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Alle radici della solidarietà

Brevi riflessioni sulla visita di Papa Francesco a Lampedusa. [Paolo Bartolini]

Alle radici della solidarietà

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8 Luglio 2013 - 15.32


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di Paolo Bartolini

Papa Bergoglio approda a Lampedusa e usa [url”parole forti”]http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/08/lampedusa-papa-cultura-del-benessere-ci-porta-a-globalizzazione-dellindifferenza/649337/[/url] per condannare l’indifferenza globalizzata che colpisce l’umanità contemporanea dinnanzi al dramma dei migranti che, a ondate inarrestabili, approdano vivi e morti sulle nostre coste.
Una frase, tra le diverse proferite dal pontefice, colpisce l’attenzione e merita una riflessione: “Chi è il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle? Nessuno. Tutti noi rispondiamo così: non sono io, io non c’entro, saranno altri, non certo io”. Vibrante interrogativo, questo, che suscita difese psicologiche arcaiche (rimozione per alcuni, denegazione per altri). Insomma, tutto il male e il dolore che affogano il mondo sembrerebbero non riguardarci, non ne sentiamo affatto la responsabilità, diretta o indiretta che sia.

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Turbato nell’animo da simili considerazioni il nuovo Papa sta provando coraggiosamente, con gesti simbolici di grande effetto, a riformare la sua Chiesa per riavvicinarla all’esempio di vita di Gesù Cristo. Se questo è indubbiamente meritorio, e solleva speranze sopite anche tra i laici della prima ora, nulla riesce comunque a toglierci dalla mente che le parole di Francesco non colgano l’essenziale e non sfiorino la vera origine del problema. Per questo possiamo affermare, con il massimo rispetto ma anche con un massimo di chiarezza, che la religione istituzionalizzata non differisce dalla religione quotidiana del dio Denaro/Merce, quantomeno sul versante della consapevolezza individuale e collettiva.
La segreta alleanza tra i due monoteismi non avviene però solo sul piano del potere e degli interessi materiali (tema spesso ribadito da chi si ostina a vedere nella religione solo “l’oppio dei popoli” e il mascheramento raffinato di un inconfessabile desiderio di dominio), ma anche su quello che potremmo definire filosofico e metafisico. Da un lato, infatti, troviamo l’individualismo consumistico come atomizzazione sociale e isolamento della persona dai propri simili e dal suo ambiente naturale; dall’altro ci imbattiamo nella riduzione dell’esperienza religiosa a dettame morale, a doverismo privo di un senso interno. In entrambe le forme riconosciamo un dualismo che suscita distanza e separazione dagli altri e, più in generale, dall’Altro. Che milioni di cosiddetti credenti non si sentano messi in gioco dalle sorti di altrettanti fratelli provenienti dal Sud del mondo, non stupisce affatto se pensiamo a come il senso del sacro sia stato presto sostituito, soprattutto in Occidente, da un discorso morale privo di afflato mistico e ipocritamente normativo (d’altronde, come si sa, fatta la Legge trovato l’Inganno).

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Tutto ciò comporta la mancanza di una consapevolezza profonda delle interconnessioni esistenti tra noi, i nostri simili e tutte le forme di vita organica e inorganica presenti sul pianeta Terra. Non possono servire, dunque, per contrastare efficacemente l’immoralità connaturata al capitalismo globale, alcun precetto morale, alcuna raccomandazione, alcun invito ad essere più etici e responsabili, né tantomeno compassionevoli poiché, per esserlo, dovremmo essere stati educati fin da piccoli a sentirci dal di dentro piuttosto che aderire a convenzioni esteriori prive di spirito.
Qualcosa di nuovo e di bello accadrà solo quando si diffonderà un’esperienza di saggezza spirituale che nasca nell’uomo e tenda verso una rinnovata consapevolezza dell’interdipendenza che ci lega al mondo intero. Nella mistica questa postura esistenziale raggiunge la sua massima fioritura, garantendo inaspettati punti di incontro tra religioni e pratiche filosofiche diverse. Solo l’Amore e la Conoscenza potranno gettare le basi per una presa di responsabilità che superi il feticismo del nostro tempo e ridia voce allo spirito di fratellanza tra gli uomini e allo spirito di una comune appartenenza all’ecosfera.

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Willigis Jager, nel suo splendido L’Onda è il Mare (Ed. La parola, 2008), riassume quanto abbiamo detto in poche frasi prive di enfasi:

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Al centro dell’esperienza mistica c’è la consapevolezza di essere uniti a tutti gli esseri viventi. […] Una volta fatta questa esperienza il mio comportamento sociale cambia. Non tanto perché sono giunto ad una convinzione di ordine morale, ma perché qualcosa è cambiato in me – perché sono giunto a riconoscere qualcosa che mi motiva nell’impegno caritativo e sociale.

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Papa Bergoglio, che seguiamo con rispetto e continuo interesse, dovrebbe forse domandarsi perché i suoi interlocutori indugiano in comportamenti perennemente infantili, incapaci di rapportarsi con Dio e con gli uomini in modo responsabile e cosciente. Crediamo purtroppo che la grande macchina delle religioni istituzionali e quella, non meno potente, del mercato capitalistico, rendano impossibile la nascita di un’etica libera e, conseguentemente, di una comunità di liberi individui pacifici. Ma questa utopia, che attraversa i secoli, non può essere dismessa senza perdere la nostra stessa umanità, e con essa la divinità cui partecipiamo nell’istante presente.
Chi ha seguito fin qui il nostro ragionamento avrà dunque compreso che il nostro futuro è appeso ad un filo e che abbiamo bisogno di una rivoluzione culturale e spirituale che riguardi non solo le strutture economiche e politiche del sistema globale, ma anche quelle delle religioni universali, fino al fondo dell’anima dei singoli individui. Così che la Pace possa guidare la civiltà planetaria lungo la grande e difficile Transizione che la aspetta.

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