Lo Stato Islamico si presenta

'Ecco il depliant italiano sullo Stato Islamico: notizie date dallo stesso Stato Islamico. Lo sforzo di presentarsi come uno Stato, non un''organizzazione. [Pierluigi Fagan]'

Lo Stato Islamico si presenta
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3 Marzo 2015 - 22.40


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di Pierluigi Fagan.

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Lo Stato islamico si presenta. Qui il depliant italiano
che riassume alcune notizie sullo Stato islamico, date dallo stesso
Stato islamico. E’ evidente lo sforzo di presentarsi come uno Stato, non
una organizzazione, IS è un progetto politico legato ad un territorio. 

Nonostante il diluvio informativo occidentale che alza la paranoia sugli attentati al papa o a gli sgozzamenti nelle nostre metropolitane, IS
ha come fine e missione, conquistare un territorio ed amministrarlo
secondo le leggi islamiche. Poi, tutto il mondo. 

Il suo nemico
principale è quello interno all’Islam: sciiti, mistici, élite corrotte
ed occidentalizzate, revisionisti modernizzanti, lassismo nelle pratiche
religiose, etiche, politiche.

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La
prima notizia ci viene data sullo sforzo di formazione ed educazione
alla corretta interpretazione islamica, la formazione dei formatori
(imam), il modo di diffondere l’ideologia portante la nuova entità.
Apprendiamo così dalla loro viva voce che il testo cardine di
riferimento è di un certo ‘Ali al-Khudair, teologo di stretta osservanza
della scuola wahhabita, un arabo saudita. Il depliant infatti, cita
direttamente il trattato “Essenza e i fondamenti dell’Islam” di
Muhammad ib Abdul Wahhab. Questa non è una citazione tra le altre è il
riferimento unico, il cardine ideologico. Lo Stato islamico è
ufficialmente di ispirazione wahhabita.


Ora, occorre sapere un paio di cose. 

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La
prima è che il wahhabismo è una delle tante interpretazioni dell’Islam
ma i suoi seguaci sono concentrati in un unico luogo del mondo
musulmano: l’Arabia Saudita. Non sono una parte di tutto il clero
saudita, sono tutto il clero saudita, senza eccezione alcuna. 

Non solo.
Al-Wahhab, hanbalita espulso dai corsi di teologia di Basra perché di un
radicalismo decisamente eccessivo, convertì alla sua visione
integralista dell’Islam, il rampollo di un locale emiro che diverrà il
fondatore della casa reale al-Saud, quella che governa (sarebbe più
giusto dire “possiede”) appunto l’Arabia Saudita che da loro prende
nome. 

Nel 1744 venne firmato il patto di ferro, mai revocato, per il
quale i wahhabiti avrebbero sostenuto i Saud e questi
protetto i primi. I saudi-wahhabiti fecero quello che fa lo Stato
islamico, né di più, né di meno. Amputazioni, frustate, tagli di teste,
strage di sciiti, rigore teologico scritturale. Il potere politico
saudita è di ispirazione wahhabita, finanzia il clero wahhabita,
finanzia buona parte delle moschee costruite in Occidente dove spesso si
trovano imam wahhabiti. 

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Ma i wahhabiti permetterebbero che ai Saud
succedesse qualcosa visto che sono gli unici nel mondo musulmano che li
danno retta, li sostengono, li proteggono, li finanziano. Così i Saud
che dal clero trae la propria legittimità (i Saud non sono quaryshiti
ovvero discendenti della tribù della Mecca quindi il loro
auto-proclamato diritto di governo  protezione dei luoghi santi -Mecca e
Medina- sarebbe disputabile).


Possiamo quindi immaginare che il clero
wahhabita mandi propri teologi a tenere lezioni nello Stato islamico che
è lì a due passi dal confine, importi imam di prima formazione per
farli accedere ai gradi più avanzati della formazione, elargisca testi e
chissà, finanziamenti e faccia tutto questo nella piena consapevolezza
delle istituzione saudite che sono strettamente intrecciate a loro. 

Vi
risulta che qualche giornalista occidentale abbia condotto questa
semplice ed elementare catena inferenziale? Vi risulta che qualche
autorità politica occidentale abbia chiesto ai sauditi di far qualcosa
con questi “cattivi maestri”? Vi risulta una qualche frizione tra la
casa regnante saudita ed il proprio clero radicaleggiante?


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Andiamo
avanti. Segue una presentazione organica della struttura interna del
nuovo stato. 

C’è l’Ufficio Protezione del Consumatore con tanto di
divisione per i reclami poiché lo stato protegge tutti da gli eccessi
predatori dei produttori-venditori. 

C’è la polizia normale, quella
municipale e quella speciale (Hisba)  per la repressione dei Vizi e la
promozione delle Virtù (combatte l’alcol, il fumo, le droghe, la
prostituzione, la magia, l’omosessualità etc.). 

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Ci sono ovviamente
tribunali che seguono la legge islamica (shari’a) che tra frustrate,
amputazioni e sgozzamenti ha fatto calare del 90% i crimini, con buona
pace di Beccaria. 

Lo Stato islamico raccoglie la zaqat, l’obolo
obbligatorio che ogni musulmano deve versare alla comunità in natura o
denaro, la raccoglie e la redistribuisce (ai bisognosi), insomma fa
welfare. Per il resto, lo Stato islamico e free-tax. Si occupa della
produzione e distribuzione del pane e controlla e riforma l’istruzione.


