Come Washington costruisce il Nemico del dopo-Obama

La denuncia di Dana Rohrabacher, uno dei soli dieci parlamentari USA che non approvano la legge che trasforma la russofobia in nuovi poteri di guerra del presidente.

Come Washington costruisce il Nemico del dopo-Obama
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Redazione Modifica articolo

1 Gennaio 2015 - 22.52


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Introduzione
a cura di Piotr

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Pubblichiamo
questo commento del deputato americano
Dana
Rohrabacher

riguardo l’apertura unilaterale da parte degli USA della nuova
Guerra Fredda
con la Russia. È un documento che non condividiamo
nella sua logica, ma che risulta interessante per diversi motivi.


Per
prima cosa svela la
volontà
dei palazzi del potere statunitense di creare artificialmente il
“nemico Russia”
e
il
modo
in cui lo fanno.

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In
secondo luogo documenta la
differenza
tra i
vecchi
conservatori
,
ai quali si può riconoscere una certa idealità anche se non
condivisibile, e i
neocon,
maestri inarrivabili di cinismo, la cui strategia di governo della
crisi sistemica opera invariabilmente quegli avvitamenti della crisi
che la rendono sempre più grave e pericolosa.


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Si
potrebbe pensare che i
neocons
abbiano buttato a mare le vecchie idealità conservatrici americane
perché si sono trovati a gestire la
supremazia
degli USA

in
condizioni
sistemiche del tutto cambiate
,
in peggio, rispetto agli anni di Reagan. In parte è vero. Non
sfuggirà infatti al lettore una certa superficialità nelle analisi
di Dana Rohrabacher che legge il mondo in termini di minacce ai
valori, una minaccia essendo il fondamentalismo islamico e l’altra
la “tirannide comunista” in Cina. Un discorso più approfondito e
di più largo respiro sulla crisi non traspare. La sua stessa
attività legislativa ha aspetti di questo tipo, e pur sembrando a
prima vista contraddittoria, in effetti riflette una mentalità
formale vecchio stampo. Ad esempio, da una parte la legge che nega la
Social
Security

agli immigrati illegali (la H.R. 2745) e dall’altra parte la legge
che impedisce ai federali di perseguire l’utilizzo di marijuana
negli Stati in cui essa è legalizzata (la H.R. 1523).


Chi
segue le critiche di
Paul
Craig Roberts
,
un altro ex membro dell’Amministrazione Reagan, alla politica
estera di Washington, si accorgerà delle differenti visioni del
problema.

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Roberts
è infatti preoccupato dall’
incapacità
dei governanti statunitensi di venire a patti con la nuova realtà
geopolitica

che si è creata e dalla loro
indisponibilità
ad ammettere un mondo multipolare dove il Dollaro sarebbe una moneta
come le altre

e non più fondamento di un potere esorbitante ed eccezionale.


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Dana
Rohrabacher sembra invece legato a classici schemi nei quali esiste
uno stato centrale, gli USA, per il quale però oggi la
minaccia
statuale

principale non sarebbe più la Russia, bensì la Cina, laddove il
fondamentalismo islamista sarebbe la maggior
minaccia
non statuale
.
Con ciò rivelando di avere un pensiero più arretrato di un altro
vecchio conservatore d.o.c. come
Henry
Kissinger
.


Un’eventuale
interpretazione è che Rohrabacher rappresenti la vecchia strategia
del
divide
et impera
,
che sembrerebbe essere per ora accantonata da Washington a favore di
un disegno che si focalizza sull’indebolimento della Russia come
primo passo necessario e non eludibile per un riordino del mondo
subordinato agli USA.

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L’anno appena iniziato sarà
caratterizzato da grandi manovre, aperte e sotterranee, che
prepareranno la strategia
che dovrà essere seguita dal prossimo
presidente statunitense
che verrà eletto nel 2016.


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Innanzitutto
assisteremo all’acuirsi del conflitto tra il
soft-power
di Obama e l’
hard-power
della Clinton. Le manovre antirusse e la volontà di isolare l’Europa
dall’Est, sembrano segnali che
l’hard-power
sta conquistando terreno
,
così come il convergere sulla Clinton dei favori dei Democratici.


La
senatrice
Elizabeth
Warren

ha invece annunciato che non correrà per le presidenziali. Ad oggi
non abbiamo elementi per capire il motivo della rinuncia. Peccato,
perché la senatrice Warren è di gran lunga meglio della Clinton,
sia per gli statunitensi sia per il resto del mondo. Un altro colpo a
favore di
banksters
e
warmongers.

