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La scoperta più deprimente mai fatta sul cervello

Addio al sogno che la scuola, il giornalismo, le prove scientifiche, o la ragione possano fornire alla gente gli strumenti che servono per prendere buone decisioni.

La scoperta più deprimente mai fatta sul cervello

Redazione

9 Settembre 2014 - 09.21


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di Marty Kaplan.


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Un nuovo documento di ricerca redatto dal professor Dan Kahan della scuola universitaria di
diritto della Yale University si intitola “Motivated Numeracy and Enlightened
Self-Government” (“Il saper contare
motivato e l’autogoverno illuminato”, NdT)
, ma per me un’intestazione
migliore è il titolo di una
recensione scritta su di esso dallo scrittore scientifico Chris
Mooney su Grist: “La scienza lo conferma: la politica distrugge la tua capacità di fare
matematica”
.


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Kahan ha condotto alcuni esperimenti ingegnosi circa
l”impatto della passione politica sulla capacità delle persone di pensare con
chiarezza. La sua conclusione, nelle parole di Mooney, è questa: la partigianeria
«può perfino minare le nostra capacità basilari di ragionamento …. [Le
persone] che sono altrimenti molto brave in matematica possono risultare
bocciate completamente in un problema che probabilmente in altro modo sarebbero
state in grado di risolvere, semplicemente perché il dare la giusta risposta va
contro le loro convinzioni politiche».


Dynamic 4
In altre parole, dite addio al sogno che l”educazione,
il giornalismo, le prove scientifiche, l”alfabetizzazione mediatica o la ragione
possano fornire gli strumenti e le informazioni di cui le persone hanno bisogno
per prendere buone decisioni. Si scopre che nella sfera pubblica la mancanza di
informazioni non è il vero problema. L”ostacolo sta nel come funziona la nostra
mente, non importa quanto intelligenti ci riteniamo. Vogliamo credere che siamo
razionali, ma la ragione si rivela essere il modo in cui – a fatto compiuto – razionalizziamo
ciò che le nostre emozioni già vogliono credere.


Dynamic 5
Per anni la mia fonte privilegiata in merito alle deprimenti
ricerche su come i nostri vincoli innati rendono la democrazia senza speranze è
stato
Brendan Nyhan, un assistente professore di scienze politiche e di
governo a Dartmouth.

Nyan e i suoi collaboratori stanno conducendo
esperimenti con cui cercano di rispondere a questa terrificante domanda sugli elettori
americani: “i fatti contano?”


La risposta, fondamentalmente, è no. Quando le persone sono disinformate, il porgere loro
i fatti affinché correggano tali errori ha come unico risultato che si aggrappino
alle loro convinzioni ancora più ostinatamente.


Ecco alcune delle cose scoperte da Nyhan:

• Le persone che pensavano che le Armi di Distruzione
di Massa fossero state trovate in Iraq credevano a questa disinformazione perfino
più fortemente quando è stata loro mostrata una notizia che la correggeva.

• Le persone che ritenevano che George W. Bush avesse
vietato tutte le ricerche sulle cellule staminali continuavano a pensare che lo
avesse fatto anche dopo che si mostrava loro un articolo che spiegava che erano
stati fermati solo certi lavori sulle cellule staminali finanziati dal governo
federale.

• Alle persone che affermavano che l”economia era la
questione per loro più importante, e che disapprovavano il bilancio dei
risultati economici di Obama, veniva mostrato un grafico sull’occupazione non
agricola rispetto all”anno precedente: una linea crescente, che aggiungeva circa
un milione di posti di lavoro. È stato loro chiesto se il numero di persone occupate
fosse andato su, o giù, o se fosse rimasto più o meno lo stesso. Molti, pur
guardando dritto il grafico, hanno comunque detto giù.

• Ma nel caso in cui, prima che si mostrasse loro il grafico,
si fosse chiesto loro di scrivere alcune frasi su un”esperienza che li avesse
fatti sentire bene con se stessi, un numero significativo di essi cambiava idea
sull”economia. Se spendete pochi minuti affermando la vostra autostima, siete
più propensi a dire che il numero di posti di lavoro è aumentato.

Nell”esperimento di Kahan, ad alcune persone è stato
chiesto di interpretare una tabella di numeri sul fatto che una crema per la
pelle riduca o meno le eruzioni cutanee, e ad alcune persone è stato chiesto di
interpretare una tabella diversa – contenente gli stessi numeri – sul fatto che
una legge che vieti a privati cittadini di portare di nascosto delle pistole riduca
o meno i delitti. 

Kahan ha scoperto che quando i numeri nella tabella erano in
conflitto con le posizioni delle persone in materia di controllo delle armi,
non riuscivano a fare bene matematicamente i conti, mentre ci riuscivano
benissimo quando la materia era la crema per la pelle. 


La scoperta più cupa stava
nel fatto che quanto più avanzate erano le abilità matematiche delle persone, tanto
più probabile risultava che le loro idee politiche, fossero progressiste o
conservatrici, le rendessero meno capaci di risolvere il problema meramente
matematico. 


Odio tutto ciò che questo comporta: non solo sul
controllo delle armi, ma anche su altre questioni controverse, come il
cambiamento climatico. 

Non sono del tutto pronto a rinunciare all”idea che le dispute
sui fatti possano essere risolte dalle prove, ma bisogna ammettere che le cose
non sembrano andare così bene per una qualche ragione. 

Continuo a sperare che
una foto in più di un iceberg grosso quanto Manhattan che si stacchi dalla
Groenlandia, un altro picco record di calore, siccità e incendi, un altro
grafico su quanto sia aumentata l’anidride carbonica atmosferica nel secolo
scorso, basti allo scopo. 

Ma quel che suggeriscono questi studi su come
funziona la nostra mente è che i giudizi politici che abbiamo già formulato
sono impermeabili ai fatti che ci contraddicono.



Traduzione
per Megachip a cura di Pino Cabras.
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