11 settembre, appunti leggendo Gregory Bateson

Cercare ora nuovi argomenti, nuove prove fattuali della falsità della versione ufficiale, è tempo perduto. Occorre aggiustare la mira. Ecco come. [Giulietto Chiesa]

11 settembre, appunti leggendo Gregory Bateson
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18 Luglio 2015 - 20.36


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di Giulietto Chiesa.

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Scrivo questi appunti per continuare la riflessione sul cosiddetto complottismo, materia tanto infinita quanto fondata su diversi equivoci semantici, che non è possibile qui sceverare (cosa che farò in un post successivo).

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Ma torno sull’argomento per rivolgermi ai molti – moltissimi ormai – che non cessano di arrovellarsi attorno alla pratica impossibilità di una serena discussione attorno, per esempio, a ciò che davvero accadde l’11 settembre 2001.

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Quelli, come me, che se ne sono occupati a fondo, sanno, ormai da tempo, come sono andate le cose. Per meglio dire: sanno, con completa e dimostrabile certezza, che le cose non andarono affatto come ci fu raccontato dal governo americano e dai media mainstream all’unanimità. Sanno anche che la quasi totalità del pubblico occidentale crede tuttora a quella completa falsificazione, riassunta nella credenza che le torri cadute in quella giornata furono due, e non tre.


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Aumenta il numero degli scettici, questo è vero. Ma aumenta anche il tempo trascorso, che ormai fa sì che la nuova generazione di quella questione non solo non sa nulla, ma nemmeno sa che essa sia mai esistita.


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Dunque dobbiamo essere realisti: continuare a spaccare il capello in quattro, cercare nuovi argomenti, nuove prove fattuali della falsità della versione ufficiale (il “9/11 Commission Report), è tempo perduto.


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Significa questo che abbiamo perduto tempo? Niente affatto, io penso. Il lavoro svolto è stato prezioso. Per esempio il sommario – o enciclopedia dell’11 settembre – La Nuova Pearl Harbor (si trova anche su pandoratv.it, filmati N.1, N.2, N.3) realizzato da Massimo Mazzucco; il lavoro di David Ray Griffin; la ricerca collettiva del panel di Consensus911.org; la straordinaria abnegazione di Richard Gage, con il suo “Architects and Engineers for 9/11 Truth”, e potrei continuare a lungo questo elenco, resteranno nella storia politica del XXI secolo come prova della resistenza degli uomini liberi di fronte agl’inganni del Potere.


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E tuttavia io penso che si debba modificare il bersaglio e aggiustare la mira. In che senso? Concentrando ora tutti i nostri sforzi per dimostrare l’attualità dell’11 settembreCioè per spiegare ciò che sta accadendo ora, in questi momenti. Cioè ancora: per mostrare che, se non vi fosse stato l’11 settembre, e se non fosse prevalsa la sua falsa interpretazione, noi tutti non saremmo nei guai in cui invece ci troviamo.

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In altri termini: centrare l’attenzione dei diversi movimenti sulla risposta politica da dare alla â€œguerra infinita” che gli autori dell’11 settembre dichiararono e continuano a dichiarare all’umanità intera.


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Per quanto concerne le difficoltà che abbiamo incontrato in questi 14 anni nello spiegare l’ovvio al colto e all’inclita, mi sono imbattuto recentemente in un’acutissima riflessione di Gregory Bateson (“Verso un’ecologia della mente”, Adelphi 1977, pagg. 468-469). Riflessione che qui proporrò adesso e che mi ha fatto venire alla mente, tra l’altro, lo “strano” (allora così mi parve) agnosticismo in materia di uno straordinario protagonista della cultura moderna come Noam Chomsky

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Il quale decise di “non occuparsi dell’11 settembre”. Pensai e penso che avesse torto. Ma adesso capisco meglio il suo rifiuto di semiologo. In quella strana e triste decisione di non occuparsene c’era evidentemente la convinzione che, comunque fossero andate le cose, sarebbe stato impossibile venirne a capo. Nessuno meglio di lui poteva sapere che lo squilibrio delle forze a nostro svantaggio sarebbe stato incolmabile. In ogni caso ogni sforzo sarebbe diventato fruttuoso solo oltre il brevissimo tempo in cui si consumerà la crisi epocale del nostro mondo e dell’ecosistema in cui è inscritto anche l’11 settembre. In questo ebbe ragione.


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E veniamo dunque alle idee di Gregory Bateson che hanno attratto la mia attenzione e che qui ripropongo. Hanno anch’esse a vedere con la sopravvivenza della specie, come quella della pace e della guerra.

“Qualcuno può trovare molto difficile â€“ scrive Bateson – vedere ciò che è ovvio. Questo accade perché le persone sono sistemi autocorrettivi: essi sono autocorrettivi nei confronti di ciò che disturba, e se la cosa ovvia non è di un genere che essi possono facilmente assimilare senza fastidio interiore, i loro meccanismi autocorrettivi si attiveranno per metterla da parte, per nasconderla, addirittura fino al punto di far loro chiudere gli occhi, se necessario”.

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E’ quello che succede alla maggioranza e non solo per faccende di grande impatto come l’11 settembre . Cioè quasi a tutti. Anche a Umberto Eco.

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