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Dialoghi con Georges Corm

'Intervista di Lorenzo Carrieri all''economista e storico libanese Georges Corm (Beirut, aprile 2014). '

Dialoghi con Georges Corm
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15 Giugno 2014 - 12.13


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(a cura) di Lorenzo Carrieri

Riportiamo qui di seguito un”intervista a Beirut con Georges Corm, economista, storico ed intellettuale libanese, professore presso la Saint Joseph University. Profondo conoscitore della realtà mediorientale e delle sue dinamiche, lo intervistiamo spaziando dalle primavere arabe al balance-of-power in medio-oriente, analizzando quella che è la questione sociale ed economica del mondo arabo, e per una critica delle categorie epistemologiche occidentali sul medio oriente.

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Lorenzo Carrieri per [url”Infoaut.org”]Infoaut.org[/url] (Beirut, aprile 2014)

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———————————– TEMPO FA ABBIAMO VISTO L”ESPLODERE DELLE PRIMAVERE ARABE: DI QUELLE ESPERIENZE COSA SOPRAVVIVE OGGI? HA ANCORA SENSO, OGGI, PARLARE DI PRIMAVERE ARABE DOPO IL COLPO DI STATO MILITARE IN EGITTO (E IN QUESTI GIORNI LA VITTORIA DI AL-SISI ALLE ELEZIONI, SEGNATE DA UN FORTISSIMO ASTENSIONISMO), LA VITTORIA DEGLI ISLAMISTI DI ENNHADA IN TUNISIA E IL SEMPRE CRESCENTE POTERE DELLE MILIZIE ISLAMISTE IN LIBIA?

Uno, nel breve termine, è tentato di essere pessimista guardando a cosa è successo. Ma non dobbiamo dimenticare che le primavere del 2011 sono un evento storico che può ancora produrre molte ondate di riflusso, una serie di tentativi rivoluzionari da parte delle classi sociali arabe: le rivolte del 2011 rappresentano un”impronta, un” inizio, all”interno del mondo arabo. Se guardiamo ad ogni rivoluzione, la russa, la francese, anche la cinese, ognuna di queste ha avuto le sue tappe, lo stesso sta accadendo nel mondo arabo: la rivoluzione non può darsi in 3 giorni, è un processo di lunga durata!

Credo comunque che gli eventi del 2011 siano importantissimi: essi hanno contribuito a ricostituire ciò che io chiamo “la coscienza collettiva araba”, che è qualcosa di totalmente differente e antagonista rispetto al modo in cui i paesi arabi sono stati governati. Credo anche che questi eventi rimarranno nelle menti della gente, allo stesso modo in cui abbiamo visto ritornare in voga la figura di Gamal Abdel Nasser! Alla fine non possiamo avere un giudizio su cosa succederà in futuro, a questo punto ciò che su cui possiamo avere invece un giudizio più chiaro è ciò che è deragliato del processo rivoluzionario. I risultati di queste rivolte popolari sono state seriamente influenzate da qualcosa che non si riesce a identificare chiaramente, e che non è un elemento nuovo nella storia araba: l”interferenza straniera, che è stata estremamente intensa e profonda se guardiamo al caso siriano e libico. Questo è quasi incredibile.

Personalmente non mi sono affatto sorpreso che la stessa coalizione controrivoluzionaria di forze contro il cambiamento, nel mondo arabo e nell”Occidente, formatasi dall”Oman fino alla Mauritania, si sia coalizzata per far abortire questi movimenti di massa: ancora una volta abbiamo avuto, e abbiamo tuttora, l”alleanza tra i paesi mussulmani conservatori, i cui grandi sponsor sono l”Arabia Saudita e il Qatar, e i paesi occidentali. Abbiamo visto questa stessa alleanza al lavoro in Siria: non direttamente sul campo attraverso l”uso di un esercito occidentale, ma grazie all”uso di procuratori e combattenti stranieri, arrivati lì in nome della difesa dell”Islam. Dunque, personalmente non mi stupisce affatto che la stessa coalizione che si formò per contrastare Nasser e anche Muhammad Alì (1), entrambi in Egitto, oggi si formi per ostacolare questi movimenti di massa: Il Medio Oriente è una regione strategica, contenente enormi riserve energetiche, ed è estremamente difficile, in assenza di un forte stato/potere arabo, prevenire queste interferenze esterne.

SEMPRE PER QUANTO RIGUARDA LE PRIMAVERE ARABE, PERCHÈ GLI ISLAMISTI SONO STATI IN GRADO DI “APPROPIARSI” DELLE PRIMAVERE, INVECE CHE LE FORZE DI SINISTRA?

