La grande marea dei NO ripudia l'Agenda Renzi

Chi voleva manomettere in profondità la Costituzione è stato pesantemente sconfitto da un grande voto popolare. Prepariamoci a un grande movimento [Pino Cabras]

Megachip 5 dicembre 2016
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di Pino
Cabras
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Il progetto di Renzi fallisce e viene
ripudiato dalla Repubblica Italiana.


Chi voleva manomettere in profondità la
Costituzione è stato pesantemente sconfitto da un grande voto popolare.  Nella marea di voti che sommerge Matteo Renzi
e gli avventuristi che aveva coinvolto in una campagna referendaria
estremamente scorretta, i giovani hanno contato in modo trascinante: hanno
contributo con più forza a rottamare un arnese già vecchio come il sedicente
Rottamatore. Matteo Renzi ha subito una grande sconfitta campale nel suo
progetto di rafforzamento del governo come architrave di un nuovo sistema
politico. Renzi voleva riorganizzare efficacemente il blocco sociale
conservatore dopo che era crollata l''analoga funzione di Berlusconi, e voleva
farlo salvaguardando una fetta ancora molto elevata del suo elettorato
tradizionale proveniente da sinistra. Una specie di DC 2.0 che si riprendeva le
percentuali del PCI nelle regioni rosse, schiacciava l''opposizione a cinque
stelle e dunque tentava di dare l''impronta decisiva alla Terza Repubblica, pur
presentandosi dinamico e riformatore: cosa che attrae sempre un po’ di
politicanti cinici nel paese del Gattopardo, oltre a una quota instancabile di “militonti”,
tetragoni a ogni evidenza.


Renzi ha sopravvalutato la presa degli
incantatori di serpenti volgari e ignoranti che aveva mobilitato, assieme alle
clientele, per imbrogliare un Paese affezionato alla propria Costituzione. E lui,
incantatore di serpenti in capo, ha commesso un azzardo politico enorme, che lo
ha perduto: pensare di personalizzare il confronto, puntando all’obiettivo
impossibile di farsi investire da un suffragio superiore al cinquanta per
cento.


Ricordate il referendum di aprile sulle
trivelle? Non raggiunse il quorum e i corifei renziani perculavano gli
avversari con tweet irridenti. Ciaone, dicevano. Gravissimo errore di
sottovalutazione.


Gli avversari infatti potevano dire: “Ricomincio
da 13.330.607”. Tanti erano i voti di chi in quella occasione aveva votato in
modo sgradito al governo. Ed erano tanti nonostante un quorum impraticabile,
una propaganda assillante del governo e del PD per spingere gli elettori a non
votare, organi di stampa bugiardi e zitti. Pochissimi di quei tredici milioni
erano disposti a votare Sì nel RefeRenzum del 4 dicembre.


Come mi ha ricordato un amico che questi
calcoli li ha sempre fatti bene per mestiere, Pietro Pani, con un’affluenza
alle urne del 70% al NO, per vincere, sarebbe bastato prendersi appena un
elettore su quattro di quelli che ad aprile non votarono (o votarono per tenere
le trivellazioni) e vincere così con il 51%. 
Invece siamo ben oltre. Matteo Renzi, nella sua hybris costituzionale, non sa nemmeno fare i conti. Il suo guru Jim
Messina è una montagna di denaro mal speso. Ben gli sta, la democrazia è
davvero un’altra cosa da Jim Messina, da Matteo Renzi, da Maria Elena Boschi, e
anche dai piedi in due staffe di Gianni Cuperlo e altri.


Renzi ha interpretato la propria carica fino
a svilirla in una sequela di abusi: ha ridotto la Costituzione al rango di una
chiacchiera da Barbara D’Urso, ha buttato a mare equilibri nati dallo studio e
dal sangue per triturarli in slogan falsi (“ecco la scheda con cui voterete il
Senato”, vergogna Matteo!), ha fatto di tutto per abbagliare, intimidire, costringere
a schierarsi per ottenere finanziamenti che spettavano comunque agli enti
locali. Davvero squallide le passerelle del presidente della Sardegna Pigliaru
e di quello della Campania De Luca, per accreditarsi come vassalli e giocare
intorno al Referendum fondi pubblici e risorse. Renzi ha usato enti pubblici, televisioni,
manovrine e mance, e non si è fermato lì. Ha abusato anche delle ambasciate per
condizionare in modo non neutrale il voto degli italiani all’estero: una grande
incognita piena di ombre, per fortuna non decisiva, alla fine, perché lo
tsunami sul suolo nazionale è stato inarrestabile.




Si addensano molte nubi all’orizzonte, perché
Renzi in questi suoi mille giorni non ha governato, ha rinviato, ha congelato i problemi, e
ci sono sempre i poteri che vogliono spolpare l’Italia. Bisognerà attrezzarsi
da subito per creare un vasto movimento popolare in grado di governare in nome
della Costituzione, che ci teniamo – fortunatamente e meritatamente – ancora oggi.
Nessuna delle forze di opposizione - alle Agende Monti, Agende Letta e Agende
Renzi che ci governano da anni - può bastare a se stessa. Dovremo pensarci. Domani
è un altro giorno.











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