Decalogo per la Nuova Europa

Oltre il confronto tra Federalisti e Sovranisti. Dieci proposte politiche ed economiche dell'economista Guido Salerno Aletta su Teleborsa.it per uscire dalle trappole dell'austerity europea.

Europa, Crisi e Manipolazione

Europa, Crisi e Manipolazione

Redazione 11 maggio 2019teleborsa.it
di Guido Salerno Aletta.
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

Decalogo per la Nuova Europa:



1) Azzerare gli squilibri commerciali, l'arbitraggio fiscale ed il dumping sociale

 

Occorre rimediare alle distorsioni mercantilistiche, riequilibrando i processi di sviluppo tra le varie aree dell'Unione. 

I saldi attivi strutturali sull'estero, se non vengono utilizzati per investimenti pubblici nel paese che li ha realizzati, devono essere devoluti all'Unione per finanziare le politiche di coesione nelle aree svantaggiate.

Occorre uniformare la tassazione sugli utili delle imprese, per evitare l'arbitraggio territoriale che distorce la concorrenza. 

Un identico allineamento è indispensabile nei costi dell'energia e dei contributi sociali.

 

 

2) Modificare il Fiscal Compact

 

Si deve modificare radicalmente il Fiscal Compact, eliminando i richiami al PIL potenziale e al tasso di crescita che non comporta una pressione salariale inflazionistica. 

È invece all'aumento dei salari che bisogna puntare, anche per raggiungere l'obiettivo di un tasso di crescita dei prezzi vicino, ma non superiore al 2 per cento che la BCE non è stata in grado di ottenere, ribaltando la politica di deflazione salariale perseguita in questi anni di mercantilismo selvaggio. 

Vanno esclusi dal computo del deficit pubblico, con una deroga generalizzata, tutti gli investimenti infrastrutturali: occorre aumentare in modo sostenuto sia la produttività complessiva sia la domanda aggregata che riduce la disoccupazione senza aumentare l'offerta di beni e servizi vendibili, eliminando lo squilibrio in eccesso di questi ultimi, che è ormai strutturale.

 

 

3) Un Nuovo Statuto per la BCE

 

Molto profondamente, quindi, si dovrà incidere sul Trattato dell'Unione europea, intervenendo sugli obiettivi della BCE e del Sistema europeo delle Banche centrali e sui divieti finora posti. 

Va modificato lo Statuto della BCE, uniformandolo a quello della Federal Reserve statunitense: l'obiettivo primario deve essere quello della crescita economica e della massima occupazione, prevedendo solo come condizione il mantenimento della stabilità dei prezzi.



 



4) "Zero Spread"

 

Visto che in materia di finanza pubblica si pongono regole cogenti a livello europeo, il cui rispetto è verificato e presidiato, non è più accettabile che permanga in mano ai mercati la clava dello spread. 

È insensato, prima che immorale, consentire che il sistema bancario possa lucrare sul differenziale tra il tasso di interesse che paga per ottenere la liquidità dalla Banca centrale e quello che incassa sui titoli di Stato che poi acquista. Si tratta di conseguenze oggi ancor più distorsive, visti i programmi di rifinanziamento a lungo termine varati dalla BCE.

Il mantenimento dello spread sui rendimenti dei titoli pubblici, che guida l'intero sistema dei tassi di interesse, determina ingiustificabili distorsioni competitive fra le imprese europee: da decenni, il sistema produttivo italiano paga il credito più dei diretti concorrenti a prescindere da qualsiasi valutazione di efficienza intrinseca e di rischiosità di impresa. 

Va quindi concessa piena facoltà di intervento alle singole Banche centrali nazionali, affinché si minimizzi anche questo differenziale.

Va inoltre previsto che, assumendo la piena garanzia del debito pubblico, la BCE, e per sua delega operativa le singole Banche centrali, ha l'obbligo inderogabile di assistenza a favore degli Stati che rispettano le prescrizioni in materia di bilanci pubblici, in termini di tetto al deficit e di convergenza verso l'obiettivo di debito, assicurando che paghino il medesimo tasso di interesse, e intervenendo correntemente sul mercato per minimizzare lo spread rispetto al miglior prenditore.

