Cosa direte sull'immigrazione?

Botta e risposta tra una lettrice e Giulietto Chiesa (promotore della 'Lista del Popolo') sul tema cruciale dell'immigrazione, una questione chiave delle elezioni politiche del 2018

Cosa direte sull'immigrazione?
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21 Novembre 2017 - 22.32


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(Risposta a Marinetta)

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Caro Giulietto Chiesa,
Vorrei sapere perché nel programma è accennato a larghe linee che non dicono nulla , su immigrazione, clandestini profughi e nullafacenti , li mandiamo a casa sì o no ? 
Islam le moschee le chiudiamo? Non fanno parte del nostro patrimonio millenario e stonano con la nostra cultura? 
Le donne con il velo lo vogliamo togliere con le brutte, fustigazione sulle pubbliche piazze, dopo 10, lo tolgono tutte.
Premetto che viaggio tutti gli anni nei paesi del Medio Oriente, ho amici islamici sia in Italia che in altri paesi e la pensano come me, vuol dire che i buonisti italiani non capiscono nulla ma servi USA?

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    Saluti,

    Marinetta

 

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Gentile Marinetta,

cosa dirà la “Lista del Popolo” non lo posso anticipare perché non abbiamo ancora avuto il tempo di affrontare la questione in tutti i suoi aspetti essenziali. Non è vero che “non diciamo nulla”. Abbiamo fatto capire solo in quale ambito ragioniamo. Stiamo procedendo per gradi. Arriveremo anche a questo punto, sicuramente tra i primi da sciogliere.

Ma dovevamo, prima di tutto, disegnare i contorni di un accordo politico e morale tra coloro che hanno avviato la “mossa del cavallo”. Bisognava circoscrivere bene l’area del consenso tra persone che hanno ciascuna una storia, un passato, e un presente, diversi l’uno dall’altro. Ci siamo riusciti ed è un grande — per me, personalmente, enorme — risultato. 
Se non ci fosse stata questa prima tappa, non saremmo qui a discutere sulle prossime. 
Abbiamo deciso, quei pochi che hanno cominciato, che ci batteremo tutti per realizzare la piattaforma comune. Quanto grande? Quello che abbiamo già precisato è molto. Nessuno lo ha fatto, io credo, meglio di noi, al momento. Per il resto, vedremo. Inoltre va tenuto presente che eravamo pochi (io penso pochi ma buoni), e adesso si tratta di diventare molti, moltissimi. Quindi di verificare insieme ai moltissimi l’area del consenso. Altrimenti si farà avanti qualcuno per rimproverarci e dirci che abbiamo deciso “noi” del vertice. Quindi, cara Marinetta, non sarò io, da solo, a dirti cosa diremo, tutti insieme, quanti saremo. Bisogna avere la pazienza e la saggezza necessaria affinchè le decisioni siano maturate democraticamente, sul serio, perché è del tutto inutile che qualcuno decida per tutti gli altri, saltando sul cavallo (la metafora si addice alla “mossa del cavallo”) e andando in una direzione senza sapere se gli altri lo seguiranno. 
Ti rispondo, quindi, per quello che penso io. Con la convinzione che Antonio Ingroia e gli altri che già sono impegnati su questo percorso, siano guidati da pensieri analoghi, se non identici. E, visto che mi poni (ci poni) domande (troppo) semplici e crude, risponderò semplicemente e crudamente alle tue domande. Avvertendo te e tutti coloro che ci leggono, che le tue domande sono, purtroppo, molto inadeguate per sciogliere tutti i nodi. E che ciascuna delle risposte che darò (che daremo) richiederà molte altre precisazioni, molte fatiche, molta pazienza per essere risolta. 
Andando dunque al sodo, ecco le mie risposte alle tue domande.

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1) Li mandiamo a casa? No. Nel limite del possibile li dobbiamo accogliere. E, prima di tutto, dobbiamo cercare di impedire che muoiano. Bisogna solo chiarire cosa significa “nel limite del possibile”, poiché le cose impossibili sono impossibili.

2) Le Moschee le chiudiamo? No. La religione è un diritto che non può essere conculcato. E non importa se altri non lo rispettano. Noi dobbiamo farlo.

3) Il velo alle donne non spetta a noi toglierlo. Spetta, prima di tutto, a loro. Anche se sappiamo che molte dovranno combattere contro i loro uomini, che non lo vorranno. E contro culture secolari che non si possono cancellare in un attimo. Né noi possiamo arrogarci il diritto di azzerarle a nostro piacimento. Infine poiché comunque non ci riusciremmo. Non è una supposizione: lo dimostrano i completi fallimenti di tutti i tentativi di farlo. 
Spero di essere stato chiaro. Ma io stesso non sono soddisfatto, perché so che ciascuno di questi punti deve passare attraverso un grande cambiamento intellettuale e morale degli italiani. I quali (noi stessi) hanno una storia anche loro, devono superare i loro limiti, le loro presunzioni, le loro paure. E dunque bisogna dare loro un’altra visione del mondo, che li convinca che non siamo più il centro del mondo. Né che possiamo impedire al resto del mondo di venire qui da noi dopo che noi (tutti insieme) lo abbiamo costretto a scappare dalle sue case bombardate o dalla sua economia distrutta, oppure lo abbiamo convinto che qui da noi c’è il Bengodi. 
Dunque ci sarà molto lavoro da fare. Ecco perché, invece di imporre e imporre, e imporre, si dovrà convincere. E non si dovrà dimenticare che, anche tra coloro che si mettono addosso la pelle dell’agnello, ci sono lupi famelici, cinici, pronti a giocare sui “buoni sentimenti” della gente normale, per ricavarne vantaggi. Per noi c’è il compito ulteriore di togliere loro la pelle dell’agnello, non correre loro dietro. C’è un proverbio che ci riguarda e che ci ricorda che l’inferno è lastricato di buone intenzioni.

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Giulietto Chiesa

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