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Ritorneremo
di sicuro su queste dinamiche, perché sarà la visione strategica
che avrà la meglio che sceglierà il futuro presidente o la futura
presidentessa, anche se moltissimi credono che sia il contrario.


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L’articolo
che segue dimostra ad ogni modo che gli Usa non sono monolitici, come
non lo sono mai state nemmeno le
élites.


 


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[Piotr]

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H.Res.
758: 

La costruzione della Russia come nostro nemico


8
dicembre 2014


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Recentemente la Camera ha votato a grandissima maggioranza la Risoluzione H. Res. 758, cioè una onnicomprensiva e martellante condanna della Russia sotto Vladimir Putin. È talmente al vetriolo che sarà vista come una dichiarazione che la Russia di Putin è il nostro nemico e che gli Stati Uniti non sono interessati a nessuna futura collaborazione tra le nostre nazioni, il che io credo sia stato proprio l”intento di quelli che hanno steso la H. Res. 758.

Sono stato uno dei soli 10 membri della Camera che hanno rifiutato di saltare a bordo di questo passo basilare per la riaccensione della Guerra Fredda. La risoluzione contiene una lunga lista di misfatti e azioni malvagie perpetrate da Putin. Alcune delle accuse erano accurate, alcune erano esagerate altre erano provocatorie ma errate. In altre parole con questa risoluzione il Congresso degli USA ha intrapreso una strada che volge le relazioni tra Russia e Stati Uniti in aperta ostilità . questo quando entrambe le nostre nazioni beneficerebbero moltissimo da una cooperazione contro i nostri nemici comuni.
Negli anni passati l”Unione Sovietica era la maggior minaccia mondiale al governo democratico e alla pace nel mondo. Sono orgoglioso di aver preso parte della lotta contro questo impero diabolico da quando ero adolescente ai sette anni che passai alla Casa Bianca come scrittore dei discorsi di Ronald Reagan e Assistente Speciale del Presidente. Ma Reagan non ha mai pensato che il popolo russo fosse nostro nemico, né che lo fosse la Russia stessa. Il nemico era l”Unione Sovietica e una volta che il comunismo fu messo da parte Reagan volle che diventassimo amici e alleati.

Invece, quando Reagan lasciò l”incarico e il muro della tirannia rovinò a terra, molti in Occidente hanno continuato a suonare il tamburo della paura e dell”odio per la Russia. Certamente, i popoli nell”Europa Orientale che avevano vissuto sotto la tirannia comunista hanno ragioni per essere paranoici riguardo alla Russia, ma questa non può essere la base della politica americana. Oggi ci sono gravi minacce per gli Stati Uniti e i popoli liberi del mondo e noi abbiamo bisogno che la Russia sia attivamente al nostro fianco. Queste minacce sono: il terrorismo degli islamismi radicali e una Cina emergente, potente arrogante e totalitaria. Queste due minacce sono i pericoli principali non solo per noi, ma anche per la Russia.
La Russia sta aiutando i cittadini ucraini filo-Russi che vivono nella parte orientale della nazione e ha annesso la Crimea, che è la sede della sua più importante base navale. La H. Res. 758 chiede che la Crimea sia restituita al controllo ucraino. Avrebbe invece dovuto richiedere elezioni con osservatori indipendenti per permettere agli abitanti della Crimea di decidere se vogliono essere Russi o Ucraini. Questo compromesso avrebbe calmato le acque. Invece il Congresso ha deciso di gettare sabbia negli occhi della Russia e ricoprire Putin d”insulti.

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Ebbene, abbiamo bisogno della Russia, leader imperfetto compreso, dalla nostra parte. Invece di risoluzioni unilateralmente aggressive dovremmo riconoscere le nostre preoccupazioni ma equilibrarle sottolineando le aree per una cooperazione mutuamente vantaggiosa. Non dobbiamo allontanare la Russia, dobbiamo cercare di stabilire un rapporto. Abbiamo trattato la Russia come se fosse ancora comunista e Putin come se fosse Hitler. Questa è una nociva assurdità. Crea barriere alla buona volontà piuttosto che percorsi di collaborazione. Pagheremo un caro prezzo se saremo riportati indietro alla Guerra Fredda.

ARTICOLO CORRELATO. Avevamo incontrato le originali posizioni del parlamentare statunitense Dona Rohrabacher già in questo articolo del 2008:

Pino Cabras,
[b][url”Mercenari al tempo dei media”]http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=58078&typeb=0&-Mercenari-al-tempo-dei-media-[/url][/b], 15 settembre 2008.

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