 

 

5) Separazione Bancaria, Credito all'economia reale ed abrogazione del bail-in 

 

Occorre intervenire con decisione sul duplice drenaggio che colpisce il risparmio, a danno delle aree meno prospere e dell'economia reale. Non solo si privano queste aree delle loro risorse, ma le penalizza un costo del credito più elevato, in ragione della asserita maggiore rischiosità. 

Vanno chiaramente distinte le funzioni bancarie, introducendo una sorta di Volcker Rule. Occorre separare nettamente la raccolta del risparmio e il credito all'economia reale dagli investimenti finalizzati a impieghi finanziari. 

Non è ammissibile che ricadano sui risparmiatori, con la penalizzazione del bail-in, i rischi provenienti dalle attività di finanza derivata e di speculazione in proprio sui mercati.

 

 

6) Contro il Colonialismo Finanziario

 

Occorre porre limiti all'indebitamento complessivo e sull'estero dei privati e del sistema bancario di ciascun Paese, sia in termini di credito totale che di strumenti finanziari di debito: sono vincoli a tutela della stabilità sistemica dei mercati, che devono prevalere sulla libertà di movimento dei capitali.

La crisi dell'economia reale italiana è sempre più grave anche per via della minore disponibilità di capitali che deriva del loro deflusso all'estero, pur in presenza di consistenti saldi positivi della bilancia dei pagamenti correnti. 

Il sistema finanziario raccoglie il risparmio interno per finanziare impieghi all'estero, spesso in aperta concorrenza con quelle del nostro sistema economico. Non è un paradosso solo italiano, visto che anche il meccanismo del QE ha consentito questo genere di operazioni.



 



7) Liquidità dalla BCE per Investimenti infrastrutturali 

 

Il Piano Juncker, che avrebbe dovuto sostenere gli investimenti infrastrutturali nell'ambito dell'Unione europea, è fallito miseramente per via della consueta impostazione mercatista. Avrebbe dovuto finanziare solo le opere che garantiscono un ritorno certo agli investitori, sulla base di piani di project finance. 

Ben più utilmente, la BCE dovrà comprare nuove obbligazioni emesse dalla Banca europea degli investimenti (BEI), per destinare così la liquidità agli investimenti volti a migliorare la produttività generale.

 

 

8) Basta con la Troika 

 

La lezione impartita alla Grecia è stata indegna di una comunità civile. Tutto è stato fatto per recuperare crediti elargiti dall'estero, senza misura e senza prudenza alcuna.

I colonizzatori finanziari a dover essere messi a freno. 

Dopo il varo del Fiscal Compact, che ha reso molto più stringenti le regole del Trattato di Maastricht, è inaccettabile il mantenimento del programma di Outright monetary transactions (Omt), predisposto dalla BCE dopo la crisi del 2011, che consente a quest'ultima di procedere all'acquisto, senza limiti prestabiliti, dei titoli di debito degli Stati che non hanno più accesso al mercato finanziario, o che lo hanno a condizioni insostenibili, ma solo a condizione che lo Stato in questione abbia presentato una richiesta di aiuto alla Unione Europea, che provvede per il tramite dell'ESM, e abbia accettato le severe condizioni che gli sono richieste.

 

 

9) Togliere ai mercati il potere di ricatto

 

In ogni momento, per qualsiasi motivo, il mercato finanziario ha ormai il potere di annichilire la vita dei popoli. Non siamo più cittadini: siamo senza diritti, neppure merce, solo nuda vita animale. 

Il sistema europeo ha trasformato gli Stati in organismi biopolitici: senza più alcun potere, né difesa contro i mercati finanziari. 

 

 

10) Sovranità ai popoli e libertà ai cittadini 

 

Votare non serve, così ci ripetono, perché tanto le regole europee hanno sempre un valore più forte della democrazia.

I mercati sono stati investiti della funzione del sovrano: decidere nello stato di eccezione. 

Le istituzioni europee, ivi compresa la BCE, si sono trasformate in meri esecutori della loro volontà, sulla base di un giudizio imperscrutabile: accettano l'esistenza di una situazione di pericolo esistenziale, ed impongono conseguentemente ai popoli qualsiasi sacrificio. 

I cittadini europei devono tornare ad essere uomini liberi, non più schiavi, né vittime.