Non parlerei di forze di sinistra, piuttosto di forze del cambiamento. C”è da dire subito una cosa: gli islamisti nelle piazze erano minoranza, e, a volte, non condividevano nemmeno la visione rivoluzionaria della maggior parte dei manifestanti, addirittura stavano in disparte. Ma quando si è arrivati al momento elettorale, loro rappresentavano la più grande forza sul campo, avendo una grande organizzazione e un capillare network di ONG e associazioni caritatevoli nelle aree rurali e povere delle grandi città: non bisogna infatti dimenticare che questi partiti/movimenti islamisti si erano stabiliti lì da 40-50 anni, e che potevano gestire grandissime quantità di petro-dollari. Le forze islamiste perciò erano molto meglio radicate, e subito mi resi conto che si apprestavano a vincere le elezioni. Al tempo stesso essi sono stati capaci, nel corso degli anni, di esercitare una qual specie di egemonia nei media mainstream, sia del Golfo (Al Jazeera è qatariota, Al Arabiya è saudita) che occidentali: gli islamisti si presentavano come vittime di longeve dittature sanguinarie e del panarabismo. C”è una specie di grande narrazione riguardo a ciò, e nessuna, al contrario, riguardante le migliaia di militanti laici e di sinistra che sono stati imprigionati e torturati.

Al tempo stesso nessun media parlava di ciò che accadeva, e continua ad accadere, nei paesi del Golfo, paesi retti da dittature familistiche, politico-religiose e sanguinarie, sotto la forma di monarchie, molto più crudeli che altre: questa narrazione ha dunque aiutato le forze islamiste.

In Egitto le forze del cambiamento presentarono un candidato, Sabahi Hamdine. Ma dato che ai seguaci del precedente regime di Mubarak venne permesso di presentare un loro candidato, Ahmed Chafic,ex primo ministro sotto lo stesso Mubarak, ciò facilitò l”elezione di Mohammed Morsi, il candidato della Fratellanza Mussulmana, che venne eletto con poche migliaia di voti di vantaggio sopra quelli ottenuti da Sabahi.

In Tunisia abbiamo visto il ritorno di Ennhada, ma al tempo stesso ci sono i sindacati, che sono una forza molto potente. Ma, quando si tratta di arrivare al momento elettorale, e quando ci sono partiti che possono godere del sostegno economico esterno, e di rapporti di forza a loro favore, la situazione è totalmente differente. La Fratellanza Mussulmana fu così in grado di costruire una propria benevola immagine, nonostante gli avvenimenti algerini dei primi anni ”90 (2). La gente tende ancora a credere che gli islamisti siano vittime, che fu vergognoso metterli in prigione, e questa visione ha continuato a essere diffusa dalle grandi narrazioni mainstream: gli Islamisti furono martirizzati, perciò meritavano di essere eletti e governare, poiché, nella visione di questa grande narrazione islamista, tutti gli elementi secolari avevano fallito. Ma questa visione non ha retto quando è stata messa alla prova: abbiamo visto la rabbia popolare in Egitto, quando milioni di persone si sono riunite nelle piazze a chiedere le dimissioni di Morsi.

In Tunisia la situazione sembra essere migliore: è un paese più piccolo dell”Egitto, come detto i sindacati sono una forza contro-egemonica rispetto agli islamisti, ci sono movimenti femministi che si oppongo a Ennhada, e quando la violenza islamista è esplosa, con l”assassinio di personalità liberali, i tunisini sono stati in grado di reindirizzare la situazione sui giusti binari e ottenere sviluppi positivi, come la nuova costituzione.

Tornando all”Egitto, non so se la messa fuorilegge della Fratellanza stabilizzerà la situazione, mi auguro di si. È una situazione complessa e paradossale, perchè il colpo di stato militare che ha deposto Morsi è appoggiato dal più grande paese islamista della regione, l”Arabia Saudita. I sauditi sono stati sempre i più grandi sponsor di tutte le branche delle Fratellanze nel mondo arabo e mussulmano, e le hanno usate per assicurarsi l”influenza e mantenere le tensioni all”interno dei loro vicini arabi: ma oggi, nel caso dell”Egitto, qualcosa è cambiato: Morsi e il suo governo erano entrate in diretta competizione con la leadership saudita, e questa competizione si manifestava non solo nel mondo arabo ma nell”intero mondo mussulmano. E perciò andavano puniti. Sarà interessante vedere come la situazione si evolverà, anche alla luce dei comportamenti paradossali dei paesi del Golfo verso le varie Fratellanze.