Qui apprendiamo che lo Stato islamico ha
imposto una grande e salvifica rimozione di materie sconvenienti o
inutili: la filosofia e le scienze politiche. 

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La filosofia è del tutto
inutile perché tutto il pensabile è nelle Scritture, la politica è
inutile perché non c’è nulla da
disputare. 

Lo Stato islamico è una istituzione tecnica che deve solo
applicare quello che c’è scritto nelle Scritture. 

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Si protegge ed
incentiva la produzione energetica, si forniscono macchinari edilizi e
di manutenzione, pulizia e soccorso. “Finalmente i Musulmani sinceri hanno la possibilità di essere un “mattoncino” che compone la società che segue il Corano e la Sunnah, abbandonando quella parte del mondo dove i valori vengono a mancare, una società dove la creazione viene adorata all’infuori del Creatore”
giubilano gli islamici. 

Da cittadino a mattoncino, questa la fondazione
sociale. 

Graziosi cartelli di “grafiche femminili” (cioè che usano il
rosa, qualche fiorellino e sagome nere di incappucciate) adornano il
paesaggio urbano. 

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Altri con spade, mitra, cappi e mani mozze, incitano
al jihad e ricordano la shari’a. Altre ancora fanno pubblicità alle
Scritture disseminando l’arredo urbano di versetti e hadith. Il tutto ha
preso ovviamente il posto delle Marlboro e del Johnnie Walker.


Lo
Stato islamico è l’unico che si occupa del suo popolo,  dei musulmani, è
uno stato di servizio. Gli altri sono governati da ambiziose ed egoiste
élite, servi degli europei, degli americani e dei sionisti. Il sistema
economico ha la sua nuova moneta, il dinar, a base aurea. Sono abolite
le banche e naturalmente il prestito con interessi. 

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In linea generale,
lo Stato islamico è quasi anti-capitalista sebbene non discuta la
proprietà privata ed un certo accumulo di ricchezza (ma non la sua
remunerazione infinita. C’è l’eutanasia dei rentier insomma) ed è molto
redistributivo per mantenere la società corta.


Chiudono autocompiacimenti per il vasto e
continuo successo dell’impresa, della sua risonanza presso i fratelli
che vivono all’estero (quelli qui chiamati foreign fighters),
del feedback concreto del loro agire (ricordiamo che poiché Dio è colui
che permette o non permette, se tale successo arride all’impresa se ne
deduce che l’impresa è nella grazia di Dio). 

Ci sono anche brevi
autobiografie dei “capi”, alcuni dei quali caduti e quindi martiri ed
eroi. Qualche stoccatina ad al-Qaeda ed ai Fratelli Musulmani, “compagni
che sbagliano” e soddisfazione per i tanti che si stanno alleando
federativamente al progetto.  

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Molti link ad altro materiale chiudono le
64 pagine.


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Il depliant pare essere una iniziativa
individuale (dal basso) di un qualche supporter italiano, comunque
organico e ben informato. Il tutto ha una sua sobrietà e si rifà a fonti
certe, non s’inventa nulla ed è da prendere con fiducia, è “affidabile”
in una parola.


Il fine è quello info-pubblicitario, far
conoscere una realtà composita, concreta, complessa ma resa semplice
nell’esposizione, piuttosto “pop” ma senza eccessi. Tale fine si
riscontra in molte pubblicazioni e video dell’IS, ad esempio nelle
ultime performance del britannico convertito John Cantlie, tutte tese a
dimostrare che l’IS è un fatto, funziona, ha le sue ragioni e la
completa coerenza tra dichiarazioni e fatti.


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Lo
Stato islamico è la puntuale realizzazione di un mito islamico-sunnita
legato ai tempi omayyadi e prima ancora dei quattro califfi ben guidati e
della comunità di Medina con Muhammad ancora vivo. 

Tale mito è stato a
lungo teorizzato dai pensatori dell’Islam radicale del XIX° e XX°
secolo, coincide con la visione salafita, è conforme alla visione
hanbalita e come abbiamo visto, corrispondente alla visione wahhabita.
Chi scrive non crede al presunto dualismo saudita,
diviso tra una modernità riformista ed i richiami al wahabismo duro e
puro. Stato islamico è chiaramente un progetto saudita che vuole imporsi
come standard sunnita a governo dell’Islam tutto. Al momento debito, lo
sceicco al-Baghdadi e i suoi tagliagole, potranno fare un passo
indietro e lasciare il progetto nella più rassicuranti e presentabili
mani di qualche sceicco-teologo proveniente da Riyad. O anche no. Stato
islamico potrebbe rimanere versione hard dello stesso modello arabo
saudita, versione più soft. 

Prima di imbarazzare la monarchia saudita,
Stato islamico ha da combattere sciiti e sufi, modernisti ed
occidentalisti, capitalisti musulmani e nazionalisti, generali egiziani e
pakistani, sincretisti orientali ed africani, Fratelli Musulmani e
al-Qaedisti, pan-arabi e pan-islamici. Si noti che nell’elenco non ci
sono né gli USA, né Israele. C’è molto lavoro da fare per Stato
islamico, prima di porsi il problema del modello arabo-saudita che, alla
fine, si vedrà esser un modello solo, un impero islamico, cugino di
quello occidental-americano.


Una debita e necessaria semplificazione della temuta multipolarità del mondo complesso.

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Fonte:  https://pierluigifagan.wordpress.com/2015/03/01/lo-stato-islamico-si-presenta/.

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