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I conti della Serva sulla disoccupazione reale

Voucher selvaggi, part-time da 500 euro, false partite IVA di dipendenti sottopagati e ultra-sfruttati. Analisi semplice dell’impoverimento del lavoro [G. Masala]

I conti della Serva sulla disoccupazione reale

Redazione Modifica articolo

9 Giugno 2016 - 19.37


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Dynamic 1
di Giuseppe Masala.

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Bisogna
inquadrare bene la situazione reale dell”occupazione (e della disoccupazione)
in Italia. Per fare questo mi avvarrò della Serva, che – come tutti sanno – sa fare bene i suoi conti: in
maniera semplice e facilmente comprensibile.

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Innanzitutto
si tenga conto i seguenti fatti:

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In Italia viene considerato occupato
chiunque nell”ultima settimana abbia lavorato per almeno un ora.

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In Italia il tasso ufficiale di disoccupazione è pari all”11,3% circa. Tra gli occupati, ripeto, ci sono anche coloro che
hanno lavorato una sola ora nella settimana in cui sono stati rilevati i dati.
Altresì sono considerati occupati anche coloro che lavorano part-time (rectius: persone che guadagnano 500 euro al mese e che giocoforza
non riescono a sbarcare il lunario se non grazie alla rete del cosiddetto welfare informale-familiare). Sono
considerati occupati anche tutti coloro che svolgono cosiddetti stages
non retribuiti
(se va bene gli danno un rimborso spese). Situazione
umiliante che riguarda anche ultracinquantenni
che hanno perso il proprio lavoro e che non sono riusciti a trovare nulla di
meglio che uno stage.

Ora:


Grazie alla liberazione dei voucher negli ultimi anni abbiamo assistito alla
esplosione di questa forma di lavoro fino ad arrivare nel 2015 a 130 milioni di voucher “venduti”.
Ciò significa – secondo l”infallibile Serva – che in Italia ci sono almeno (e
la serva si tiene bassa) 2 milioni di
persone che lavorano a 10 euro all”ora senza
garanzie di alcun tipo anche per una sola ora a settimana. Sfido chiunque a
provare come si viva con 10 euro guadagnati in una settimana. Però per
l”ineffabile ISTAT queste persone sono “occupate e felici”.


Poi ci sono 2,6 milioni di persone
che lavorano con contratti cosiddetti part-time (fonte: sole24ore). La Serva
ribadisce: andando bene prendono 500 euro al mese e quel mese per loro è troppo
lungo.


Poi c”è il fenomeno delle “false”
partite IVA
. Ovvero contratti da fame (sempre le solite 500/600 euro) dove
devi pagarti anche l”IVA e i contributi previdenziali e INAIL. Quante sono le
false partite IVA e quanti sono i veri professionisti? Allora, la Serva dice
che al 2013 c”erano 670 mila partite IVA, di cui 569mila (cioè l”84% circa) in regime di mono-committenza. È facile approssimare
le mono-committenze a lavoratori
dipendenti sottopagati e ultra-sfruttati
. È facile altresì intuire che in
questi ultimi due anni le cose siano ulteriormente peggiorate.

Cosa
deduce la Serva? Deduce che il fenomeno della disoccupazione reale (come considerare uno che ha lavorato un’ ora
a settimana con un voucher? Un
occupato? Ci vuole molta fantasia) sia estremamente più esteso e a questo vanno
sommati i milioni di lavoratori poveri e poverissimi con contratti da fame che
sopravvivono solo grazie alla rete di welfare familiare-informale.

Qual
è la morale? La Serva dice che la morale è la seguente: il lavoro è un bene sempre più rarefatto. Le nuove povertà avanzano inesorabilmente. E in futuro sarà sempre
peggio, sia perché dalla crisi non siamo usciti sia perché con la fisiologica
dipartita degli anziani le reti di
welfare-familiare-informali si fanno sempre meno fitte
e sempre più
incapaci di dare sostegno. Questa situazione poi Рdice sempre la Serva Р̬
destinata a peggiorare a causa della rivoluzione
robotica
sempre più incombente.

Ma
questi sono solo i poveri conti di una Serva ignorante. Magari si sbaglia.

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