'Un ex dell''Isis: ''La Turchia sostiene lo Stato Islamico'''

Fra Ankara e jihadisti un legame duraturo che resiste anche a un parziale voltafaccia delle potenze occidentali e di alcune petromonarchie arabe. Videorivelazioni.

'Un ex dell''Isis: ''La Turchia sostiene lo Stato Islamico'''
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27 Novembre 2014 - 05.53


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di Marco Santopadre.

Non
sono mancate in questi ultimi anni, e particolarmente in questi ultimi
mesi, le prove, i documenti e le testimonianze che dimostrano un legame
fortissimo tra l’amministrazione turca e le forze armate di Ankara e le
milizie jihadiste dello Stato Islamico.

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Un legame duraturo che sta
resistendo anche ad un parziale voltafaccia da parte delle potenze
occidentali e di alcune petromonarchie arabe che, se inizialmente hanno
sostenuto la nascita dell’Isis o ne hanno addirittura favorito
l’espansione, dalla scorsa estate hanno ufficialmente disconosciuto
quelli che fino a quel momento erano considerati e descritti come
‘combattenti per la libertà’ e comunque tollerati perché utili nella
strategia globale di destabilizzazione del governo siriano e di quello
iracheno (troppo legato a Teheran) e del radicamento di Hezbollah in
Libano.

La Turchia non ha mai fatto mistero di considerare i miliziani
jihadisti un male minore rispetto al governo di Bashar al Assad e anche
rispetto ai curdi siriani, e l’asse Davutoglu-Erdogan ha più volte
risposto picche alla richiesta statunitense di permettere alle forze
armate turche di penetrare in territorio siriano per istituire una
fascia di sicurezza e una no-fly zone. Un via libera che però Washington
non ha potuto e voluto concedere, almeno finora, perché parzialmente in
conflitto con la propria strategia nella regione.

Un
no che Ankara non ha proprio mandato giù se pochi giorni fa lo è stato
lo stesso presidente Recep Tayyip Erdogan a rinfacciare agli Stati Uniti
di non aver accettato le condizioni poste da Ankara per partecipare
alla coalizione internazionale contro l”Isis, a partire
dall’assicurazione che ogni intervento in territorio siriano mira alla
rimozione di Assad dal potere.

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La comunità internazionale “non ha
ancora compiuto i passi che abbiamo raccomandato”, ha tuonato Erdogan,
riferendosi implicitamente alla richiesta turca di attaccare anche il
regime di Bashar al-Assad e di creare zone di sicurezza e di
interdizione al volo (no-fly) in territorio siriano. “Ci sono solo
alcuni segnali e possibilità. La posizione della Turchia rimarrà tale a
meno che non verranno attuate” le proprie richieste, ha aggiunto il
presidente.

E, nel frattempo, il regime turco continua a sostenere
le milizie jihadiste in vario modo: impedendo agli attivisti e ai
combattenti curdi di passare la frontiera con la Siria per andare a
difendere Kobane dagli assalti dell’Isis; permettendo ad Al Baghdadi di
addestrare i propri uomini in campi realizzati nel sud della Turchia,
territorio nei cui ospedali si curano i miliziani feriti; permettendo
che gli islamisti passino la frontiera con la Siria altrimenti
impenetrabile, con al seguito convogli pieni di armi e apparati
logistici. Video postati in rete alcune settimane fa, d’altronde, hanno
mostrato a tutto il mondo le scene di fraternizzazione tra alcuni
militari turchi e alcuni guerriglieri dello Stato Islamico mentre il
ritrovamento di alcuni passaporti e piastrine militari turche in un covo
dell’Isis conquistato dalle milizie curde ha fatto sorgere il
“sospetto” che nelle milizie sunnite che operano in Siria e Iraq ci sia
la presenza di militari e agenti dei servizi turchi.

E, nei giorni
scorsi, è stato il racconto di quello che alcuni media hanno presentato
come un ex membro dell’Isis a gettare una luce ancora più chiara sulle
sinergie in atto tra regime turco e bande islamiste.

