – la confisca di tutto quanto sarebbe servito per commettere il reato.


A opporsi a questa deriva sono stati solo un drappello di parlamentari del Movimento 5 Stelle, Baroni, Lorefice e Agostinelli, che si sono battuti duramente per il ritorno allo spirito originario
della norma, ovvero alla tutela attraverso azioni di sostegno e di
reazione rapida a beneficio dei minori. Senza però ottenere risultati a
quanto pare, dal momento che a partire dal 12 settembre la Camera
potrebbe varare definitivamente il testo uscito dalle Commissioni. C’è
tempo fino all’8 settembre per emendamenti. Con la speranza che
settembre non porti con sé, insieme al fresco, anche la prima norma liberticida per il web del 2016.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/04/internet-si-legge-cyberbullismo-ma-si-chiama-norma-ammazza-web/2955438/.

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