'L''untore e il ragioniere'

E il direttore del Foglio, noto scienziato della più moderna sismologia, inchioda l’organizzatore occulto del recente terremoto: Salvatore Settis [Marco Travaglio]

'L''untore e il ragioniere'
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30 Agosto 2016 - 20.07


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di Marco Travaglio.

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E” una fortuna che la Festa del Fatto a Roma si sia tenuta sabato e domenica, perché ieri è uscito un articolo del ragionier Claudio Cerasa, direttore del Foglio e noto scienziato della più moderna sismologia, che inchioda con dovizia di prove l’organizzatore occulto del recente terremoto e di chissà quanti altri passati: Salvatore Settis. 

Se l’articolo, putacaso, fosse uscito venerdì o sabato, le forze dell’ordine non avrebbero avuto altra scelta che irrompere al Foro Boario, circondare il nostro palco e arrestare il professor Settis lì davanti a tutti. 

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Invece la cattura del putribondo untore sismico avverrà – ne siamo certi – nelle prossime ore, a festa ormai chiusa. Va da sé che, se avessimo appreso per tempo le responsabilità del facinoroso cattedratico, ben ci saremmo guardati dall’invitarlo alla festa. 

Ma, purtroppo, non si riesce mai a pensar male di certa gente ed è una fortuna che il giornalismo investigativo ci regali ancora pagine di denuncia di così alto valore civile. 

Già il titolo cerasiano è da Pulitzer: “Il sisma e i danni dell’Agenda Settis”. 

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Ecco cos’era quel quadernetto che sabato gli abbiamo visto estrarre furtivamente, con fare sospetto, dalla borsa: l’Agenda Settis. Prima di sfoderare le prove a suo carico, il rag. Cerasa la prende un po’alla lontana: “Parte dell’opinione pubblica italiana tende a negare che possano esistere delle tragedie naturali, in cui non esiste altro colpevole se non la forza della natura”.



Sante parole: c’è un sacco di gente strana che si fa domande bizzarre, tipo perché in Giappone i terremoti di magnitudo 6 o 7 non fanno cadere un calcinaccio e non ammazzano neppure un moribondo, mentre da noi ogni volta è un disastro e una strage. Complottisti d’accatto, iscritti al “giustiziere collettivo, alla ricerca ossessiva di un capro espiatorio”. Incapaci “di accettare un dolore che non si può imputare a nessuno se non, come direbbe Giacomo Leopardi, alla ‘natura matrigna’” (segue citazione dal trattato di sismologia â€œA Silvia”). Siccome, “con tutta la tecnologia migliore del mondo, il terremoto non sarà mai a rischio zero”, è inutile cercare di ridurre i pericoli al minimo, costruendo case antisismiche. 

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Anzi, molto meglio continuare a edificare con la sabbia e la cartapesta, anche se l’ideale sarebbe proprio tornare alle palafitte e alle capanne di fango, così si risparmia sui lavori e si mettono da parte i soldi per i funerali, che sono l’unica certezza della vita. 

Tanto prima o poi bisogna morire: chi può si porti avanti col lavoro, vuoi mettere la soddisfazione di crepare imprecando alla natura matrigna?


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Chi poi cercasse altri colpevoli, distolga lo sguardo dai costruttori senza scrupoli e conservi lo sdegno per i veri responsabili: l’“internazionale del benecomunismo” che da decenni “inietta un virus nelle arterie del nostro paese”. 

Un virus che ci porta a pensare che “la modernità è un problema, il progresso ci ha corrotto e il ritorno al passato, allo stato di natura, quando tutti eravamo felici e non c’erano ogm, non c’era acqua privata, non c’erano treni ad alta velocità, non c’erano palazzi moderni costruiti ovviamente da affaristi e costruttori vicini alle mafie, è l’unica soluzione possibile”. 

Eccoci a Settis: il quale deve aver sostenuto da qualche parte – non sappiamo dove né quando, ma se lo dice il rag. Cerasa dev’essere vero – che senza ogm, acqua privata e Tav non ci sarebbero terremoti. E che “la colpa è sempre del progresso, mai della natura e mai tantomeno – come ha ricordato sul Foglio Umberto Minopoli – degli ambientalisti che hanno imposto al paese battaglie farlocche”.

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Capito che fa, quel diavolo di Settis? Per depistare le indagini e occultare le prove delle sue colpe nei terremoti, non solo ignora gli scritti di Minopoli (il che è già grave), ma dà pure un’intervista al Fatto da cui il rag. Cerasa desume che “i terremoti creano danni perché l’Italia ha perso tempo a inseguire il progresso costruendo treni ad alta velocità”. 

Mentre è universalmente noto che l’unico antidoto ai danni sismici è fare migliaia di Tav. E poi cementificare e asfaltare tutto, pure i fiumi e possibilmente il mare, così ogni pioggerellina diventa alluvione. E sradicare quelle poche, orrende piante rimaste a frenare la libera iniziativa delle frane. 

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La natura matrigna va privata di ogni laccio e lacciuolo per innescare il meccanismo virtuoso dei terremoti, delle alluvioni e delle frane, dunque delle ricostruzioni. Solo così si aiuta il progresso, la crescita e il Pil, rilanciando l’edilizia e un altro settore in crisi: quello delle casse da morto. 

Chi pensa che il progresso consista nel costruire o ristrutturare le case con le più moderne tecnologie antisismiche – come hanfatto in Giappone e in California, ma anche a Norcia, luoghi purtroppo contaminati dal più ottuso benecomunismo – si vergogni e arrossisca. Se le case non crollano e non si può più costruire sui greti dei torrenti, alle pendici dei vulcani e sugli orli dei burroni, dove andremo a finire?

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A questo punto qualcuno si domanderà dall’alto di quale cattedra il rag. Cerasa insegni a vivere a Settis, noto incompetente che insegna archeologia da una vita, ha diretto la Normale di Pisa e il Getty Center for the History of Art and the Humanities, è membro dei Lincei e di una dozzina di accademie europee e americane, ha guidato il Consiglio Superiore dei Beni Culturali, ha una Cátedra al Prado e presiede il consiglio scientifico del Louvre. 

Robetta, dinanzi al curriculum del nostro ragioniere che – come scrive di se medesimo – “lavora al Foglio da 10 anni, è interista, ma soprattutto palermitano, va pazzo per i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate”. Ma, soprattutto, “è su Twitter”. Settis gli fa una pippa.

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Fonte: Il Fatto Quotidiano, 30 agosto 2016.

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