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“Sherko
Omer”, pseudonimo di un ex tecnico delle comunicazione che lavorava per
lo Stato Islamico, ha raccontato alla rivista statunitense Newsweek che
lo scorso febbraio avrebbe viaggiato, come parte di un’unità dell’ISIS,
in un convoglio di camion dalla loro roccaforte a Raqqa (Siria) fino
alla Turchia, per poi tornare indietro dopo essersi riforniti per
attaccare i curdi nella città di Serekaniye nella Siria settentrionale.
“Il comandante dell’IS ci ha detto di non temere nulla perché c’era
piena collaborazione con i turchi, e ci ha rassicurati che non sarebbe
successo nulla, soprattutto perché questo è il modo in cui viaggiano
regolarmente da Raqqa e Aleppo verso le aree curde più in là nel nordest
della Siria, perché era impossibile viaggiare attraverso la Siria
perché le YPG [Unità di autodifesa del Kurdistan siriano] controllavano
la maggior parte della regione curda” ha detto Omer in merito al doppio
passaggio tramite la frontiera tra Siria e Turchia.

“Mentre cercavamo di
passare il posto di confine di Ceylanpinar, la luce di sorveglianza dei
soldati turchi ci ha individuati. Il comandante ci ha detto di stare
calmi, restare in posizione e di non guardare la luce. Ha parlato di
nuovo alla radio in turco e noi siamo rimasti nelle nostre posizioni. La
luce di sorveglianza si è poi spostata circa 10 minuti più tardi e il
comandante ci ha ordinato di muoverci perché (…) era il segnale che
potevamo attraversare il confine verso la Siria senza correre rischi.”

Una
volta a Serekaniye, Omer dice di essersi arreso alle forze curde quando
hanno attaccato il suo campo. Dopo alcuni mesi di prigionia sarebbe
stato rilasciato.

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“ISIS e la Turchia collaborano sul campo sulla
base del fatto che hanno un nemico comune da distruggere, i curdi” ha
aggiunto Omer intervistato dal Newsweek che però afferma di non avere
gli strumenti per controllare la fondatezza delle rivelazioni dell’ex
membro delle bande jihadiste. Omer, che sarebbe un curdo iraqeno,
sarebbe inizialmente andato in Siria per unirsi alle milizie
dell’Esercito Siriano Libero contro il governo Assad, ma poi la sua
unità si sarebbe unita allo Stato Islamico finendo col lavorare per
l’ufficio comunicazione dell’organizzazione a Raqqa.

Da tempo i curdi siriani denunciano l’attivo sostegno del regime
turco ai jihadisti che attaccano le città del Rojava. “Abbiamo prove più
che sufficienti che l’esercito turco da ai terroristi di ISIS armi,
munizioni e gli permette di attraversare i valichi di confine ufficiali
turchi per consentire ai terroristi di ISIS di avviare attacchi disumani
contro il popolo curdo nel Rojava” ha detto qualche tempo fa Polat Can,
uno dei portavoce delle Ypg.

Intanto, secondo numerose fonti, lo scorso 2 novembre
l’organizzazione di Al Baghdadi avrebbe stretto un vero e proprio
accordo di alleanza con il Fronte Al Nusra, sezione di Al Qaeda in
Siria. Alla riunione vicino ad Aleppo, inoltre, avrebbe partecipato
anche un comandante dell’Esercito Siriano Libero, un coordinamento di
forze per lo più islamiste radicali e in certi casi liberali e
nazionaliste che secondo Ue, Stati Uniti, Turchia e petromonarchie
dovrebbe costituire “l’alternativa all’Isis” nella gestione della Siria
dopo la destituzione violenta del governo attuale di Damasco. Il
comandante dell’Esl, Abu Musafer, avrebbe assistito all’incontro e alla
stipula dell’accordo tra Isis e al-Nusra che prevede l’unione delle
forze contro i combattenti curdi a nord del paese e ogni forza
anti-islamista e la fine delle faide interne per il controllo delle aree
sotto il governo di Damasco. L’Isis avrebbe anche offerto ad al-Nusra
un gruppo di circa 100 miliziani per rafforzare l’offensiva lanciata dai
qaedisti nella città siriana di Khan al-Sunbul.

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Fonte: http://contropiano.org/internazionale/item/27747-un-ex-dell-isis-racconta-la-turchia-sostiene-lo-stato-islamico.

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