COSA MI DICE DELL”ISLAMIZZAZIONE DELLE SOCIETÀ, DI CUI HA MOLTO PARLATO NEI SUO LAVORI?

Ho trattato molto non soltanto della strumentalizzazione dell”Islam, ma delle religioni in generale: anche sull”uso politico del Giudaismo e del Cristianesimo durante l”ultimo periodo della Guerra Fredda.

L”uso strumentale dell”Islam politico è stata una chiara politica sostenuta dagli Stati Uniti d”America per bilanciare le forze comuniste nel mondo arabo: non dobbiamo infatti dimenticare che i comunisti erano una forza molto potente nei paesi mussulmani. Pensiamo all”Iran, dove c”era il Tudeh, o al partito comunista iracheno, ma anche ai comunisti in Egitto, in Indonesia e in Sudan. Anche qui la grande narrazione egemonica non dice questo perché, per la maggioranza della gente, il comunismo non si “abbinerebbe” con l”Islam: ma questo è un punto di vista totalmente orientalistico.

Comunque gli Stati Uniti, presi dalla paura per la diffusione dell”ideale socialista lungo tutto il mondo arabo durante gli anni ”60 e ”70 dell”ultimo secolo, iniziarono una particolare politica, ispirata dal security advisor Zbingniew Brzezinski: stimolare i sentimenti, e i partiti religiosi, per controbilanciare l”estensione delle varie forme di ideologia comunista. Lo stesso lavoro che è stato poi portato avanti anche da Papa Giovanni Paolo II in Polonia! Non è sicuramente un fatto nuovo l”uso del fattore religioso per contrastare le idee socialiste e secolari: anche nel Giudaismo abbiamo visto lo stesso, con molti intellettuali e liberali, spinti da buone intenzioni, trasformatisi poi in conservatori.

Comunque, per quel che riguarda l”islamizzazione delle società e la repressione dei movimenti comunisti, dobbiamo guardare a quello che accadde in Sudan: qui c”era il più influente partito comunista del mondo mussulmano, e le forze islamiste di Nimeiry, alleato degli Stati Uniti, diedero un giro di vite contro di esso. Lo stesso accadde in Indonesia, con la repressione del regime di Suharto, che uccise più di 500mila persone. In Iran invece accadde ciò che io chiamo un “fraintendimento geopolitico”: Khomeini è stato aiutato a prendere il potere per prevenire che, prima di lui, lo prendesse il Tudeh, il partito comunista iraniano alleato agli islamo-marxisti di Mujhaidin Khalq e ai liberali di Mehdi Bazargan. Ma per l”Occidente Khomeini avrebbe dovuto essere un altro Fratello Mussulmano, davvero gli Stati Uniti non avrebbero mai pensato che avesse potuto trasformarsi in un capo di stato anti-imperialista e anti-americano: essi coccolarono Khomeini, lo fecero rifugiare a Parigi nello stesso momento in cui lo Shah era ancora in carica in Iran, senza dubbio per usarlo contro le forze secolari e nazionaliste.

Possiamo dunque dire che esiste una specie di mercato delle religioni, così come descrive bene la sociologia americana: la religione, in fin dei conti, è un gran business, persino qui in Libano!

Ma quello che voglio sottolineare qui è che l”uso della religione non significa, di per sé, un declino delle idee secolari, come il panarabismo: per esempio, se guardiamo a quello che è successo durante le primavere arabe, notiamo l”esplodere di una coscienza araba collettiva, di carattere secolare. E persino in questo caso i regimi politici hanno preferito bilanciare questa coscienza collettiva con l”uso dell”Islam politico, perché è sicuramente più facile avere a che fare con il panislamismo, che non mette in discussione niente delle strutture e dei rapporti di potere, piuttosto che con il panarabismo/forze del cambiamento!

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Note:

1 Muhammad Alì Pascià (1769-1849) è considerato il padre fondatore dell”Egitto moderno. Mise fine alla dominazione mamelucca, modernizzò l”esercito, portò avanti politiche di industrializzazione e di rinnovamento nell”amministrazione dello stato, creò un sistema di istruzione generalista, slegò sempre più il paese dall”Impero Ottomano.

2 A seguito della vittoria nelle elezioni del Fronte Islamico di Salvezza (FIS), l”esercito prese il potere con un colpo di stato nel gennaio 1992. A seguito della repressione che seguì il golpe, (alcuni) islamisti formarono gruppi armati dediti all”assassinio di intellettuali laici e liberali, e a personalità di sinistra: molti di questi gruppi erano formati da combattenti che avevano partecipato alla guerra contro l”invasione sovietica in Afghanistan nel 1979, ed erano portatori di ideologie salafite.

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