Marketing politico e nostalgia canaglia

'Lultimo articolo di Paolo Becchi è un esempio di pensiero autoreferenziale. Vi dico cosa non va nei futuristi post-ideologici'' [Paolo Bartolini]'

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Redazione Modifica articolo

17 Giugno 2014 - 15.53


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di
Paolo Bartolini
.

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Il
sito di Beppe Grillo riprende, dopo la votazione online sul
posizionamento europeo del MoVimento, un breve
articolo di
Paolo
Becchi

nel quale si rivendica con orgoglio la necessità del
superamento
della dicotomia destra-sin
istra.


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Essendo
io stato in questi anni uno di quelli che hanno preso sul serio la
questione, e avendo recentemente messo in discussione l’utilità di
tramutare in ideologia lo stesso superamento delle ideologie, posso
dire di aver trovato lo scritto di Becchi un ottimo esempio di
pensiero
autoreferenziale
.


Sulla
vicenda Farage (che ha visto, tra l’altro, un alto tasso di
astensionismo da parte degli iscritti cinquestelle) Becchi si limita
a ribadire l’impossibilità di un’intesa con i Verdi, compagine
sinistra, guerrafondaia e tutt’altro che avversa alle politiche di
austerity. L’attacco alla cosiddetta sinistra coglie ancora
più nel segno quando l’autore sbertuccia il PD e la tentazione
perenne di SEL di confluire nel calderone del centro-sinistra. Non
parliamo poi dei partiti socialisti europei che, abbracciando il
dogma neoliberista senza fiatare, hanno scelto da anni di
rappresentare gli interessi del potere contro i bisogni dei popoli.
Fin qui come non concordare con Becchi?

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A
un certo punto, però, mi sono chiesto: «Ma
di Tsipras e della Sinistra 
Europea non si parla?».
Qualcuno si sarà accorto che mancava anche la GUE nella lista delle
possibili alleanze da votare online! La risposta di Becchi a questa
domanda insidiosa prende la forma di una vera e propria
condensazione
linguistica
(per riprendere, in altra chiave, uno dei concetti
che Freud individuò per parlare del linguaggio inconscio dei sogni).
La sinistra di Tsipras sarebbe “nostalgica” e avvezza a slogan
vuoti come “Basta all’Europa dei banchieri”. Tutto qui.


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Queste
sono le critiche risicate e assiomatiche alla Sinistra Europea e a
chi si riconosce in Alex Tsipras.


Qualcosa
non torna, ma per fortuna alla fine di questo poderoso articolo
Becchi chiarisce il non detto:

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«La
sfida del futuro è tra sovranità e internazionalismo negativo
,
che sta erodendo la maggior parte dei diritti e delle conquiste
sociali ottenuti a livello nazionale negli ultimi anni. Il concetto
di sovranità, come ha precisato molto bene Jacques Sapir in alcuni
suoi articoli recenti, se proprio vogliamo trovargli un’allocazione
ideologica è di “sinistra”, a meno che i media di regime
italiani non considerino anche la Rivoluzione francese un processo
storico di “destra”. In questa lotta epocale tra sovranità e
internazionalismo negativo, la “sinistra” tradizionale ha tradito
il suo elettorato storico e saranno altri, post-ideologici, che
dovranno mettersi l’elmetto e scendere in trincea
».


Il
discorso ora è chiaro: il nemico è l’internazionalismo negativo.
Di conseguenza la sovranità positiva può essere solo nazionale.

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In questa direzione si
può andare solo canalizzando gli sforzi verso la creazione di un
blocco antieuropeo che spinga per l’uscita dall’euro e
dall’Unione. La sinistra di Tsipras è nostalgica, non solo perché
alcuni suoi componenti armeggiano ancora con la falce e il martello,
ma soprattutto perché crede nella necessità di un internazionalismo
positivo. Il fatto che il programma politico della GUE e dell’Altra
Europa in Italia sia uno dei più vicini ai valori proclamati dai
cinquestelle non interessa nessuno. Non c’è tempo per ragionare e
per trovare punti in comune nel medio e lungo periodo. L’importante
è mettersi l’elmetto e scendere in trincea con la speranza di
portare tutto il MoVimento verso un antieuropeismo in crescita di
consensi.


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Come
sempre, alla nostalgia canaglia i futuristi post-ideologici
preferiscono il marketing. 

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