Variabili piccanti

Obrador ha stravinto le elezioni presidenziali in Messico come previsto. Obrador è notoriamente di sinistra, ma di che sinistra? [Pierluigi Fagan]

Pierluigi Fagan |

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Redazione 4 luglio 2018megachip.info

di Pierluigi Fagan


 


Messico, con 117 milioni di abitanti (poco meno della somma di Italia e Francia) che saliranno a 130 milioni al 2050, il Paese è il secondo più popoloso dell’America latina, dopo il Brasile. 15° per Pil, è però 11° (giusto dietro l’Italia) per Pil procapite a parità di potere d’acquisto (PPP). Secondo PWC 2050 The Long View, il Messico sarà per PPP addirittura il 7° Paese al mondo, sopra Giappone, Germania, Gran Bretagna. Stiamo dunque parlando di un potenziale nuovo attore massivo del nuovo mondo multipolare.


A.M.L. Obrador, notizia del giorno [ndr: 2 luglio 2018], ha stravinto le elezioni presidenziali come previsto. Da vedere solo se avrà anche la maggioranza a Camera e Senato, ma ha comunque possibilità di formare una solida maggioranza. Ha iniziato la carriera politica nello stato messicano del Tabasco, salsa di media piccantezza, da cui il titolo del post. Carriera di questo popolare e pare assai bravo politico di razza che vuole stroncare corruzione endemica e potere dei narcos per liberare le energie sociali del suo Paese, li leggerete su i vari articoli che seguiranno sulla stampa, speriamo. Noi qui ci occupiamo di politica estera e quindi diamo alcuni cenni in merito.


Poiché però vedo già che l’italica stampa mainstream si occupa di politica estera come io mi occupo di ricette di cucina, diamo una prima breve miglior inquadrata politica. Obrador è notoriamente di sinistra, ma di che sinistra? Populista? Populista è una categoria dell’analisi politica giunta qui da noi in ritardo ed in senso spregiativo, ma origina da fine XIX secolo con due partiti-movimenti, uno russo e l’altro statunitense. La sua maggior incarnazione però è stata sud americana, dire populista e dire sud americano è omologo. Troverete dunque scritto sulla stampa master chef che il tipo è un derivato del populismo trumpiano (ma insomma, almeno cinque minuti su Wikipedia spendeteli prima di scrivere idiozie, a meno che non vi paghino proprio per scrivere idiozie), ed è una specie di Chavez o Fidel Castro. Sbagliato. Obrador ha rapporti con Mèlenchon e soprattutto con Corbyn, di cui dicono sia l’omologo messicano. Troverete anche la schifata definizione di "nazionalista", ma se non sei un liberal-globalista la definizione è più un dato di default che propriamente una definizione. E veniamo alla probabile politica estera orientandoci geo-politicamente.


Ovest: il supposto Ministro degli Esteri del nuovo governo è un diplomatico di lungo corso che è stato a lungo in Europa, oggi ambasciatore in Danimarca. Intellettuale umanista e musicista, studioso di Oxford e Cambridge, con onorificenze spagnole, polacche, italiane e danesi. Unitamente ai contatti politici di Obrador, si può pensare ad un rapporto molto aperto e cordiale nei confronti dell’Europa.


Sud: Obrador spezza l’ondata di riflusso destrorso-neo liberista che ha investito l’America latina dopo i fallimenti di varia natura e ragione, dei governi della precedente ondata di sinistra. Vedremo se sarà in grado di costituire un nuovo modello di riferimento per l’area. Obrador ha un curriculum tecnico-politico di invidiabile spessore, è un signore di sessantacinque anni che ha amministrato a lungo una città di nove milioni di abitanti (praticamente la Svezia) e più che chiacchierare, fa cose. Ma non è il Sud America il primo target geopolitico di Obrador, è il Centro America che complessivamente è in termini di popolazione il 30% di quella messicana.


Est: il Messico fa parte del nuovo TPP da cui si sono sfilati gli Stati Uniti. Ma c’è un personaggio, Jesus Seade Kuri (uno dei principali economisti messicani), che occorre meglio inquadrare. Seade è il capo-delegazione che sta trattando la revisione del NAFTA. Ma Seade è anche legato a tripla mandata con il modo asiatico, cinese in particolare. Se ne traggano le dovute conseguenze...


Nord: e veniamo al problemone principale, i rapporti con gli USA e Trump. Impredicibile, al momento, capire come evolveranno. Obrador chiese una consulenza a Rudy Giuliani su come stroncare la malavita di Città del Messico, il tipo è pragmatico, almeno quanto il suo collega americano. Di contro, ha annunciato di voler trasformare i suoi 50 consolati in USA, in altrettanti centri di consulenza legale per tutelare i diritti dei suoi cittadini espatriati colà. Attenzione alla signora Alexandria Ocasio-Cortez, la giovane ed assai vivace ispanica del Bronx che ha maciullato un membro delle élite democratiche alle primarie di New York e che quasi sicuramente vincerà il seggio parlamentare a novembre. Non solo è un membro della fazione DSA (Democrats Socialist of America, Internazionale socialista), ma potrebbe diventare il riferimento per il sesto della popolazione americana di origini ispanico-latine, nonché di molti giovani, donne e sandersiani. Sempre a nord, si tenga conto della possibile naturale alleanza col Canada (naturale per via geo-politica, ovvero dove la geografia condiziona la politica).


Quindi, a chiudere, sono da seguire due cose: 1) quanto Obrador riuscirà internamente a portare avanti i suo programmi su cui ha ricevuto ampio mandato popolare e su cui quindi avrà la solita sporca, brutta e cattiva opposizione delle élite che a quelle latitudini sono abbastanza poco politically correct; 2) come riuscirà a gestire i rapporti con l’ingombrante vicino giocando ad ovest, sud ed est, per divincolarsi dai rapporti di forza con Trump a cui potrebbe far male e da cui potrebbe ricevere ancorpiù male.


(2 luglio 2018)