Il big bang di Deutsche Bank

'L''Europa multa la Apple per 14 miliardi? Gli USA allora multano Deutsche Bank per 14 miliardi. E altri scenari ancora sul filo della finanza e della geopolitica'

Megachip 20 settembre 2016
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di Carlo Musilli





Nemmeno negli incubi più foschi aveva
immaginato di ricevere un colpo del genere. Eppure è arrivato: la
settimana scorsa Deutsche Bank si è vista chiedere dal governo americano
ben 14 miliardi di dollari. La colpa da espiare è la più grave, perché
ha a che vedere con i derivati legati ai mutui subprime, la truffa da
cui nel 2008 è nata la crisi finanziaria che ha messo in ginocchio mezzo
mondo.





Eppure, la cifra chiesta dagli Usa è comunque altissima. Le
aspettative erano ben altre: per intenderci, il colosso bancario tedesco
aveva previsto che la multa sarebbe stata di circa 2,4 miliardi di
dollari. Quasi un sesto del conto che poi è effettivamente arrivato da
Washinton. Naturalmente, non appena il Wall Street Journal ha scritto
“$14 Billion”, il titolo di Deutche è caduto a picco in Borsa.










Il sospetto è che la stangata contro la Banca di Francoforte sia una
ritorsione degli Stati Uniti al caso Apple, cui la Ue ha chiesto di
pagare 14,5 miliardi di euro come risarcimento per le tasse non versate
all’erario irlandese. Guarda caso, la cifra in gioco è quasi la stessa.










Ma quale che sia il movente della sberla arrivata dagli Usa, Deutsche
Bank  ha già fatto sapere che “non intende accordarsi su cifre neppure
lontanamente vicine a quella citata”. I negoziati “sono agli inizi –
hanno aggiunto i vertici della Banca tedesca – e ci aspettiamo un
risultato simile a quello ottenuto da banche nostre pari, che hanno
concordato un ammontare materialmente inferiore”.







Su questo punto, purtroppo, i tedeschi hanno ragione. A Goldman
Sachs, ad esempio, erano stati chiesti inizialmente 15 miliardi, ma alla
fine il gruppo ne ha pagati solo 5,1. JP Morgan, invece, è riuscita a
far calare l’asticella da 20 a 13 miliardi.






Deutsche, per di più, può usare come argomento difensivo il fatto che
i suoi volumi di business erano largamente inferiori a quelli dei
colossi americani. Negli anni in cui si sono svolte le attività oggi
sotto accusa (2005-2007), la Banca tedesca ha trattato titoli garantiti
dai subprime pari a circa un terzo di quelli gestiti da Goldman e
addirittura a un 13esimo di quelli in mano a Bank of America, l’istituto
che finora ha ricevuto la sanzione più alta (16,6 miliardi).






L’entità finale del risarcimento che Deutsche sarà effettivamente
costretta a pagare, perciò, è ancora difficile da prevedere. Le prime
schermaglie andate in scena la settimana scorsa sono solo il primo atto
di una tragicommedia negoziale che andrà avanti per mesi.






Secondo alcuni, però, questa trattativa potrebbe concludersi più
rapidamente delle precedenti, addirittura entro l’anno, perché il
Dipartimento di Giustizia americano – giunto ormai alla fine
dell’amministrazione Obama – avrebbe interesse ad archiviare il più
rapidamente possibile gli strascichi dello scandalo subprime, che fin
qui ha prodotto molti risarcimenti e pochissime condanne.



Ma qual è stata la truffa a monte di tutto? Ricapitoliamo in sintesi i
passaggi fondamentali. Tutto parte dall’economia reale, per poi
spostarsi nella nube della finanza. 





In sostanza, le banche spingevano i
loro clienti a usare le case come bancomat, accendendo mutui immobiliari
in serie: i nuovi prestiti servivano a estinguere i precedenti ed
essendo d’importo superiore (perché nel frattempo il prezzo delle case
era salito) permettevano alle famiglie d’intascare la differenza.






Quando il prezzo delle case ha smesso di salire e gli americani non
hanno più potuto rinegoziare i mutui (cioè quando la bolla speculativa è
scoppiata), milioni di famiglie si sono ritrovate con debiti
impossibili da ripagare. A quel punto le banche si sono prese le case.



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Fonte: http://overthedoors.it/in-evidenza/il-big-bang-di-deutsche-bank/.



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