Le frontiere assassine

La questione dei migranti che muoiono o scompaiono nel Mediterraneo è una priorità morale. Sulla maglia di Imed: al hudud qatila (le frontiere assassine). [Kaouther Rabhi]

Le frontiere assassine
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19 Aprile 2015 - 21.59


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di Kaouther Rabhi.

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Sono diventati numeri. Sotto le loro foto, tra le mani di chi ancora li cerca, c”è nome, cognome e data di scomparsa. Sono loro, gli scomparsi, quelli che si sono persi durante il viaggio, protagonisti dell”esodo dei tempi moderni, vittime delle frontiere assassine.

Originarie dai paesi del Maghreb, dall”Africa o dall”America Latina, persone disperate hanno deciso di fuggire l”inferno. Un giorno, hanno preso la strada dell”ignoto e prima ancora di raggiungere il loro tanto amato paradiso, nel nulla si sono spariti.

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Li aveva mangiati il mare? Li hanno divorati le sabbie del deserto o sono finiti nelle mani di criminali e trafficanti? Sarà purtroppo una di queste ipotesi la sorte degli scomparsi. E perché il loro ricordo è ancora vivo negli animi di famiglie e parenti così come la speranza di trovarne traccia, raccontare le loro storie e rivendicare loro giustizia è più che importante. Imed, Abel e Marta sono pronti per farlo.

Per Imed, la questione degli scomparsi nel Mediterraneo è diventata un affare personale, una causa giusta in cui crede e per cui si batte. L”associazione cui appartiene (Terre pour tous -La terra è di tutti) opera in Tunisia e raccoglie le famiglie delle vittime, in particolar modo quelle scomparse in seguito alla grande onda migratoria che conobbe il paese all”indomani della rivoluzione del 14 gennaio.

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Obiettivo centrale dell”associazione è far luce sul destino di quegli scomparsi, di cui tanti -a detta dei familiari- sarebbero arrivati salvi in Italia.

«Dove sono adesso?» Ã¨ la domanda spinosa che tutti fanno, accusando tra l”altro i governi di lassismo. Per Imed, le politiche europee riguardo l”immigrazione stanno all”origine di questo male. «Siamo esseri umani, siamo tutti uguali, accusiamo le politiche europee e i nostri governi». Il Mediterraneo – si sa – è diventato un cimitero aperto cui acque divorano ogni giorno centinaia e centinaia di persone. Ma non solo in Mediterraneo si muore. Prima ancora di raggiungere il mare e prendere il largo verso l”altra sponda, molti migranti spariscono. Questo accade in Africa orientale.

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Abel, un giovane ragazzo eritreo evoca il calvario dei suoi connazionali cui viaggio finisce prima di iniziare, nel tragitto tra l”Eritrea e l”Egitto .

il viaggio dei giovani eritrei non arriva a termine visto che le sue due prime tappe, ovvero superare i confini nazionali, e arrivare al secondo paese (l”Egitto) sono molto rischiose: pessimi sono i mezzi a disposizione, difficile e sconosciuta la strada. Molto spesso, si muore e si viene rapiti. Numerosissimi sono i casi di Kidnapping dalla parte di trafficanti di droga o di organi.

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«Il numero delle vittime è sempre in aumento. Il problema è transnazionale e non concerne solo l”Africa.» conclude Abel con amarezza.

Ed è vero, non si tratta solo dell”Africa. Dall”altra parte del pianeta, nell”America Latina, si tratta del medesimo problema.

Marta, dal Movimiento Migrante Mesoamericano, parla dell”immigrazione «illegale» nell”America Latina, ne sottolinea la gravità e denuncia la vergognosa indifferenza dei politici.

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Si tratta di realtà sgradevoli: numerosi morti agghiaccianti si registrano nel viaggio verso Nord. Dall”America Centrale al Messico verso gli Stati Uniti, molto spesso si muore nelle acque dei fiumi o dell”oceano. All”insicuro viaggio in treno (o meglio spora i treni), si preferisce andar in piedi con il grave rischio di essere rapiti, violentati o uccisi.

«Questi pericoli si sanno, però la gente si trova costretta a fuggire.» sottolinea Marta. Le condizioni di vita nelle repubbliche dell”America Centrale, come l”Honduras, il Salvador, il Guatemala o Nicaragua sono insupportabili. O si finisce nelle mani della mafia o si scappa.

Marta ricorda di aver incontrato una giovane donna, venuta d”Honduras:
– Ma non hai paura per tuo figlio, che hai mandato nel viaggio verso nord?
– Hanno ucciso due dei miei figli, non posso aspettare che uccidessero l”unico rimasto, è meglio che se ne vada.
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La donna fa parte ormai del gruppo delle madri centroamericane partite alla ricerca dei loro figli in Messico. Nel farlo, hanno creato una carovana, nata una decina di anni fa e diventata simbolo di lotta e speranza.

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Gli scomparsi durante il viaggio verso «un futuro migliore» sono quindi ovunque e gli sforzi per cercarli e far luce sulla loro sorte sono un”urgenza. È altrettanto urgente un miglioramento delle condizioni di vita nei paesi in questione e una rivisitazione di tutte le politiche che riguardano il fenomeno migratorio.

* Nella foto: sulla T-shirt di Imed, cӏ scritto in arabo: al hudud qatila (le frontiere assassine)

* L”articolo prende spunto dalla conferenza tenutasi il 27 marzo scorso, nel quadro del Forum Sociale Mondiale a Tunisi.

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*Blogger, vive a Tunisi.



Clicca sull”immagine per sfogliare il reportage corale su Tunisi, sulle tragedie del mare, sui migranti scomparsi.

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Fonte: [url”https://kaoutherrabhi.wordpress.com/2015/04/13/le-frontiere-assassine/”]https://kaoutherrabhi.wordpress.com/2015/04/13/le-frontiere-assassine/[/url]

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