Picco del petrolio: uno sbaglio? Non ci giurerei troppo

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7 Luglio 2012 - 21.37


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Se siamo ridotti a sbriciolare tonnellate di roccia pur di spremerne fuori qualche costosissima goccia di petrolio, significa proprio che ci ritroviamo all”ultima spiaggia.

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di Debora Billi – petrolio.blogosfere.it.

Avevo già visto l”articolo di George Monbiot qualche giorno fa sul Guardian, oggi lo si trova tradotto su CDC.  In sintesi, Monbiot prende per buono il nuovo slogan in voga: il fracking risolverà tutti i nostri problemi petroliferi, tornate a casa tranquilli. Ne avevamo ovviamente già parlato, dei livelli di propaganda a cui si è arrivati anche nel nostro Paese pur di vendere il fracking di proprietà Halliburton.  Come sempre accade col petrolio, i dati vanno letti per quelli che sono. Ad esempio: riporta Monbiot che il Nord Dakota è la nuova Arabia Saudita, è pieno di petrolio (che però, ahem, non si può estrarre), e che ha una produzione di 550.000 barili al giorno. Fantastico! Circa quattro volte la produzione totale… italiana.

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Oppure, si parla di un aumento di 20 milioni di barili al giorno aggiuntivi, nei prossimi dieci anni. Ebbene: anche questa sembra una cifra elevata, eppure è assolutamente insufficiente a coprire la depletion attuale. Quando leggete di migliaia e milioni di barili, scolpitevi nella mente questo dato fondamentale:

IL MONDO CONSUMA UN MILIARDO DI BARILI OGNI 12 GIORNI.

Un miliardo ogni 12 giorni appena. Ecco che, magicamente, questi milioncini diventano una sciocchezza che a qualcosa serve, ma senza risolvere il problema. Il fatto è che i dati arrivano principalmente dagli USA, ed è noto che spesso si tende a proiettare ciò che accade colà nel resto del mondo. Non è così: gli USA aumentano la produzione, ma gli altri no. E il petrolio lo usiamo tutti.

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Qualche esperto sospetta inoltre che le nuove tecniche di fracking siano il solito sistema prendi i soldi e scappa. Praticamente un altro schema Ponzi: c”è da far soldi, ma solo per i primi che entrano e i primi che ne escono. I costi sono stellari, i rischi finanziari anche. Insomma, durerà poco, e lascerà un sacco di macerie dietro di sé.

Ultima cosa: il fracking. Non voglio tediarvi con piagnistei ambientalisti. Voglio solo farvi notare che se siamo ridotti a sbriciolare tonnellate di roccia pur di spremerne fuori qualche costosissima goccia di petrolio, significa proprio che ci ritroviamo all”ultima spiaggia e che di giacimenti decenti non ce n”è più. Nulla come il fracking grida “Siamo al picco!”.

E dato che questa tecnica distrugge completamente suolo e acqua, fa anche un po” senso vedere gente che festeggia qualche anno in più di benzina, fregandosene se avrà poi da mangiare. Anzi, direi che è proprio un classico approccio psicologico da fine del mondo.

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Fonte: http://petrolio.blogosfere.it/2012/07/picco-del-petrolio-uno-sbaglio-non-ci-giurerei-troppo.html.

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